C’era una volta un bel programma di Amurri e Verde, grandi autori anche di spettacolo, sull’Italia sottosopra. Una specie di tg dell’Italia rovesciata con le Alpi al posto della Sila e Napoli al posto di Venezia e veniva fuori che, insomma, a volte il Sud può diventare Nord e viceversa, mai generalizzare. I rifiuti di Napoli e l’acqua alta a Venezia erano già notizia, più il colera e i canali sporchi. Nulla cambia a ben guardare sotto questo cielo italico e romanico. Anche oggi dopo trent’anni, le notizie sono da Belpaese, curioso, emblematico, contraddittorio e a suo modo felice. Siamo in completa recessione e tanti son contenti perché almeno l’inflazione è tornata bassissima: sulla carta c’è da sorridere, se si pensa un po’ c’è da piangere, perché vuol dire che i consumi vanno a quel paese. Italia sottosopra e in qualche modo paritaria se si scopre che dopo Milano, che ha tenuto a battesimo la prima grande inchiesta sul malaffare pubblico-privato, quindici anni dopo Napoli risponde cresimando una nuova ondata di incriminazioni e sospetti sul magna magna che come direbbe qualcuno non sarebbe mai finito. Strano Paese che vive al di sopra delle proprie possibilità in tanti settori e in cui le classi sociali si allontanano sempre di più arrischiando davvero una nuovo inedito profondo conflitto sociale e generazionale. Tra treni veloci e superlenti, maestri unici e carni alla diossina si rischia la macedonia italica. Celebriamo il treno superveloce che arrivando a Bologna da Milano non poteva che chiamarsi Freccia Rossa, ma nello stesso giorno scopriamo che decine di treni locali, per pendolari, arrivano con ore di ritardo o addirittura non partono perché prima passa l’Alta Velocità. Inneggiamo al maiale padano, che ben allevato da noi dovrebbe metterci al riparo da rischi alimentari, ma non sapevano bene quante tonnellate di carne di maiale irlandese entravano in Italia anche per concorrere ai nostri consumi. Piangiamo e imploriamo norme severe contro gli incidenti sul lavoro, soprattutto in edilizia, e non ci mettiamo lì a pensare che magari una scuola per montatori di ponteggi sarebbe molto più utile di tanti corsi in gestione della comunicazione. Abbiamo riempito piazze e giornali di manifestazioni e polemiche contro il maestro unico della riforma Gelmini e tutto finisce a taralluci e vino in famiglia se alla fine saranno i genitori a dover scegliere se il maestro sarà unico o plurimo. Strano Belpaese sotto questo Natale 2008, ancora più singolare del solito, per queste macchie di leopardo di una società sempre più uguale e diversa, né molle né liquida forse solo acquitrinosa. Gli economisti ci invitano ad evitare il panico delle Borse ma nello stesso tempo ci dicono che chissà quanti altri prodotti finanziari sono stati avvelenati. Insomma dopo il maiale c’è da credere che anche certi fondi finanziari erano alla diossina. Il 2009 sarà un anno molto grigio ma l’occhio degli esperti è già spinto al 2011 per capire non soltanto come si uscirà dalla crisi ma come si entrerà nella ricostruzione. E andrà ricostruito non solo il tessuto connettivo dell’economia, ma anche il rapporto tra generazion,i se è vero che per la prima volta dalla rivoluzione industriale le nostre generazioni lasceranno alle generazioni dei nostri figli, e nipoti, più povertà che crescita, più problemi che prospettive, più debiti che investimenti. E voglio vedere come faremo a spiegarglielo. E se ci lasciano parlare.
Fabrizio Binacchi
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