
Israele ha assicurato all’Iran di non essere interessato al momento a un’escalation e di non avere intenzione di attaccarlo. E’ questo il messaggio che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe inviato alla Repubblica Islamica tramite il presidente russo Vladimir Putin, riferiscono fonti diplomatiche a Kan News. È un’azienda pubblica israeliana che opera come emittente di teleradiodiffusione pubblica in Israele.
L’Ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran, sarebbe pronto a fuggire in Russia nel caso in cui le forze armate di Teheran non riuscissero a sedare le proteste contro il governo e contro il carovita in corso da una settimana nel Paese. Lo scrive il quotidiano britannico ‘The Times’ citando fonti di intelligence. Khamenei non esce dall’Iran dal 1989, quando ha assunto il potere.
Anche il leader siriano Bashar al-Assad è fuggito a Mosca l’8 dicembre del 2024 dopo l’offensiva dei ribelli siriani che ha portato alla caduta del suo regime.
Israele “non permetterà all’Iran di ricostituire il suo programma missilistico balistico”, ha dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahu davanti al Parlamento israeliano, pochi giorni dopo un messaggio simile del presidente americano Donald Trump. “Se saremo attaccati, le conseguenze saranno molto gravi”, ha aggiunto il capo del governo, pochi giorni dopo il suo ritorno da un viaggio ufficiale negli Stati Uniti e sei mesi dopo una guerra di dodici giorni tra Israele e Iran.
Il premier Netanyhau ha sottolineato come Israele e Stati Uniti “siano d’accordo sulle questioni importanti”, malgrado “approcci diversi rispetto ad alcuni punti”.Netanyahu ha infine ribadito il sostegno di Israele alla “ferma decisione del presidente Trump e all’azione coraggiosa dell’esercito americano in Venezuela”.L’Egitto ha dichiarato di essere allineato con l’Arabia Saudita riguardo ai conflitti in Yemen e Sudan, nonché sulla questione della regione secessionista del Somaliland, in un momento di accresciuta instabilità regionale e di crescente rivalità con gli Emirati Arabi Uniti. Durante i colloqui al Cairo, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, hanno sottolineato le posizioni “identiche” dei loro Paesi nel “raggiungere soluzioni pacifiche alle crisi della regione”, si legge in una nota della presidenza egiziana, in cui i due affermano che le soluzioni devono “preservare l’unità, la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati”, citando in particolare Sudan, Yemen, Somalia e la Striscia di Gaza.
La competizione si è estesa anche al Corno d’Africa, una regione strategicamente vitale lungo le principali rotte marittime globali, dove Riad, (la capitale moderna dell’Arabia Saudita) ha cercato di rafforzare i legami con il governo federale della Somalia, mentre gli emirati hanno coltivato strette relazioni con l’Etiopia e il Somaliland, repubblica secessionista autoproclamatasi indipendente nel 1991 e riconosciuta da pochissimi Paesi a livello internazionale. Una delegazione siriana, di cui fa parte il ministro degli Esteri Asaad al-Shaibani, ha preso parte a un nuovo round di negoziati con Israele. Lo ha riferito, citando fonti governative, l’agenzia di stampa statale siriana Sana, aggiungendo che i colloqui, i primi da mesi, sono stati coordinati e mediati da Washington. Le discussioni, secondo la Sana, si sono incentrate sul raggiungimento di “un accordo di sicurezza equilibrato” che garantisca il ritiro delle forze israeliane nelle loro posizioni prima del rovesciamento del leader Bashar al-Assad, nel dicembre 2024. Ieri, Axios aveva riferito che i colloqui si sarebbero tenuti a Parigi. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, sarà a Parigi oggi per la riunione dei leader della Coalizione dei Volenterosi. A quanto si legge in una nota del Consiglio europeo, mercoledì Costa si recherà poi a Nicosia per la cerimonia di apertura della presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue. L’8 e il 9 gennaio sarà invece in visita in Medio Oriente assieme alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. L’8 gennaio i due leader Ue rappresenteranno l’Unione europea al primo vertice con la Giordania ad Amman, mentre il 9 gennaio si recheranno in Siria e Libano.
Giuseppe Basilico

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