• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

EUROPEI VS EUROPA

Il banco di prova delle classi dirigenti . O si torna indietro, ridotandoci di monete nazionali, o si va avanti, federalizzando i debiti e le politiche. Di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 25 Settembre 2011

Se i popoli europei fossero chiamati, oggi, ad un referendum sull’Europa è largamente probabile che l’espressione tornerebbe ad essere meramente geografica. A favore dell’Unione resterebbero, forse, solo i Paesi dell’est, che fino a pochi anni addietro subivano la violenza di un sistema dittatoriale comunista. Dentro l’area dell’euro è prevedibile che il rifiuto raggiunga vette prima inimmaginabili. I francesi, del resto, hanno già votato contro l’Europa, rigettando una Costituzione stilata sotto la guida di un loro ex presidente. La stessa cosa hanno fatto gli olandesi. Dei tedeschi ha detto il loro ex cancelliere, Gerhard Schroeder. Sui greci c’è poco da fantasticare, dopo i tagli vigorosi a stipendi, pensioni e spesa pubblica. Anche gli italiani non ci penserebbero due volte. Alla faccia di tanta retorica e tanti entusiasmi.

Se, però, s’interrogano statisti degni di questo nome e osservatori non superficiali o emotivi, in ciascun Paese, tutti risponderanno che l’uscita dalla grave crisi richiede d’imboccare la direzione opposta, vale a dire una maggiore integrazione, che sia anche politica e fiscale. La qualità delle classi dirigenti, la nostra, ma anche quelle altrui, si misura nella capacità di sostenere e far valere la ragione e la convenienza, contro l’emozione e la paura. I benefici dell’Unione Europea non possono essere tali da essere percepiti solo dalla generazione che ha vissuto la tragedia di due guerre mondiali. L’Unione non può esistere solo per regolare i conti con il passato, deve potere parlare al futuro, conquistandosi il consenso nel presente. L’area dell’euro ha vissuto a lungo con una moneta forte e tassi d’interesse bassi, che hanno favorito la sostenibilità dei debiti pubblici, ma anche di quelli privati. L’errore strutturale, il guasto iniziale che non è stato corretto, consiste nell’avere fatto nascere autorità monetarie incaricate di fronteggiare un solo male: l’inflazione. Quando s’è presentato il rallentamento della crescita e ha morso la recessione i popoli dell’euro si sono trovati senza politica economica e strumenti per farla valere.

Né poteva essere diversamente, perché quegli strumenti esistono in tanto in quanto c’è integrazione politica e fiscale, altrimenti esiste solo il ruolo vigile e punitivo, che diventa inutile quando le vittime sono travolte da forze non governabili. I mercati hanno compreso, dopo la crisi greca, che era possibile arricchirsi puntando le fiches su quella debolezza, quindi chiedendo sempre più soldi per prestarne a chi era in difficoltà. Non c’è dubbio che esistono responsabilità nazionali, come quelle dei greci, ma nel nostro caso occorre ricordare che il deficit è stato assai compresso, fino ad ottenere un avanzo primario, mentre il debito pubblico era fuori dai parametri fin dal primo momento. E non era un segreto.

Quindi, o si torna indietro, ridotandoci di monete nazionali che si possono svalutare, o si va avanti, federalizzando (vi sono vari sistemi) i debiti e le politiche. La prima via è solo apparentemente facile, in realtà comporta un costo, per ciascun cittadino, superiore a quello di una patrimoniale secca. La seconda, più razionale, sfida l’umore degli elettorati. Lo ripeto: questo è il banco di prova delle classi dirigenti. Da noi c’è un governo che ha cercato di minimizzare i rischi, fino a trovarsi commissariato e obbligato a provvedimenti che sono all’opposto del suo programma di partenza. C’è un’opposizione che farnetica di troppo rigore, laddove, semmai, si corre il serissimo rischio che non sia sufficiente. Ci sono industriali che reclamano riforme, ma poi s’accordano con i sindacati per mitigare non solo quelle che si fanno, ma quelle che gli stessi lavoratori hanno già accettato, con referendum aziendali. Ci sono sindacati che difendono molto gli interessi dei pensionati, poco quelli dei lavoratori e per nulla quelli dei più giovani. Un’affollata congrega d’irresponsabili che cerca popolarità battendo il terreno meno propizio agli interessi collettivi. Anche altrove (si pensi alla stessa Germania) le cose non vanno bene.

Non solo, però, il mal comune non fa mezzo gaudio, ma quel che più manca, in Italia, è la voce di chi non parla latrando per spirito di parte, ma sia capace di spiegare come stanno le cose e che i problemi non si risolvono né mandando a casa né conservando altrove il Tizio o il Caio. Siccome l’ipocrisia non mi piace, lo dico in modo più schietto: facendo fuori Berlusconi, o conservandolo dove si trova, non si risolve un accidente. Le riforme strutturali, le privatizzazioni e le liberalizzazioni, che sono necessarie per rilanciare la crescita e favorire l’integrazione europea, non sono gite giulive, da tutti apprezzate, ma operazioni dolorose e promettenti, che richiedono idee chiare e mano ferma. Prima ancora, però, il coraggio della verità. Che scarseggia.

Davide Giacalone – Pubblicato da Libero

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti