Al termine della votazione al Senato del decreto Gelmini, la capogruppo del PD ha sibillato: “Non finisce qui.”
Detto e fatto. Preso un megafono in mano e’ uscita ad aizzare gli studenti che manifestavano davanti al Senato.
I nostri politici, un po’ come i generali che si ringalluzziscono alla vigilia di operazioni militari, non sono mai cosi’ iperattivi come quando si lanciano in campagne politiche siano elezioni o battaglie referendarie sul grembiulino.
Questa tendenza a considerare la piazza una specie di istituzione dove cercare una rivincita ad una sconfitta parlamentare, e’ un limite della democrazia?
Prendiamo l’esempio dell’Inghilterra dove nel Medio-Evo nacque il parlamento moderno con la Camera dei Comuni, che ne fa appunto il paradigma delle democrazie parlamentari. Neglii anni 80 la Thatcher con una maggioranza parlamentare Tory eletta da circa il 35% dell’elettorato, rivolto’ la Gran Bretagna come un calzino. Privatizzo’ le aziende pubbliche, elimino’ i monopoli nelle utenze, apri’ alla concorrenza e quindi di fatto distrusse le industrie del carbone e dell’acciaio, limito’ enormemente il potere sindacale. Riforme che all’inizio crearono ferite profonde nel tessuto sociale economico.
Durante quegli anni duri e difficili il partito laborista fece un opposizione netta e frontale ma solo in Parlamento. Mai ebbe la tentazione di sollecitare manifestazioni di piazza, anzi condanno’ alcune dimostrazioni spontanee. I laboristi di allora erano su posizioni politiche alla sinistra del PCI, ma erano consapevoli, come del resto tutto il Paese, che solo il Parlamento e’ sovrano e legittimato ad esercitare il potere in nome e per conto di tutti. Questo rispetto delle regole della democrazia parlamentare e’ condiviso da tutti, cosi’ che le dimostrazioni sono pure e semplici manifestazioni di dissenso che si esauriscono in un giorno. Un esempio calzante e’ propio quello degli studenti.
Circa dieci anni fa il governo laborista per esigenze di giustizia sociale piu’ che economiche, decise con effetto immediato che i corsi universitari non fossero piu’ gratuiti ma soggetti ad una tassa annua di 3000 sterline (4000 euro)
Per pagare lo studente ha diritto ad un prestito che provvede a ripagare gradualmente senza interessi quando iniziera’ a lavorare. Nonostante l’enorme impatto negativo che questa drastica legge aveva sulla vita dei giovani, 20000euro di debito al termine degli studi, la protesta degli studenti si esauri’ con una grande manifestazione nazionale a Londra conclusa dalla consegna di una petizione a Downing Street.
Per inciso, sulla protesta studentesca in Italia l’opinione pubblica si e’ divisa tra chi e’ d’accordo con il governo e chi solidarizza con gli studenti ed i professori. In realta’ la vera vittima di questa situazione di caos e’ il salariato sfigato, senza figli all’universita’ che paga tre volte incolpevolmente ed ingiustamente con le propie tasse e contributi. Paga oggi i costi aggiuntivi di queste “gioiose” manifestazioni, ripaga quando i laureati diventati professionisti gli presenteranno parcelle salate imposte dai rispettivi Ordini ed infine quando i suoi contributi pensionistici saranno utilizzati per finanziare il “riscatto” degli anni di universita’ dei laureati.
L’uso delle piazze per condizionare il Parlamento sara’ un tema di attualita’ nei prossimi giorni a causa dell’autunno caldo, anzi rovente a seguito della grave crisi economica. L’opposizione sfruttera’ questa situazione di malessere generale per riprendersi una rivincita delle elezioni perse. Non aiuta il fatto che l’Italia e’ diventato l’unico paese europeo con partiti senza ideologie. Con l’avvento della cosiddetta II repubblica si e’ voluto far credere che l’ideologia e’ qualcosa di astratto come la fantascienza e non lo strumento che ti consente di avere una visione della societa’ ed un progetto. Senza ideologie le politiche del Paese sono dettate dai sondaggi di opinione e dagli impulsi della piazza reale e mediatica.
O. Masaniello

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