Si sono incontrati due mondi da sempre lontani. L’America nata dall’Illuminismo inglese e francese, venata di protestantesimo ed anti aristocratica. Lo Stato del Vaticano fondato sulla gnosi pura (il Vangelo), fondamentalista ed aristocratico. Qualcuno potrebbe arrivare a dire (e vi sono alcune frange della Chiesa cattolica che lo affermano) si sono incontrati il regno del Bene e quello del Male, ove perfino nella Costituzione viene affermato che l’uomo ha diritto alla “felicità”. Quale felicità? Quale salvezza può esserci all’infuori della Chiesa romana? Nel territorio del “Male” si perseguono i sette peccati capitali (superbia, ira, lussuria, avarizia, gola, invidia, accidia ) senza ritegno, anzi vengono deificati al massimo grado da quella società che cerca la felicità con le sole forze umane, con la ragione, con il progresso infinito, cose queste sufficienti a porre quel territorio dominato dalla gnosi spuria agli inferi, per alcuni settori della Chiesa cattolica arroccati sul conservatorismo più intransigente.
Ricordiamo per inciso che fino al 1984 tra gli USA e la Santa Sede non esistevano relazioni diplomatiche. Maggiore collaborazione si stabilì fra Regan e Wojtyla accomunati dal nemico comune: il comunismo. Nemico per antonomasia della Chiesa cattolica dal secondo dopoguerra fino alla caduta del muro di Berlino.
Non molto tempo fa il cardinale J. Ratzinger nel 1999, nella prefazione italiana del saggio di Michel Schooyans “ Nuovo Disordine Mondiale” scriveva di un << …tentativo di dittatura mondiale perseguita dai paesi più ricchi e che si avvale di importantissimi strumenti politici quali l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ONU, le ONG, la Banca Mondiale e tutte le organizzazioni ad esse collegate… il nuovo ordine mondiale non è altro che il tentativo di imporre la “filosofia dell’egoismo” dei Paesi ricchi ai Paesi poveri o in via di sviluppo, ed il dominio di pochi su tutti gli altri…>>. In questo quadro apocalittico gli Stati Uniti d’America evidentemente la fanno da padrone.
Questo spiega, per la Chiesa cattolica, non solo il perché dell’importanza che ha l’aspetto economico e finanziario della vita sociale e dell’attuazione di quei meccanismi che ne determinano il controllo, ma anche la ragione dei danni che siffatta concezione della vita e dell’economia procura alla società e – a causa di plagi, sottili furbizie, meccanismi, disposizioni, abitudini indotte e leggi ingiuste altamente lesive della natura e della dignità dell’essere umano – alla stessa, intima, struttura antropologica della persona: infatti in una logica di sfruttamento in cui l’uomo è stato ridotto in merce e, al di là delle chiacchiere e di tanti bei discorsi , non è considerato che in virtù della sua capacità di lavorare, produrre, consumare, in una logica in cui non vale più il principio “ conviene essere giusti”, ma “ E’ giusto quello che conviene”.
Per rimanere in tema circa il recente incontro, trascriviamo le parole di papa Francesco in una recentissima allocuzione ai fedeli: << Mentre il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale, quello della maggioranza si indebolisce. Questo squilibrio deriva da ideologie che promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo degli Stati pur incaricati di provvedere al ben comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole...>>.
Quale economia e modello di vita in alternativa propugna oggi la Chiesa cattolica?
Basta rileggersi le Encicliche sociali. Se è vero che la Chiesa iniziò tardivamente ad occuparsi della società sfruttata con la Rerum Novarum del 1891 (il Manifesto di Marx è del 1848), in seguito recuperò lo svantaggio con la Quadragesimo Anno (1931) di papa Pio XI, Mater et Magistra (1961) di papa Giovanni XXIII, Pacem in terris (1963) di Giovanni XXIII ; Populorum progressio (1967) di papa Paolo VI, Octogesima adveniens (1971) di Paolo VI; Laborem Exercens (1981) di Giovanni Paolo II; Sollicitudo rei socialis (1987) di Giovanni Paolo II;Centesimus annus (1991) di papa Giovanni Paolo II, Caritas in veritate (2009) di Benedetto XVI; fino a Laudato si di papa Francesco, dono a Trump in occasione della sua recente visita in Vaticano. Il Presidente americano ha assicurato che la leggerà. In tale enciclica sociale troviamo esattamente tutto il contrario di quanto gli S.U ed il mondo occidentale vanno perseguendo in materia economica e sociale.
In tutto 192 sono pagine, sei capitoli, 246 paragrafi e due preghiere per chiedere: <<… che tipo di mondo vogliamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi >>. La fotografia del degrado di terra, acqua e cielo. L’analisi delle cause, a cominciare dallo strapotere della finanza e dalla debolezza della politica. I rimedi suggeriti: sobrietà e umiltà in primo luogo. Papa Francesco non parte da zero. Riprende le encicliche sociali, le parole dei suoi predecessori e il grido di allarme che da tempo mette in guardia dallo sfruttamento inconsiderato delle risorse, da una politica miope che guarda al successo immediato senza prospettive a lungo termine, dall’egoismo delle società consumistiche che stentano a cambiare i propri stili di vita. Ricorda che la cura del creato è impegno di tutti, credenti e non credenti.
In definitiva due mondi, quello propugnato da papa Francesco e da Donald Trump in antitesi da sempre. Anche se Trump ha promesso di leggere l’Enciclica Laudato Sì dubitiamo molto in una sua conversione sui numerosi temi trattati da papa Francesco. In conclusione dobbiamo lamentare come la globalizzazione abbia messo in luce l’ascesa ai vertici politici di personaggi poco affidabili – per niente amici del popolo – non soltanto europei.
Guglielmo Adilardi

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