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Tram deragliato a Milano: due piste, molte domande ancora aperte

La città prova a tornare alla normalità, ma il punto dell’impatto resta una ferita aperta. In viale Vittorio Veneto le transenne delimitano ancora l’angolo del palazzo colpito, mentre i fiori appoggiati all’albero contro cui il tram ha rimbalzato raccontano meglio di ogni parola lo shock collettivo. A Milano, dopo il deragliamento della linea 9 che ha causato due morti e 54 feriti, l’attenzione si è spostata dalle sirene dell’emergenza ai tempi più lenti e silenziosi dell’indagine. Il tram è stato posto sotto sequestro su disposizione della Procura. La pm titolare del fascicolo, Elisa Calanducci, coordina accertamenti che si annunciano complessi: perizie tecniche, consulenza cinematica, analisi dei dati di marcia, autopsie sulle vittime. Sono state acquisite le immagini delle telecamere di bordo e quelle installate lungo il viale. Si tratta di materiali che dovranno fornire riscontri oggettivi alla prima versione dei fatti fornita dal conducente, che ha parlato di un malore improvviso e che sarà ascoltato in Procura nei prossimi giorni.

di Luca Rampazzo | 1 Marzo 2026

La città prova a tornare alla normalità, ma il punto dell’impatto resta una ferita aperta. In viale Vittorio Veneto le transenne delimitano ancora l’angolo del palazzo colpito, mentre i fiori appoggiati all’albero contro cui il tram ha rimbalzato raccontano meglio di ogni parola lo shock collettivo. A Milano, dopo il deragliamento della linea 9 che ha causato due morti e 54 feriti, l’attenzione si è spostata dalle sirene dell’emergenza ai tempi più lenti e silenziosi dell’indagine.

Il tram è stato posto sotto sequestro su disposizione della Procura. La pm titolare del fascicolo, Elisa Calanducci, coordina accertamenti che si annunciano complessi: perizie tecniche, consulenza cinematica, analisi dei dati di marcia, autopsie sulle vittime. Sono state acquisite le immagini delle telecamere di bordo e quelle installate lungo il viale. Si tratta di materiali che dovranno fornire riscontri oggettivi alla prima versione dei fatti fornita dal conducente, che ha parlato di un malore improvviso e che sarà ascoltato in Procura nei prossimi giorni.

Ma se ciò che sappiamo è ancora parziale, ciò che non sappiamo pesa molto di più.

Le due direttrici investigative che sembrano delinearsi – con tutte le cautele del caso – riguardano da un lato la condizione psicofisica del conducente, dall’altro il funzionamento del sistema di sicurezza del convoglio. Due piani distinti, ma strettamente intrecciati.

Il primo elemento cruciale è il sequestro del telefono cellulare dell’autista. È un passaggio tecnico che nelle indagini su incidenti gravi rappresenta una verifica standard, ma che in questo caso assume un rilievo particolare. Gli inquirenti dovranno accertare se, nei minuti precedenti al deragliamento, vi siano stati utilizzi del dispositivo: chiamate, messaggi, notifiche, applicazioni attive. Non è stato reso noto nulla sul contenuto o sugli esiti preliminari dell’analisi.

Non sappiamo se il telefono fosse in uso durante la marcia. Non sappiamo se vi siano state interazioni compatibili con una distrazione. Non sappiamo se i dati possano rafforzare l’ipotesi del malore – ad esempio attraverso un’interruzione improvvisa di qualsiasi attività – oppure aprire scenari diversi. È una linea di indagine che potrebbe confermare la versione dell’autista oppure incrinarla, ma al momento resta completamente opaca.

La seconda questione, forse ancora più tecnica, riguarda il sistema cosiddetto “uomo morto”, il dispositivo di sicurezza installato sui tram di ATM. Il meccanismo prevede che il conducente mantenga una pressione attiva su un comando; in caso di rilascio prolungato, il sistema interrompe l’alimentazione elettrica e il mezzo si arresta progressivamente per inerzia. Accanto a questo, è presente un ulteriore sistema “sorvegliante”, che blocca il convoglio se non rileva movimenti attivi del guidatore per un determinato intervallo di tempo.

La domanda è semplice solo in apparenza: il sistema ha funzionato?

Le verifiche tecniche sul pedale e sui comandi di sicurezza dovranno chiarire se il dispositivo si sia attivato, se si sia attivato troppo tardi o se non sia entrato in funzione affatto. Non è ancora noto se dai dati di bordo emergano segnali di allarme, tentativi di frenata o anomalie nei sensori. Non sappiamo se il conducente, pur colto da malore, possa aver mantenuto involontariamente la pressione sul comando, impedendo così al sistema di interpretare l’inattività come un evento critico. Non sappiamo se vi sia stato un guasto.

La ricostruzione preliminare indica che il tram avrebbe saltato una fermata e che, in corrispondenza di uno scambio, non sarebbe stata azionata la leva per proseguire diritto. Il convoglio avrebbe così imboccato la deviazione verso sinistra, deragliando e finendo contro l’edificio. Il sindaco Giuseppe Sala ha dichiarato che non sembrerebbe una questione tecnica del mezzo e che la velocità sarebbe stata regolare. Tuttavia, i dati acquisiti sulla marcia dovranno stabilire con precisione quale fosse l’andatura reale, se vi siano state accelerazioni o decelerazioni anomale e se il tempo di reazione fosse compatibile con un evento improvviso.

Resta sospesa una questione centrale: l’incidente si sarebbe potuto evitare? Se il malore c’è stato, perché i sistemi automatici non hanno fermato il tram prima dello scambio? Se i sistemi hanno funzionato, perché non sono stati sufficienti a impedire il deragliamento? Se non hanno funzionato, per quale motivo?

Al momento, le certezze sono poche: due vittime, decine di feriti, un convoglio sequestrato, un cellulare sotto analisi e un sistema di sicurezza da testare. Tutto il resto è ancora materia di verifica.

Tra la pista del malore e quella di un eventuale problema tecnico, la verità dovrà emergere dai dati: registri elettronici, immagini, perizie meccaniche, analisi forensi. È lì, più che nelle dichiarazioni, che si giocherà la ricostruzione definitiva di ciò che è accaduto in quei minuti in cui un normale pomeriggio di traffico urbano si è trasformato in tragedia.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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