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tra la morte dell’idea e l’idea della morte

di Il vecchio pazzo | 5 Aprile 2015

Nella contemporaneità l’idea del vivere si è venuta a trasferire nell’arrendevolezza religiosa alla morte proporzionata alla necessità dei bisogni.

Corre il tempo di rese di conti sull’essersi affidati a vaghi e irrisolti, quindi indecifrabili, teoremi di contemporaneità; per sanare, o tentare di sanare, le progressive dissolvenze dell’umanità/cittadinanza.

L’idea – il concetto di idea, sebbene esso stesso concetto – ha pervaso e percorso mutamenti e mutazioni dei rapporti sociali.

Pure con presupposti contrastanti tra essi: sottintesi, inganni, provocazioni, illusioni, giustificazioni, pentimenti. A volte assoggettandoli, a volte esaltandoli; comunque, misure regolatrici di un adempiuto svolgimento delle vite. Finanche, quando apportatori di tragedie o di adeguamenti supplici.

Così, l’idea del tiranno, delle divinità e del dio; di contro, della tolleranza, dell’uguaglianza; ancora, della scienza, del nulla assoluto.

Il rapporto sociale si svolgeva –si è svolto – fisso nell’idea di imperio della ragione conveniente o della ragionevolezza compiacente.

L’idea, l’idea cardine ovvero il principio generatore del fine. Ora, volendosi immutabile, per una intrinseca prospettazione dell’idea all’adattamento;  ora, manifestandosi provvisoria, per la flessione dell’idea verso l’utile.

Nella contemporaneità l’idea del vivere si è venuta a trasferire nell’arrendevolezza religiosa alla morte proporzionata alla necessità dei bisogni; questi, espansi da un rapportarsi, della idea del vivere, alla evoluzione della tecnologia. Ne soggiace l’idea della scienza ovvero dell’arte e della creatività. In subordine alla costruzione economica delle voluttà.

L’idea, l’idea cardine, ne è dispersa. Frazionata e dilaniata in rivoli inesplicabili, perché mutevolmente confliggenti nella manipolazione dei fini e delle costruzioni temporanee delle soluzioni. Quali che siano.

L’artefizio che ne deriva è la saga dei non sensi. Il terreno di ogni presupposto di esaltazione dell’istinto; raffinato nella esternazione di sé perché non animalesco; e, perciò, crudele perché inutile.

Una morte della idea da cui avanza l’idea della morte.

Una morte senza cantori e senza miti. Esclusa da ogni possibilità di essere rigeneratrice. Reietta finanche dagli inferi. Perché la morte della destinazione è la barbarie del nulla. Laddove ogni scempio ha ipotesi e perdoni in religionerie e in moralismi, in compiacenze e in collusioni, in profezie di giustizia e in deserti di consapevolezza.

E la contemporaneità soffoca, nella miseria e nel sangue, l’umanità/cittadinanza.

Pubblicato in : Editoriale

Info Il vecchio pazzo

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Silvia Progetto 7LUNE

    7 Aprile 2015 alle 06:18

    Probabilmente la nostra condizione umana (e perció finita e arrendevole) non ci permette di sondare l’infinitezza della morte che ci seduce e al contempo spaventa. Possiamo, dunque, avvicinarci alle sue amorevoli braccia, solo col credo, o con l’arte.

    Rispondi

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