Di primo acchito le analogie tra il ’92, alla vigilia dell’esplosione di Tangentopoli e del crollo di un’intera classe politica, sono impressionanti: referendum in materia elettorale oggi come ieri, una classe politica sotto schiaffo e con credibilità presso l’opinione pubblica totalmente consumata, inchieste giudiziarie sempre più insistenti e vicini al cuore del sistema.
Ma c’è una differenza fondamentale che non permette di trarre la conclusione che sia destinato a ripetersi oggi ciò che avvenne ieri.
Non tanto il fatto che oggi è al potere una gran parte dei sostenitori del “partito dei giudici”, verso il quale un occhio di riguardo le procure lo hanno sempre avuto e continuano ad averlo (Basso-Iervolino docet). La vera e sostanziale differenza è un’altra.
Nel 92’ una classe politica esisteva. Esercitava un suo potere, capace, spesso, di contrapporsi e condizionare i poteri forti, nonostante fosse indebolita da mezzo secolo di sistema bloccato con tutte le conseguenze, soprattutto sul piano morale, che ciò comporta.
Ma oggi, e non da ora, bensì proprio dal ’92, la classe politica è diretta espressione delle lobbies e di altri poteri: le banche, la finanza, l’industri, il clero e le organizzazioni vicine alla Chiesa, ad esempio Comunione e Liberazione, i sindacati, etc.
In queste condizioni i partiti politici sono larve e l’esercizio della democrazia una finzione. A tal punto che ci rechiamo alle urne senza poter scegliere i nostri rappresentanti. E la possibilità di tornare a sceglierli attraverso il voto di preferenza, non a caso, non è prevista né dalla riforma elettorale della bozza Bianco, né dal sistema che risulterebbe dai tre referendum appena ammessi dalla Corte Costituzionale.
Dunque, non c’è niente da abbattere e contro cui scagliarsi. Altrimenti il commissariamento della democrazia in corso da quindici anni, con un ulteriore “salto di qualità”, cioè togliendo di mezzo quelle articolazioni periferiche delle lobbies che sono diventati i vertici dei partiti e lo stesso Parlamento, diventerebbe evidente. E l’Italia si dimostrerebbe a tutti come l’unica repubblica sudamericana presente in Europa.
Troppo e, soprattutto controproducente.
TRANQUILLI, SI FERMERANNO!
Nel ’92 una classe politica esisteva. Oggi è diretta espressione delle lobbies e di altri poteri tanto che ci rechiamo alle urne senza poter scegliere i nostri rappresentanti. Dunque, non c’è niente da abbattere, altrimenti ci sarebbe la prova che l’Italia è l’unica repubblica sudamericana presente in Europa. di Nicola Cariglia

Sono stanca.
Ogni giorno un operaio muore sul lavoro.
Ogni giorno bruciano un po’ di spazzatura per le strade di Napoli,
Ogni giorno arrivano previsioni catastrofiche sul futuro economico italiano.
Ogni giorno l’italiano medio tira faticosamente la carretta.
Ogni giorno Prodi ci racconta favolette amene.
Ogni giorno emergono intrecci clientelari disgustosi.
Ogni giorno la lunga mano della Chiesa agguanta una porzione di Stato laico.
Et voilà! Ci viene servito “il grande fratello”.
Sono stanca
Ho esaurito le energie, la capacità di indignarmi.
Inorno a noi un muro di gomma.
AIUTO!!