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Tramvia panacea di tutti i mali?

In una città che avrebbe bisogno solo di buona manutenzione giacchè risplende di luce propria. Nonchè di opere infrastrutturali. Ma fatte presto e bene.

di Carla Ceretelli | 19 Dicembre 2018

Vivendo a Firenze da  oltre mezzo secolo abbiamo potuto constatare e toccare con mano il degrado della città. Che è sempre stata gestita da quella parte di  sinistra arrogante e  obsoleta con atteggiamenti e comportamenti da padrona della città così come della regione. E chi, più illuminato e revisionista in positivo come il Cioni, è stato bloccato.

Eh, ma non si dà per vinto e ci riprova con Punto e a Capo.

Considerando altresì la consigliatura ancorchè vivace e moderna dei due sindaci uscenti  da   uno spazio temporale e temporaneo troppo esiguo per portare a termine un programma  di rinnovamento  realmente strutturale.

Solo dieci anni.

La gestione è stata condotta a spizzichi e bocconi, certo con serietà e impegno,  ma anche  con l’impossibilità di trasformare la città come, forse,  avrebbero voluto. Qualche strada rifatta, qualche cassonetto new generation  qua e là, i fontanelli,  qualche asilo nido in più.

I problemi che i cittadini residenti soffrono quotidianamente sono rimasti  i  medesimi , quelli di  una ventina d’anni or sono. Se non sono aumentati.  Insomma quelli di sempre.

Una viabilità gestita malamente, una mobilità  pressochè ingessata,  linee  tramviarie previste almeno  dal 1997, non portate a termine. Con cantierizzazioni concomitanti che hanno realizzato disagi a non finire anzichè risolvere i problemi.  Con parcheggi scambiatori , pochi e poco  strategici, esosi e per questo poco usati, che rimangono lettera morta.  E il rigetto arrogante di  un progetto ben studiato di micrometrò,   che forse  avrebbe  alleggerito  la città dal traffico caotico e  in gran parte risolto la mobilità del centro alleggerendo le periferie.  Con le solita vecchia motivazione  del ritrovamento di reperti.  Mentre con le nuove tecnologie si sarebbe potuto studiare come mantenerli magari facendone oggetto di ulteriore ammirazione.  Ma questa è roba storicizzata ormai.

Mobilità peggiorata con la pedonalizzazione selvaggia specie quella di piazza Pitti, per altro abbandonata a se stessa e squallida, come quella del Carmine ,  non  ben definita e rifinita a regola d’arte. Come spesso i progetti attuati a metà in questa città.  Pedonalizzazioni  che hanno diviso in due Firenze  e reso  il Viale dei Colli, pensato per andare a passeggio o in carrozza, una delle vie di scorrimento ormai usata come i viali del Poggi, unica   “circonvallazione” esistente, oltre l’autostrada perennemente ingolfata.

Nuovo stallo per le infrastrutture toscane. Dopo i casi dell’aeroporto  e del sotto-attraversamento Tav, a restare in sospeso  c’è  anche  la terza corsia  tra Incisa Reggello e Valdarno.

L’assessore regionale  lo ha annunciato con le mani fra i capelli. Dopo l’annullamento da parte di Autostrade per l’Italia di incontri che si sarebbero dovuti svolgere  per mandare avanti il progetto.

Certo che siamo davvero sfortunati! Viviamo in perenne incertezza. E ci si creano alibi per non fare,  fare male o in perenne ritardo.

Stavano creando tavoli e tavolini con società Autostrade e Comuni limitrofi, e gli va a crollare il Morandi che ha bloccato Autostrade. Tutto è sospeso. Terza corsia e opere collaterali, come il nuovo ponte sull’Arno.

“Per la terza corsia tra Incisa e Valdarno lo stallo è ufficiale, ma abbiamo timori anche per quella sull’A11. In questo caso siamo già agli espropri ma non è detto che non si blocchi tutto. Le altre terze corsie, Firenze Sud-ILe altre terze corsie, Firenze Sud-Incisa e Barberino-Firenze Nord dovrebbero invece andare avanti. Oltre al tema delle terze corsie ci sono poi molte altre infrastrutture sulle quali regna l’incertezza”.

Nulla, o poco  è stato fatto  di risolutivo. E siamo ancora invasi da scooter e auto. Già. Perchè anche il servizio pubblico, nonostante i tratti di tramvia fatti in soli 20anni e passa,  lascia a desiderare. Ancora i bussoni e, inalternativa, i bussini, che ci si sale sopra  come sulle giostre dei lunapark, sballonzolati a destra e a manca. Con attese esagerate per i percorsi a zigzag. Già,  ma ora si può fare il ticket con il cellulare, per chi lo paga. Già,  qualcuno dice che la città è piccola e si può girare a piedi.  Certo i turisti.  Ma la grande alternativa è la bici.  Già, con queste piste sconquassate e non collegate e  i ciclisti  che, costretti a pedalare in mezzo alla strada,    rischiano la pelle.

Senza pensare che almeno un terzo della popolazione residente  è ultrasessantacinquenne. Anche se ora ci dicono che si diventa vecchi a 75 anni.

Si, siamo una città vecchia,  in tutti i sensi, ma oltre ai giovani che hanno tutto il diritto ai sogni pensiamo anche ai vecchi che di sogni non ne hanno più.

In una città che avrebbe bisogno solo di  buona manutenzione giacchè risplende di luce propria . Nonchè di opere infrastrutturali ma fatte presto e bene.

Carla Ceretelli

 

Pubblicato in : Punto e a capoTag: anni, cellulare, firenze, giovani, servizio pubblico

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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