No la coda per il rustichello no! No la coda per il cappuccino senza schiuma non l’avevo considerata. No, non ci può essere coda anche per i bagni durante il viaggio. E’ la vita dello spostamento collettivo bellezza, si direbbe mutuando la nota frase “è la stampa bellezza”.
E’ che ci piace stare tutti ammassati nelle stesse ore, degli stessi giorni, negli stessi viaggi canonici verso il mare o la montagna o per andare visitare Firenze: e quindi eccoci in vista dei sognati Uffizi tutti concentrati al Cantagallo a perorar piadine e agognar bicchieri di bibita, fresca o calda a seconda della stagione.
Vita da viaggiator cortese, o meglio da viaggiatore standard. Con poca fantasia o con margini minimi di discrezionalità sui tempi e gli spazi. Viaggiamo coincidenti e quindi stiamo in coda insieme a mirare montagne di cioccolata e migliaia di vasetti di caramelle tra gli infiniti corridoi dell’autogrill pensando di evadere dalla coda stradale e finendo in coda alla cassa.
“Prego”. “Due prosciutto e scamorza, una caprese e due lattine”, “Ah ma non dicevo a lei” e via di gomitate. “Il caffè per chi è?” urla il barista di spalle e sette voci, come il programma di Pippo Baudo, si incrociano a rivendicare la tazzina della sospirata bevanda tonificante.
Aree di servizio da ansia come in coda al casello o all’imbarco sullo Stretto: sai quando entri ma non sai quando esci. Poi anche per gli autogrill ci sono le famigerate ore di punta per cui se decidi che hai fame tra le 11.30 e le 12 e 30 tutti ti sconsigliano e ti dicono ma no non è l’ora canonica poi decidi che la fame è pressante e magari devi anche sgranchire gli arti inferiori, detti anche comunemente gambe, e allora dopo tre autogrill a posteggio umano e con qualche spazio di manovra ti tocca entrare nell’autogrill già bombato di gente e ti chiedi perché l’ho fatto.
Tenti di reagire e di puntare su quello successivo e poi ti accorgi che data l’ora tutti quelli dopo potrebbero essere così, variopinti e affollati, e allora ti adegui. Posteggi, entri e ti metti in fila al self service perché al bar c’è un muro di braccia e di spalle che sconsiglia ogni avvicinamento. E anche al self service ti rendi conto che la vita è difficile: quattro vassoi in fila ad aspettare un primo che non arriva, perché una volta era già pronto e che ora invece verrebbe fatto espresso. E ti chiedi, anche qui, perché mai una volta mangiare al self service dell’autogrill era quasi un piacere e adesso sta diventando una scelta ansiogena tra offerte speciali, lavagnette illeggibili e proposte di menù combinati tra piatti del giorno, pietanze del territorio peraltro a prezzi salati e tra banchi distanti tra loro.
Anche in autogrill ci siamo complicati la vita e abbiamo perso le certezze di una volta. Hanno inventato le isole: quella degli antipasti e dei dolci e ti chiedi perché mai un prosciutto crudo debba essere alternativo a un tiramisù e un piatto di formaggi la sostituzione di una insalata e cetrioli.
E mentre pensi questo e vuoi andare agli spaghetti hai già dieci persone a vassoio tremolante nei tre metri di appoggio che la nuova architettura d’interni ti ha consentito. E alla cassa cerchi le posate o i bicchieri, no mi spiace deve prenderlo là. Che belli che erano quei banconi unici di una volta dove stavi in fila indiana e aspettavi il tuo turno ed eri sicuro di trovare tutto in fila. Qui invece in fila, magari quella sbagliata, ci sta solo il tuo pessimo umore.
Ma si voleva solo mangiare non fare una caccia al tesoro.
Se si deve fare per lavoro o per necessità viaggiare può essere anche un piacere a patto di trovare e avere la fortuna di entrare nell’autogrill a dimensione umana dove non ti senti sardina tra una piadina e una birra e dove per un caffè non deve rifiutare sette altre offerte collegate tra gratta e vinci e offerte del momento.
Meglio buttarsi sulle copertine dei libri o sui modellini delle macchinine che piacevano tanto ai bambini.
“Un panino fattoria per favore?”. “Mi spiace era l’ultimo” e a quel punto per non tornare alla cassa vai con “mi dia quello che c’è al prezzo che vede”. Respiro profondo e si riparte.
Ah no, coda al self service del carburante scontato. E lì ti rilassi, in fondo il peggio è passato. Ma non tutti son così. Segnalo, esperienza diretta, l’area di servizio Valle Aterno Est sulla A24 alle porte dell’Aquila: ampi spazi, pavimenti puliti, un cappuccino pure buono e, fa te, un sorriso al banco bar.
Fabrizio Binacchi (con Voce di Mantova)

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