Vivendo a Firenze da oltre mezzo secolo abbiamo potuto constatare e toccare con mano il degrado della città. Che è sempre stata gestita da quella parte di sinistra arrogante e obsoleta con atteggiamenti e comportamenti da padrona della città così come della regione. E chi, più illuminato e revisionista in positivo come il Cioni, è stato bloccato.
Eh, ma non si dà per vinto e ci riprova con Punto e a Capo.
Considerando altresì la consigliatura ancorchè vivace e moderna dei due sindaci uscenti da uno spazio temporale e temporaneo troppo esiguo per portare a termine un programma di rinnovamento realmente strutturale.
Solo dieci anni.
La gestione è stata condotta a spizzichi e bocconi, certo con serietà e impegno, ma anche con l’impossibilità di trasformare la città come, forse, avrebbero voluto. Qualche strada rifatta, qualche cassonetto new generation qua e là, i fontanelli, qualche asilo nido in più.
I problemi che i cittadini residenti soffrono quotidianamente sono rimasti i medesimi , quelli di una ventina d’anni or sono. Se non sono aumentati. Insomma quelli di sempre.
Una viabilità gestita malamente, una mobilità pressochè ingessata, linee tramviarie previste almeno dal 1997, non portate a termine. Con cantierizzazioni concomitanti che hanno realizzato disagi a non finire anzichè risolvere i problemi. Con parcheggi scambiatori , pochi e poco strategici, esosi e per questo poco usati, che rimangono lettera morta. E il rigetto arrogante di un progetto ben studiato di micrometrò, che forse avrebbe alleggerito la città dal traffico caotico e in gran parte risolto la mobilità del centro alleggerendo le periferie. Con le solita vecchia motivazione del ritrovamento di reperti. Mentre con le nuove tecnologie si sarebbe potuto studiare come mantenerli magari facendone oggetto di ulteriore ammirazione. Ma questa è roba storicizzata ormai.
Mobilità peggiorata con la pedonalizzazione selvaggia specie quella di piazza Pitti, per altro abbandonata a se stessa e squallida, come quella del Carmine , non ben definita e rifinita a regola d’arte. Come spesso i progetti attuati a metà in questa città. Pedonalizzazioni che hanno diviso in due Firenze e reso il Viale dei Colli, pensato per andare a passeggio o in carrozza, una delle vie di scorrimento ormai usata come i viali del Poggi, unica “circonvallazione” esistente, oltre l’autostrada perennemente ingolfata.
Nuovo stallo per le infrastrutture toscane. Dopo i casi dell’aeroporto e del sotto-attraversamento Tav, a restare in sospeso c’è anche la terza corsia tra Incisa Reggello e Valdarno.
L’assessore regionale lo ha annunciato con le mani fra i capelli. Dopo l’annullamento da parte di Autostrade per l’Italia di incontri che si sarebbero dovuti svolgere per mandare avanti il progetto.
Certo che siamo davvero sfortunati! Viviamo in perenne incertezza. E ci si creano alibi per non fare, fare male o in perenne ritardo.
Stavano creando tavoli e tavolini con società Autostrade e Comuni limitrofi, e gli va a crollare il Morandi che ha bloccato Autostrade. Tutto è sospeso. Terza corsia e opere collaterali, come il nuovo ponte sull’Arno.
“Per la terza corsia tra Incisa e Valdarno lo stallo è ufficiale, ma abbiamo timori anche per quella sull’A11. In questo caso siamo già agli espropri ma non è detto che non si blocchi tutto. Le altre terze corsie, Firenze Sud-ILe altre terze corsie, Firenze Sud-Incisa e Barberino-Firenze Nord dovrebbero invece andare avanti. Oltre al tema delle terze corsie ci sono poi molte altre infrastrutture sulle quali regna l’incertezza”.
Nulla, o poco è stato fatto di risolutivo. E siamo ancora invasi da scooter e auto. Già. Perchè anche il servizio pubblico, nonostante i tratti di tramvia fatti in soli 20anni e passa, lascia a desiderare. Ancora i bussoni e, inalternativa, i bussini, che ci si sale sopra come sulle giostre dei lunapark, sballonzolati a destra e a manca. Con attese esagerate per i percorsi a zigzag. Già, ma ora si può fare il ticket con il cellulare, per chi lo paga. Già, qualcuno dice che la città è piccola e si può girare a piedi. Certo i turisti. Ma la grande alternativa è la bici. Già, con queste piste sconquassate e non collegate e i ciclisti che, costretti a pedalare in mezzo alla strada, rischiano la pelle.
Senza pensare che almeno un terzo della popolazione residente è ultrasessantacinquenne. Anche se ora ci dicono che si diventa vecchi a 75 anni.
Si, siamo una città vecchia, in tutti i sensi, ma oltre ai giovani che hanno tutto il diritto ai sogni pensiamo anche ai vecchi che di sogni non ne hanno più.
In una città che avrebbe bisogno solo di buona manutenzione giacchè risplende di luce propria . Nonchè di opere infrastrutturali ma fatte presto e bene.
Carla Ceretelli

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