Il Presidente Napolitano ha auspiacto riforme condivise e anche i più refrattari hanno dovuto applaudire. Ma in molti sanno che “riforme condivise” è in realtà il titolo del capitolo finale della seconda repubblica, che ha trovato le fortune (proprie) e le sfortune (degli italiani) sul clima conflittuale da curva da stadio, sulle riformette episodiche e “a spot”, sul tiriamo a campare di giorno e sullo scanniamoci ferocemente in televisione la sera.
Quest’ultimo capitolo rischia di mettere fuori gioco gli uomini del non-dialogo, del muro contro muro, della polemica senza se e senza ma. Lo sanno bene e non lasciano passare neppure quarant’otto ore per passare al contrattacco.
Travaglio, che è professionista dello scontro e reagisce alla notizia del dialogo come i maniscalchi alla notizia dell’invenzione dello pneumatico, dedica al discorso del Capo dello Stato un fondo da avanspettacolo su Il Fatto Quotidiano. Banale anche il titolo: “Capo Danno”.
Brunetta, che a tempo debito era stato bollato come energumeno tascabile, è l’uomo delle riforme annunciate e dei proclami. In attesa di vedere gli effetti, di qualsiasi natura, di una riforma fatta da Brunetta, il ministro prova a sabotare il dialogo sostenendo che sì, è un bene dialogare, ma lo si deve fare iniziando a cambiare l’articolo 1 della Costituzione. Come se l’Italia avvertisse il bisogno urgente di cambiare quella che è, a dirla tutta, una valida e fondamentale dichiarazione di principi. Sarebbe una riforma di cui il Paese ha bisogno? No, ma è un bel bastone in mezzo alle ruote del confronto.
Il terzo uomo è De Magistris. Visto cos’hanno combinato i primi due, peraltro sulla scena politica da più tempo dell’ex-pm e neo-eurodeputato, De Magistris ha dovuto metterci il carico da undici. Vuole “un lodo che permetta a Berlusconi di lasciare il Paese senza conseguenze, magari con una graziosa signorina e Apicella”. Per intenderci, simile al lodo che Pannella proponeva per Saddam Hussein. Qualcuno c’è cascato e ha risposto indignato. I più, complice anche il clima vacanziero, lo hanno ignorato.
Le riforme andranno avanti, ma i tre hanno fatto tutto quello che era in loro potere per fermarle. Vale a dire, al netto dei sorrisi che le dichiarazioni scomposte possono suscitare, molto poco.
Tomaso Greco ( da www.leragioni.it)

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