
Il Tycoon è così drammaticamente ridicolo da sembrare Cetto La Qualunque, non solo nell’aspetto caricaturale ma soprattutto per ciò che dice: frasi ad effetto buone per il popolo dei bar di mezzo mondo. Anche se forse è troppo persino per i pensionati che occupano il tavolo migliore per tutto il giorno ordinando un solo caffè. Questo è nella farsa; nella realtà però dietro queste sue decisioni sconsiderate, con la scusa di voler liberare gli iraniani dalla severa teocrazia degli ayatollah, ha messo a soqquadro l’economia mondiale facendo ballare le borse a ogni sua dichiarazione e arricchendo, in pochi minuti, magari le persone con cui si era confessato. Perché va bene che il nostro ministro degli Esteri non sapeva nulla e solo dopo aver sentito il “botto” ha capito che qualcosa non andava, ma accidenti: con qualcuno si sarà pure confidato. E magari questo qualcuno, per sbaglio o per leggerezza, lo ha detto a qualcun altro e come spesso succede il panico ha fatto vendere quelle azioni petrolifere che naturalmente qualcun altro ha comprato. Ora il “forse” è assolutamente d’obbligo; però le malelingue nei bar del mondo parlano e straparlano facendo più danno dello stesso Presidente che, a sentire le sue dichiarazioni, sembra davvero essersi ispirato al personaggio di Cetto La Qualunque. La verità è che oggi una frase lanciata davanti a una telecamera o su un social può spostare miliardi in pochi secondi. I mercati reagiscono come un branco spaventato: qualcuno fugge, qualcuno approfitta del caos. E in mezzo a questo teatro globale è difficile capire dove finisca l’improvvisazione e dove inizi il calcolo. La satira permette illazioni sui personaggi più famosi e io, avendo il “passaporto” di aver scritto un libro dal titolo Gattopardi 70 storie di neosatira, mi concedo un’illazione: che il Tycoon aiuti qualcuno a speculare sulle sue dichiarazioni, alcune delle quali sembrano copiate paro paro da Antonio Albanese. Perché quando la politica diventa spettacolo il confine tra comico e tragico si fa sottilissimo. E spesso purtroppo a pagare il biglietto siamo tutti noi.
Angelo Santoro

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