Tanto facile e scontata era stata la vittoria, altrettanto laborioso e potenzialmente dirompente il parto della giunta. In Toscana, la regione che lo ha visto non solo salvarsi dal disastro elettorale ma addirittura migliorare qualche posizione, il PD ha dovuto sperimentare quanto sia arduo gestire le alleanze con partiti pronti ad azzannare l’ex colosso ormai in crisi di identità e di consensi.
Le scelte del presidente Enrico Rossi sono state accompagnate dai mugugni e dalle pressioni dei notabili e delle federazioni provinciali del PD. Addirittura si era fatto vivo un “corvo” che, coperto dall’anonimato aveva costretto con le sue “rivelazioni” e insinuazioni ad una riunione della direzione regionale tramutatasi in psicodramma collettivo.
“È una Giunta che presenta il numero più alto di competenze formatesi fuori da percorsi politici” ha detto il neopresidente, presentando alla stampa la sua compagine.
In realtà Rossi, pressato dal suo partito e dagli alleati, ha trovato una strana via di fuga: meno assessori, chiusura a riccio verso i propri compagni, cedimento nei confronti degli alleati dei quali ha accolto totalmente le richieste. Ha così potuto vantarsi di aver varato una giunta con meno assessori della precedente. In realtà non poteva nemmeno tentare di realizzare un equilibrio dentro il PD toscano, tante erano le richieste e le pressioni dallle varie province. Ma ha ceduto ampiamente alle richieste degli alleati, in primo luogo l’IDV: alla fiorentina Cristina Scaletti, già assessore in Palazzo Vecchio, sono andate le deleghe alla cultura ed al turismo mentre alla veneziana Anna Marson quelle all’urbanistica. Se si aggiungono Riccardo Nencini (PSI-PD) che, forte di un accordo pre-elettorale si occuperà di bilancio, Salvatore Allocca della Federazione della Sinistra che si occuperà di casa e welfare e la indipendente Daniela Scaramuccia, trentasettenne, scelta da Rossi alla sua successione per la Sanità, si hanno le dimensioni dello scontento all’interno del PD.
Rossi ha dovuto fare appello ai suoi poteri per trovare la quadratura del cerchio e cucirsi subito addosso l’abito del Presidente che decide. Ma, come dicevamo, si è trattato di una via obbligata, per non restare impigliato nella fitta trama di richieste e veti incrociati. E si tratta di una via rischiosissima.
Infatti, a differenza del sindaco di Firenze Matteo Renzi che ha conseguito la sua vittoria contro l’estabilishment del PD e senza alleati esterni e può permettersi, fino ad oggi, di essere “uomo solo al comando”, Rossi è emerso come candidato unico per decisione delle varie componenti che ora vedono tradite le proprie aspettative. E questo resta un fianco scoperto denso di incognite perché larga parte del PD regionale vive con frustrazione lo spazio dato agli alleati fin da quando, per accordo segreto e notarile, furono garantiti un posto in consiglio al segretario regionale del PSI Ciucchi ed in Giunta al segretario nazionale Riccardo Nencini. Soprattutto la componente ex DS della provincia di Firenze manca totalmente all’appello.
E quando nuove umiliazioni si sommano alle vecchie ( il riferimento è alla giunta comunale di Matteo Renzi), nessuna meraviglia che la situazione diventi esplosiva.
Il primo a rendersene conto è lo stesso Rossi: “voglio cominciare – ha dichiarato- dai punti dolenti, dall’impossibilità di poter accogliere le richieste legittime di tutti i territori” e ancor più dal non essere riuscito a dare rappresentanza nella Giunta alla lista Sinistra Ecologia e Libertà. Un’esclusione che si somma a quella dal Consiglio, avendo mancato di poco la soglia del quattro per cento, e che per questo giudico ancora più dolorosa. Rimane un problema aperto − prosegue Rossi −, del quale sarebbe sbagliato far carico solo alla Giunta.
A mio parere, un accordo politico potrà consentire a questa forza di partecipare e contribuire attivamente e a pieno titolo alla elaborazione delle politiche regionali, così come un impegno della maggioranza e mio personale dovrà consentire di recuperare ruoli di rappresentanza nelle designazioni e negli incarichi politici. Ai territori della Toscana che chiedono attenzione dico che personalmente mi farò carico di una particolare cura e di una presenza assidua e che in questo senso indirizzerò anche i membri dell’esecutivo”.
P.
TOSCANA: ROSSI ALLE PRESE CON LA VORACITA’ DEGLI ALLEATI E LE FRUSTRAZIONI NEL PARTITO
Il neopresidente ha ceduto di fronte alle richieste degli alleati ed ha fatto muro a quelle del PD, nell’impossibilità di accoglierle tutte. Soprattutto gli ex DS si sentono nuovamente penalizzati. E quando nuove umiliazioni si sommano alle vecchie, nessuna meraviglia che la situazione diventi esplosiva. (P.)

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