Che il crimine organizzato abbia ormai messo radici anche in territori ritenuti “ sani” fino a pochi anni fa e’ ormai una certezza.
Non si tratta più, purtroppo, di denunce isolate o impressioni.
Gestione dei rifiuti, immobili e attività imprenditoriali, meglio se legate al settore del turismo, come hotel e ristoranti.
Sono questi, secondo il rapporto semestrale della Direzione investigativa antimafia diffuso in questi giorni, gli obiettivi nel mirino della criminalità organizzata in Toscana.
Le più attive sono “camorra” e ‘ndrangheta, mentre “cosa nostra”, spiegano gli investigatori, pare essere meno radicata. La regione non è neppure esente dal traffico di droga, che vede come hub principale il porto di Livorno e a cui sono interessate anche le mafie straniere, quella albanese in prima linea. La criminalità di matrice cinese invece continua a mantenere un ruolo primario in molte attività economiche, specialmente nel distretto del tessile-abbigliamento che coinvolge le province di Firenze, Prato e Pistoia.
Un esempio emblematico del quadro tracciato dalla Dia, è quanto avvenuto a Firenze, dove una bomba carta fu fatta esplodere davanti al ristorante “Pizza Cozze e Babà” nel febbraio del 2021: un episodio che era la punta dell’iceberg di una guerra tra clan, iniziata in Campania e arrivata fino in Toscana dove i gruppi criminali gestivano i loro interessi. Ma se Firenze è stata teatro di una guerra tra clan, il resto del territorio non è certo libero da infiltrazioni: «La presenza e il radicamento di soggetti sul territorio toscano legati ad ambienti del crimine organizzato di tipo camorristico, sono comunque da segnalare in larga parte della regione: dal Valdarno (Arezzo) alla Valdinievole (Pistoia), dalla
Maremma (Grosseto) alla Versilia (Lucca) e nessuna provincia può ritenersi esclusa se non dal vero e proprio radicamento, quantomeno dalla presenza stabile di soggetti collegati con clan attivi in Campania».
Anche «l’operatività dei clan di ‘ndrangheta continua a evidenziarsi nel territorio della Toscana, come del resto confermato dalle attività investigative condotte nei passati periodi, principalmente nell’ambito delle estorsioni, del traffico di stupefacenti, dello smaltimento illecito di rifiuti e delle frodi fiscali».
Oltre alla necessaria opera di prevenzione delle forze dell’ordine, che ci fotografano una situazione a dir poco allarmante, occorrerà una maggiore consapevolezza delle Istituzioni, delle associazioni di categoria imprenditoriali, dei partiti, dei sindacati, dei cittadini.
Consolidare una sinergia che tenga lontane le organizzazioni criminali significa anche evitarne le infiltrazioni di esse nell’ economia legale e negli appalti pubblici.
Anche in Valdarno e nella nostra provincia dovremo affrontare tale questione nel migliore dei modi.


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