Ho aspettato che si svolgessero i ballottaggi nei Comuni per denunciare un episodio che da solo rivela quale sia la lontananza di una gran parte delle persone nei confronti degli anziani, dei malati e dei familiari che soffrono quotidianamente il peso di situazioni dolorose, al limite di ogni sopportazione. Ora ne posso parlare, perché nessuno potrà accusarmi di volere rendere ancora più velenosa la vigilia della campagna elettorale che si è svolta a Pistoia.
La scorsa settimana, in diretta televisiva (TVL Pistoia) e in streamig, si è svolto un faccia a faccia tra il sindaco uscente Bertinelli e lo sfidante Tomasi. A un certo punto Bertinelli ha rivendicato a suo merito alcune iniziative a favore dei malati di Alzheimer e Parkinson, citando forme di terapia occupazionale, quali la musica ed il ballo. Lo studio televisivo era in realtà un’ampia sala, trasformata in caldissima arena dalla presenza di moltissimi sostenitori dell’una e dell’altra parte. Immediatamente, alle parole di Bertinelli, la sala è stata sommersa da indecenti grida, e sghignazzi, come se Bertinelli avesse arrecato a suo merito banalissime bazzecole. Non interessa da quale parte si siano levate le grida. E posso concedere il surriscaldamento degli animi per la tesissima e lunghissima campagna elettorale. Ma tutto ciò concesso, anche questo episodio è una spinta, per tutte le persone di buona volontà, a premere l’acceleratore su un tema che potrebbe riguardare tutti e che dalla stragrande maggioranza viene invece ignorato. E’ la “solitudine del care giver”, cioè delle persone che danno assistenza a chi ne ha bisogno e che nella stragrande maggioranza dei casi sono gli stessi familiari delle persone anziane o/e disabili.
Oggi, crisi economica, aumento esponenziale dei costi della medicina, progressivo invecchiamento della popolazione stanno mettendo in crisi il welfare.
Le famiglie sono chiamate a dover fronteggiare in prima persona necessità e bisogni di persone care. Di solito si tratta di un parente anziano e/o affetto da patologie invalidanti. Il fenomeno è sempre più diffuso.
Stime recenti dicono che in Italia sono oltre 3 milioni le persone tra i 15 e i 64 anni che si prendono quotidianamente cura di un familiare anziano o disabile. Poco più della metà concilia il lavoro di assistenza con un’ occupazione, l’altra parte invece non lavora e non cerca nemmeno di lavorare. Tutte queste persone, che con termine inglese vengono chiamate “caregiver” (tradotto suona come “colui che dà assistenza”), offrono un servizio che è diventato insostituibile. Lo Stato non è e non sarà mai in grado di fare a meno del loro lavoro.
In molti Paesi sono state messe a punto tutele, assicurazioni o comunque una qualche forma di sostegno. In Italia invece non sono state ancora predisposte strategie di intervento per un’ efficace ed efficiente gestione della non autosufficienza.
Pensalibero non vuole rimanere insensibile e vuole provare a dare un suo aiuto. A fine settembre prenderemo una iniziativa per riunire coloro che soffrono di questa situazione. Le famiglie non possono essere lasciate sole. Occorrono nuove politiche e nuovi strumenti per prendersi cura di chi cura e per superare quella che chiamiamo “La solitudine del caregiver”. E cominceremo da una rete di solidarietà che dovrà collegare innanzitutto le famiglie che soffrono la medesima situazione. Vi terremo informati sugli sviluppi dell’iniziativa.
Nicola Cariglia

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