Che siamo messi maluccio, lo abbiamo capito con chiarezza, dopo le raffinate esegesi giornalistiche sulla figura iconica di Dudù, il cagnolino della giovane fidanzata adottata da Berlusconi, e sulla semantica dei cenni del capo di Epifani.

E così stiamo qua, tra Guglielmo e Dudù, a chiederci cosa abbiamo fatto di male per meritarci tanto, e certo colpe gravi, anzi gravissime, ne abbiamo, ma così in basso non eravamo ancora scesi, se dobbiamo ridurci ad interpretare le espressioni di un cane ed i cenni di un Segretario di partito per tentare di ricavare una qualche indicazione sul nostro futuro prossimo – neanche gli aruspici che guardavano nelle viscere degli uccelli stavano messi così male, chè dai loro vaticini al massimo dipendeva l’esito di una battaglia ma non l’esistenza stessa di una nazione. E non a caso i nostri avi dominavano il mondo, mentre noi non riusciamo neanche a tenere in piedi un governicchio di compromesso per fare tre riforme ed una legge elettorale – Cesare traeva il dado, questi i dadi non riescono neanche a tirarli, chè poi bisogna trovare un accordo sul risultato, le coperture finanziarie per attuarlo, e la scusa migliore per rimandarlo.
Comunque, siccome arrendersi non è nel nostro stile, abbiamo provato a ricavare le nostre personali profezie dalle mosse di Guglielmo e Dudù ed abbiamo infine vaticinato che:
– il parrucchiere che cura i riccioli di Dudù è lo stesso che pettina la Biancofiore, dunque l’improbabile intervista in para-inglese rilasciata alla BBC affermando che “Silvio is not a delinquent”, attribuita alla zelante parlamentare pidiellina, in realtà l’ha rilasciata il cane. Prevediamo per lui un luminoso futuro nei talk show, sicuramente sarà l’ospite più conteso e desiderato, e se fossimo Crozza saremmo già preoccupati di perdere la copertina di Ballarò, chè un bell’editoriale in diretta dal cortile di Palazzo Grazioli potrebbe risultare ancora più esilarante delle sue imitazioni. Da “Le mie prigioni” a “I miei cortili, diario dell’ora d’aria”, il passo è breve, si sa.
– verrà affidata a Nico Stumpo – un uomo, un manuale di procedura – la stesura delle regole per l’interpretazione dei cenni del capo di Epifani, con una postilla sulla strizzatina d’occhi – quest’ultima sarà però messa a disposizione solo degli iscritti al Pd che siano in grado di dimostrare di esser mancini e dunque sinistri per davvero, di avere più di quarant’anni e di non avere legami con Firenze fino al sesto grado di parentela. Ma noi, dopo aver attentamente scrutato le immagini dell’ultima Direzione, possiamo anticiparvi le principali linee guida del prezioso manuale:
– cenno del capo con piega amara delle bocca: Pierluigi, è inutile che insisti, il tacchino è caduto dal tetto e anche te non sei messo tanto bene, per cui smetti di spingere e stammi dietro che qua o si regge tutti insieme o stavolta si va a casa davvero.
– cenno del capo con smorfia stizzosa: Enrico, non siamo mica sordi, s’è capito che se cade ‘sto governo siamo finiti, ma qui bisogna fare il gioco delle parti, quindi tu continua a rinviare tutti i provvedimenti che io continuo a rinviare il Congresso, e rinviando rinviando vedrai che si dura ancora un pò – poi, che c’entra, un Berlusconi boia ogni tanto va detto, almeno quello fammelo fare, così gli iscritti pensano che ci sia ancora un partito e che non ci sia nessun bisogno di eleggere un nuovo Segretario, quando ci sono io che vado così bene.
– cenno del capo con strizzata d’occhi stile Clint Eastwood in Il buono, il brutto e il cattivo: Matteo, guarda, il Congresso è come la ripresa economica, tutti ne parlano ma nessuno lo vede. E te, neanche col binocolo ce la puoi fare, quindi non chiedere le primarie e più in generale non chiedere nulla, se poi ti decidessi a trasferirti su un’altra galassia siamo pronti a far scattare la colletta alle feste del Pd per pagarti il viaggio. Di sola andata, ma non pensar male, è che la spending review ha colpito duro anche noi.
– cenno del capo alla platea con scappellamento a destra: e allora ti chiamerò trottolino amoroso, Dudù dadadà – che saddafà pe’ campà…..

Finalmente Renzi ha avuto un’uscita felice, ” e se restassi a fare il sindaco”….forse ha capito che quel partito non lo si riforma, lo si lascia o lo si accetta cosi come é. Ma figuriamoci se le dichirazioni di un politico faranno seguito………..
Se una cosa può andar male, sicuramente andrà peggio (seconda legge di Murphy, meglio nota come statuto del Pd)
Ciao Marco :)
Chiara, sei molto divertente.
Se una cosa puó andar male lo fará. (Prima legge di Murphy)