Forse ci siamo, nel senso che la discussione politica riprende finalmente, dopo circa tre anni di vaneggiamenti linguistici in un “gioco” (Wittgenstein) che ha prodotto quale unico risultato l’arretramento del paese sul piano non solo politico ma prima ancora culturale e socio-economico.
La vivacità della discussione prende corpo attraverso i meccanismi esplorativi di una nuova legge elettorale teoricamente in grado di modificare gli attuali equilibri politici di maggioranza e opposizione realmente presenti nel paese.
Nel centrodestra, il confronto avviene tra le forze maggioritarie di governo, che avvertono sensibilmente la difficoltà di risultare vincitrici anche alle prossime elezioni politiche nazionali, e il cosiddetto terzo polo, in pratica l’Udc di Casini, che vorrebbe ritornare ad un sistema elettorale piuttosto di tipo proporzionale.
Nel centrosinistra, dopo un lungo e inutile corteggiamento operato nei confronti dei vari esponenti dello stesso terzo polo – ricordiamo brevemente: prima l’alleanza organica con l’Api di Rutelli, poi il tentativo di convergenze programmatiche con Fli e Udc -, sembra ora farsi definitivamente strada un’alleanza tra le diverse forze che, sia detto chiaramente, molto sembra avere a che fare con il “vecchio” Ulivo di prodiana memoria. Nel qual caso, c’è innanzitutto da augurarsi che almeno si tragga insegnamento dagli errori gravi in gran parte commessi.
Il confronto che si manifesta nell’ambito dell’area di centrodestra appare senz’altro interessante, laddove in particolare le istanze maggioritarie di Pdl e Lega Nord si confrontano con le istanze dei cattolici moderati di Casini. A tale proposito, amplierei l’orizzonte del dibattito ricollocandolo nell’ambito di uno spazio temporale molto più vasto, che comprende i confini della prima-repubblica, e si sostanzia nel confronto tra istanze di rinnovamento da un lato ed esigenze di consolidamento dall’altro di un blocco conservatore, basato su accordi compromissori, che in buona sostanza continua a indirizzare le sorti del nostro paese ben oltre la caduta del regime fascista.
Il tentativo, in buona parte fallito, del primo-Berlusconi sembrava orientato nel giusto verso e senz’altro un sia pur minimo risultato l’ha anche ottenuto, quello cioè di pretendere lo schieramento delle forze politiche su fronti contrapposti. Non è stato il sistema maggioritario a creare la paralisi ed alimentare divisioni, o come altri sostengono a creare divisioni e ad alimentare la paralisi, e questo lo sanno bene la gran parte dei paesi evoluti dell’occidente; è stato piuttosto il tentativo, incompleto, di realizzare la transizione dal sistema fascista ad un sistema democratico-liberale, efficiente e quindi compiuto, di alternanza politica.
Angelo Giubileo

Caro Angelo,
condivido quanto tu affermi circa la mancanza di collegamento tra maggioritario e paralisi politica. Se dovessimo, infatti, consegnare le sorti del paese al sistema elettorale dovremmo ammettere un default politico senza precedenti. Consentimi, però, di formulare alcune osservazioni al tuo contributo: la prima, vorrei tanto che il momento che abbiamo vissuto e stiamo vivendo sia animato dalla ferma volontà di transitare ad un “sistema democratico-liberale, efficiente e quindi compiuto, di alternanza politica”, purtroppo se questo non è avvenuto o, per essere ottimisti, non è ancora avvenuto, è dovuto essenzialmente a quasta politica che non riesce ad uscire dal buco della caccia all’ultimo voto e perde di vista quella complessità e quella visione di prospettiva che una politica con la “P” maiuscola dovrebbe avere; e, qui, arrivo alla seconda considerazione, non basta che Berlusconi si dimetta, nè che questo governo vada a casa, nè ancora che si torni rapidamente alle urne, o meglio, va bene tutto a patto che si formi una maggioranza che sfidi se stessa e le piccole e grandi corporazioni di questo paese e si adoperi per rimettere in piedi questo paese.
Il premio per un lavoro ben fatto sarebbe la sconfitta alle elezioni seguenti ma, anche, lo’aver dato all’Italia e agli italiano la possibilità di riscatto.
Un abbraccio
Maurizio