Se non si ritiene possibile licenziare i pedagogisti, che da Berlinguer ( e prima ) alla Gelmini ( e dopo ) hanno inquinato l’ambiente di viale Trastevere e dintorni, almeno si metta fine alle loro elucubrazioni teoriche. E quella che chiamano “autonomia” ha già fatto troppi danni. Invece di istigarla, bisognerebbe contenerla, correggerla.

Con qualche proposta…indecente.
Il nome, per cominciare. Torniamo a quello di Pubblica Istruzione. Perché il contributo delle scuole private – religiose e laiche – è molto utile, da salvaguardare e valorizzare; ma indirizzi, regole, contenuti, programmi, devono ( dovrebbero, non crede, signora ministro ? ) restare pubblici. E così i controlli; che dovrebbero essere esercitati, regolarmente e concretamente, in tutta Italia.
Se non si ritiene possibile licenziare i pedagogisti, che da Berlinguer ( e prima ) alla Gelmini ( e dopo ) hanno inquinato l’ambiente di viale Trastevere e dintorni, almeno si metta fine alle loro elucubrazioni teoriche. Siano spediti – tutti – nelle scuole di – tutta – Italia, a vedere, frequentare, vivere la realtà delle classi – tutte – la pratica quotidiana, i problemi giornalieri di insegnanti e alunni, dei quali hanno perso conoscenza.
Se non si vuole , o non si può , licenziare i funzionari dell’INVALSI, sciogliendo finalmente quello che è davvero un ente utile solo a chi ne riscuote stipendi e prebende, si ponga fine, almeno, alle prove di “valutazione” assurde, che affaticano gli insegnanti nel periodo più pesante dell’anno scolastico, disturbano l’andamento delle lezioni, risultano non solo inutili , ma dannose con la loro quizzologia maniacale ( idiota, per dirla con Luciano Canfora ).
Quanto ai presidi ( presidi , sì, come li chiamiamo tutti; altro che dirigenti scolastici del…burocratese dei miei stivali ), visto che da tempo sono pagati il triplo degli insegnanti ( con la consueta complicità dei sindacati, ancora una volta non sostenitori di una differenza motivata dai compiti, ma complici di una pesante disuguaglianza, pretesa e ottenuta dalla corporazione ), esiga, almeno, il ministro – e controlli – che lavorino sei giorni su sei, sei-sette ore al giorno come i comuni mortali docenti; che siano presenti a tutti gli scrutini, invece di delegare Tizio e Caio, che venga loro imposto il divieto di svolgere altre mansioni, di andare in cerca di ulteriori guadagni.
Per “rilanciare” la scuola è indispensabile, prima di tutto, tornare alla centralità dell’insegnamento; ponendo finalmente un argine all’alluvione di progetti, che ogni anno, da troppi anni, si rovescia sulle scuole di ogni ordine e grado, spinta da interessi quasi sempre commerciali, quasi mai pedagogici.
Un po’ di attenzione dovrebbe essere dedicata alle gite: le indimenticabili gite scolastiche che hanno fatto e faranno parte dei ricordi più cari di ogni giovane, dovrebbero essere sottratte agli interessi di sempre più affamati operatori turistici e mantenere – il didattichese impone di chiamarle viaggi di studio – almeno un minimo di aderenza e coerenza con i programmi . Di studio, appunto.
Ecco, i programmi. Un dirigente del ministero, che pure ha fama di competente uomo di scuola, ai giornalisti che gli chiedevano spiegazioni sui temi balordi assegnati a giugno per la prova di italiano, è arrivato a dichiarare:”il concetto di programma non esiste più, è desueto (sic ), esiste l’autonomia scolastica, ogni scuola può decidere quali lezioni svolgere….non esistono più i programmi, sono stati sostituiti da indicazioni ( sic ) Si sa – ha aggiunto lo stesso dirigente – che “non si può prescindere da Pascoli, Svevo , Pirandello ( bontà sua ! ), ma sugli altri autori c’è grande libertà “. Libertà o anarchia, dottor Luciano Favini? O addirittura ignoranza? Quella che voi chiamate “autonomia” ha già fatto danni alla nostra scuola . Invece di istigarla, bisognerebbe contenerla, correggerla. Gli elementi fondamentali di letteratura e storia ( mi limito alle materie che conosco, ma il criterio vale per tutte ) devono – dovrebbero – essere uguali ed obbligatori per tutti gli insegnanti e gli alunni italiani. Pascoli sì e Carducci no ? No a Montale e sì a Pavese ? E Calvino e Saba si possono ignorare con “grande libertà”? Via, ci faccia il piacere !
