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Trump e la riluttanza di “boots on the ground” esclude il territorio Usa

“Apprezzo moltissimo che le 800 e più impiccagioni in programma siano state cancellate dalla leadership iraniana”. Con queste parole Donald Trump ha fatto pace con i leader iraniani responsabili della morte di migliaia di manifestanti, deludendo quelli a cui aveva promesso di mandare aiuti. Che tipo di assistenza non è mai stato chiarito anche se si era ipotizzato qualche bombardamento aereo. Inviare soldati in territorio iraniano o in altri Paesi, “boots on the ground”, non è lo stile di Trump. L’eccezione è stata ovviamente in Venezuela con il raid che ha catturato Nicolás Maduro senza però inviare soldati americani per un cambio di regime.

di Domenico Maceri | 23 Gennaio 2026

“Apprezzo moltissimo che le 800 e più impiccagioni in programma siano state cancellate dalla leadership iraniana”. Con queste parole Donald Trump ha fatto pace con i leader iraniani responsabili della morte di migliaia di manifestanti, deludendo quelli a cui aveva promesso di mandare aiuti. Che tipo di assistenza non è mai stato chiarito anche se si era ipotizzato qualche bombardamento aereo. Inviare soldati in territorio iraniano o in altri Paesi, “boots on the ground”, non è lo stile di Trump. L’eccezione è stata ovviamente in Venezuela con il raid che ha catturato Nicolás Maduro senza però inviare soldati americani per un cambio di regime.

“Troops on the ground” però dentro gli Stati Uniti è uno dei modi aggressivi per controllare i suoi avversari interni. Nelle ultime settimane il presidente Usa ha concentrato le sue attenzioni allo Stato del Minnesota inviando quasi 3 mila agenti dell’Ice, Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia per il controllo delle frontiere e l’immigrazione. L’aggressività di questi agenti che ha sfociato nella morte di una manifestante, Renée Good, ha aumentato le tensioni, anche per il fatto che l’amministrazione Trump si è rifiutata di condurre un’indagine per determinare la causa, che i video divulgati farebbero pensare a un assassinio. Le aumentate tensioni hanno spinto Trump ad annunciare che potrebbe persino invocare l’Insurrection Act del 1807, usato rarissimamente, che permette al presidente di dispiegare forze armate americane in territorio Usa.

Nella campagna elettorale del 2016 Trump si è presentato come protettore dell’America e di non intervenire fuori degli Stati Uniti. In grande misura lo ha fatto, limitandosi all’uso della forza a bombardamenti aerei, che possono essere condotti da lontano, con pochissimi pericoli per i militari americani. Lo stile di Trump è sempre stato quello di incutere paura ma fino adesso non ha inviato soldati ad occupare o controllare territori esteri. Lo aveva minacciato in Groenlandia dove gli Usa hanno già una base con circa 200 soldati. Il fatto che 8 Paesi europei vi hanno inviato soldati in un’esercitazione avrà convinto Trump che aveva esagerato anche se non si prevedevano scontri fra truppe americane e quelle di alleati europei. Ciononostante Trump ha usato la minaccia per chiamare l’attenzione. Sembrava che si potesse accontentare con molto di meno di un totale controllo della Groenlandia anche se per alcuni giorni ha continuato ad insistere che vuole comprare il territorio artico.

La minaccia di prendersi la Groenlandia con le buone o con le cattive ha però suscitato resistenza specialmente con il suo annuncio di imporre dazi aggiuntivi del 10 percento che aumenterebbero al 25 percento fino a quando non avvenisse l’acquisto del territorio artico. Gli europei forse hanno finalmente capito che anche quando Trump raggiunge un accordo in realtà ha poco valore perché lui vorrà di più. Ursula Von der Leyen, la presidente della Commissione europea, ha infatti dichiarato che gli accordi vanno rispettati, suggerendo che questa volta Trump l’ha fatta grossa. Difatti, proprio al momento di scrivere siamo informati che il presidente Usa ha fatto marcia indietro. In un post sulla sua piattaforma Truth Social ha annunciato che un accordo con gli europei sulla Groenlandia è stato raggiunto e i dazi da lui minacciati sono cancellati. Forse gli europei avranno imparato una lezione: Trump non è così potente come si annuncia e forse la strada giusta è quella del confronto annunciata dal presidente francese Emmanuel Macron, dal primo ministro canadese Mark Carney, e dal governatore della California Gavin Newsom a Davos.

La riluttanza di Trump di coinvolgere soldati americani in conflitti esteri soddisfa quell’ala del movimento MAGA che preferisce risolvere i problemi interni degli Usa. Per Trump questi problemi vengono in buona parte risolti con le “boots on the ground” dell’Ice, che appaiono armati con attrezzature militari per combattere migranti e manifestanti disarmati dentro il territorio Usa. Trump vuole apparire di dominare in maniera schiacciante e i video delle milizie dell’Ice lo rassicurano abbastanza dal distrarre l’attenzione da ciò che sembra dominare l’interesse degli americani—il rilascio dei file di Epstein e soprattutto la questione dell’affordability, il carovita, temi che lui vuole mettere a tacere. E infatti ci sta riuscendo con le discussioni sulla Groenlandia che assorbono tutto l’ossigeno mediatico. Ciononostante i sondaggi ci rivelano che la strategia di Trump è solo parzialmente efficace. Secondo un recentissimo sondaggio dell’Economist/YouGov solo il 37 percento degli americani approva l’operato di Trump.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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