Crisi globale, non ci sono più regioni e settori sicuri, e non bisogna nascondersi che i contraccolpi dureranno per tutto il 2009. Si parla apertamente di gelata. Parola di economisti e ricercatori riuniti a Bologna dalla Cna per fare l’analisi della congiuntura e proiettare le previsioni sull’anno prossimo. Ma non bisogna sottacere le cose che , anche nella recessione, vanno bene: ad esempio, diciamolo subito, nelle piccole e medie imprese molti settori della meccanica che investono e sono in tendenza positiva e alcune banche medio piccole legate al territorio e associate tra loro che continuano ad erogare credito a tassi abbastanza “umani”. Bene. Bisogna valorizzare i chiaroscuri. Certo è piuttosto allarmante che aree forti come la Lombardia, il Veneto l’ed Emilia Romagna, che competono con le regioni ad alto tasso di sviluppo e coesione d’Europa, sono entrate nella scia della crisi e manifestano segnali di rallentamento e delusione. Che è quasi più brutta la seconda della prima. Perché in questo innesco di fenomeni che vanno dalla crisi, alla decrescita, dalla stagnazione alla recessione i sentimenti sono importanti come le scelte. Cioè, tradotto, l’idea che una cosa andrà male e l’attesa che quel fenomeno negativo arriverà contano quasi come una scelta economica. Gli umori delle borse insegnano. Un sondaggio dentro la crisi. Si apre un effetto domino: crollano i mercati finanziari; il sistema bancario frena sugli affidamenti; ritardano i pagamenti e per le imprese scarseggia la liquidità. Il sentimento degli imprenditori improntato al pessimismo, quelli che si chiamano “sentiment” degli operatori vanno indagati come scelte economiche. Ma non bisogna fare di tutte le erbe un fascio. Prendiamo l’indagine sulle stato di salute delle piccole e medie imprese di una regione forte come l’Emilia: vanno maluccio legno, alimentare e moda, ma se la cavano molto bene alcuni comparti della meccanica e dei motori, che investono. “Se l’imprenditore investe ancora – dice il professor Favaretto, che insegna economie regionali all’Università di Ancona- vuol dire che ci sono semi di fiducia da coltivare”. Rispetto all’ultimo semestre 2007, la congiuntura dell’Emilia Romagna si posiziona non ancora sulla recessione ma sulla stagnazione, a livelli comunque elevati, soprattutto sotto il profilo degli investimenti, sintomatici di un orientamento da parte degli imprenditori di “dar battaglia alla crisi”. L’Emilia Romagna dunque non è più un’isola felice e pur tuttavia anche se non cresce più, non retrocede. Resta pur sempre la prima regione italiana ed anche nel 2009, secondo le ultime previsioni Unioncamere, sarà l’unica a vantare una crescita del Pil, anche se di minima entità (+0,1%). Tutto questo a fronte della crisi in atto a livello internazionale, basta a rasserenare gli imprenditori? La CNA lo ha chiesto direttamente ad un campione di associati, a capo di imprese da 4 a 100 addetti, testandone gli umori attraverso un sondaggio effettuato dall’Istituto di Ricerche Freni di Firenze a metà ottobre. Le aspettative soggettive sono all’insegna della depressione e l’atteggiamento predominante si può così riassumere: economia mondiale in forte rallentamento, Europa in stagnazione, Italia in recessione, in decelerazione l’Emilia Romagna. Gli imprenditori intervistati ritengono che la competitività del Sistema Italia sia inferiore a quella di altri Paesi europei, ma non tanto a causa di una minore produttività delle imprese quanto piuttosto per l’inefficienza della pubblica amministrazione e lo squilibrio dei conti pubblici da un lato e il divario esistente ancora oggi tra Nord e Sud, dall’altro. Punti cruciali: primo, non sappiamo ancora dove la crisi continuerà a colpire ma bisogna attrezzarsi per approfittare degli strumenti che il welfare mette a disposizione per riorganizzare e innovare; secondo, continuare a tenere aperta la finestre del rinnovamento tecnologico; terzo, semplificare il rapporto con la pubblica amministrazione; quarto, chiarire il rapporto con le banche. Su tutto: continuare a puntare sulla formazione e aggiornamento permanente del personale. Innovazione, fiducia e risorse umane sono un capitale da salvaguardare anche nei momenti grigi del capitale.
Fabrizio Binacchi
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