La signora ministro Maria Chiara Carrozza si è vantata di aver scelto lei le tracce dei temi, compresa quella di argomento storico, che chiedeva ai maturandi di illustrare la storia dei BRICS . Un acronimo in uso da non più di dodici anni; storie di Paesi extraeuropei sui quali , per naturale forza di cose, i nostri studenti non potevano avere le informazioni minime; fatti che in buona parte non rientrano neanche nella storia moderna, semmai nella cronaca!
“Non ci si deve limitare alla storia italiana ma allargarsi anche a quella dell’Europa e del mondo “, sentenziano a viale Trastevere. NO, egregi signori e signore! La storia italiana, prima e più di tutto ! Inserita – va da sé- – in quella europea . Non è possibile fare tutto , nelle ore e nelle condizioni che al ministero dovreste conoscere e che invece dimostrate ancora una volta di ignorare, pontificando con sussiego pari alla superficialità .
Almeno ascoltate quello che vi hanno scritto storici e giornalisti competenti: Cosimo Ceccuti ( La Nazione del 20 giugno ) ha spiegato, da par suo, le stranezze, le incongruenze, le difficoltà dei temi di storia che continuate a sbattere in faccia agli esaminandi, allontanandoli, ancora una volta, dall’amore per la nostra storia; Giovanni Belardelli ( Corriere della Sera, stesso giorno ) ha evidenziato, nelle tracce di quest’anno, una ( stupida,ndr ) ossessione della contemporaneità, che vi porta a trascurare, ad ignorare, la nostra tradizione culturale, le idee,i pensieri, il linguaggio che hanno contribuito a quella identità italiana che dovrebbe essere curata in primo luogo dalla nostra scuola.
Dalle stelle ( magari!) alle stalle ( sempre peggio ). Ministro e dirigenti dovrebbero vigilare sullo svolgimento dell’ esame, che viene definito “di Stato”. Invece no .
A fronte della grande maggioranza di insegnanti che svolgono correttamente e bene il compito di esaminatori, si ripetono casi di commissari e addirittura di presidenti di commissione che tornano ad essere nominati nonostante che siano stati già segnalati per comportamenti scorretti, nonostante che siano stati addirittura già sospesi dall’insegnamento per inadempienze e/o molestie varie ( è successo in Toscana ), nonostante ( certo non altrettanto grave, ma non trascurabile ) che non abbiano rispettato né fatto rispettare tempi e criteri per correzioni e colloqui. Perché nessuno effettua neanche il più semplice e doveroso controllo, per escludere dalle domande di incarico chi non ha – o non ha più – i requisiti minimi di affidabilità? Osservazioni irriverenti ? Forse. Ma pertinenti, credetemi.
Affrontare e risolvere problemi concreti come questi ( ne ho richiamati solo alcuni ) servirebbe, signora ministro, al “rilancio della scuola”più di tanti annunci e dichiarazioni altisonanti. Quelli li lasci alla sua collega presidente della Camera, che ogni giorno ne ha uno, magari condito di lacrimucce, sorrisi e autocompiacimento; ma che – per fortuna, chiedo scusa – non si occupa di scuola.

La scuola italina sarebbe a cavallo, se venissero presi in considerazioe e d applicati i tuoiconsigli; ma che dico: sarebbe in Carrozza!
Caro Adalberto, sacrosanto il tuo sdegno nel bell’articolo, ma tutto rientra nella progettata e ben manovrata distruzione dell’Italia, che solo i disonesti e gli stupidi insistono a negare. La scuola e ogni livello di istruzione sono indifesi e in balìa di quel progetto. Occorre, direi, una rivoluzione copernicana dei nostri cervelli e ancor più dei nostri cuori, per essere volutamente retorici. Anzi, occorre una rivoluzione della retorica. O meglio, una riappropriazione.