
“Ma poi vi siete reciprocamente ammazzati in un conflitto che era una piccola guerra.”
Donald Trump torna ad attaccare Volodymyr Zelensky. Dopo lo scontro verbale consumatosi fra loro nello Studio Ovale della Casa Bianca, il presidente Usa ha accusato Zelensky di non volere la pace. “Questo ragazzo non vuole che ci sia la pace finché ha il sostegno dell’America”, ha scritto il tycoon in un duro post su Truth, nel quale si è mostrato adirato per alcune dichiarazioni fatte da Zelensky dopo il summit di domenica a Londra. Intanto il premier britannico Keir Starmer è tornato a tendere la mano verso gli Stati Uniti. Sarebbe “totalmente non seria” l’idea di scegliere fra l’Europa e gli Stati Uniti, perché gli Usa sono “vitali per garantire la pace che tutti vogliamo vedere” e gli Usa “sono e saranno sempre indispensabili”, ha detto alla Camera dei Comuni. Il Regno Unito ha frenato sull’ipotesi di tregua di un mese anticipata da Emmanuel Macron, che l’aveva presentata come proposta di Parigi e Londra: “Non è stato raggiunto alcun accordo”, ha precisato il ministro delle Forze armate britannico, Luke Pollard, sottolineando che “diverse opzioni” sono in fase di discussione “in privato”. Sul lavorio politico in corso nel Vecchio continente, Washington si è espressa dicendo che gli europei “stanno certamente mostrando una volontà”. “Accogliamo con favore il fatto che gli europei assumano la guida della sicurezza europea” ma “devono investire nella capacità di farlo”, ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale Usa Mike Waltz. Un accordo per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia “è ancora molto, molto lontano”. Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un briefing in lingua ucraina tenuto prima di lasciare Londra domenica, aggiungendo che si aspetta di continuare a ricevere il sostegno Usa nonostante i recenti rapporti difficili con Donald Trump. Gli Stati Uniti hanno escluso la possibilità di qualsiasi progresso nell’accordo sui minerali finché il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy non si scuserà pubblicamente per lo scandalo alla Casa Bianca, ha riferito ieri Fox News, citando funzionari. Trump ha annullato la firma dell’accordo con Zelenskyy, già ratificato dal governo ucraino, e ha affermato che il leader ucraino non sarebbe stato il benvenuto alla Casa Bianca finché non fosse stato “pronto per la pace”. L’Ungheria ha respinto una bozza di documento sulla fornitura di garanzie di sicurezza e aiuti militari all’Ucraina in una recente riunione degli ambasciatori dell’UE, ha riferito Politico lunedì. Il primo ministro slovacco Robert Fico ha affermato venerdì che la Slovacchia propone di includere la necessità di un cessate il fuoco immediato in Ucraina nelle disposizioni finali del vertice dell’UE previsto per il 6 marzo a Bruxelles, poiché non è possibile rafforzare la posizione di Kiev durante la continuazione del conflitto.
Dopo lo scontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy nello Studio Ovale di venerdì, il capo della politica estera dell’UE Kaja Kallas ha affermato che l’UE continuerà a fornire armi all’Ucraina. La Russia ha imposto sanzioni al ministro degli Esteri di Tokyo, Takeshi Iwaya, e ad altri otto cittadini giapponesi vietando loro l’ingresso nel Paese: lo riferisce il ministero degli Esteri di Mosca, ripreso dall’agenzia di stampa ufficiale russa Tass. Mosca presenta il provvedimento come “parte della risposta all’attuale cosiddetta politica delle sanzioni condotta da Tokyo” nei confronti del governo russo a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe del Cremlino. “Dobbiamo rafforzare le relazioni con gli Usa” che sono e saranno sempre “indispensabili” per la sicurezza nazionale britannica. Lo ha ribadito il premier britannico Keir Starmer riferendo in parlamento del suo vertice con Donald Trump giovedì scorso e del piano per una “pace giusta e duratura” in Ucraina emerso nel vertice euroatlantico di Londra di ieri. Gli Stati Uniti “accolgono con favore gli europei che assumono un ruolo guida nella sicurezza europea” ma il Vecchio Continente deve investire “nelle proprie capacità per poterlo fare”. “Zelensky avrebbe potuto andarsene con una garanzia economica che avrebbe portato benefici all’Ucraina e, penso, al mondo, per una generazione. È davvero incomprensibile il motivo per cui abbiamo ricevuto una tale ostilità”. La Cina “non ha creato la crisi in Ucraina, né è parte della crisi”. Così il portavoce del ministro degli Esteri Lin Jian, ha replicato a una domanda se Pechino invierà forze di peacekeeping in Ucraina. Davvero ne succedono di cose nuove in Cina!
Giuseppe Basilico

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