
Ci sono almeno due dati che in provincia di Arezzo devono far riflettere chi ha a cuore il sistema democratico, in tutte le sue articolazioni.
Il primo – il più preoccupante e in costante crescita – : un astensionismo record. Anche nella nostra provincia, anche nelle elezioni amministrative, anche nella scelta del sindaco.
Il secondo, ancora più lampante: territori dei quali pochi si occupano se non per le scadenze elettorali. Nei quali i cittadini rivolgono le loro (residue) attenzioni unicamente alle varianti civiche, siano esse reali o partiti variamente camuffati sotto il grande cappello, oggi assai di moda, del civismo.
Se di questi due campanelli d’allarme iniziano a occuparsene da un lato il Pd e dall’altro FDI, ritengo che un motivo ci sia.
Mi rincresce verificare sul campo – e sui giornali – che si utilizzi il civismo, i valori che esso declina e la sua forza territoriale, solo alla bisogna. É la realtà dei fatti per molti territori della nostra provincia. É la realtà di talune sconfitte subite nei Comuni dai partiti più popolari e costituisce la rivendicazione che nelle ultime ore tiene banco sui giornali, con i “colpi di coda” improvvisati, incoerenti ed assolutamente improbabili che qualsiasi cittadino di buon senso valuta per ciò che sono: tentativi disperati di dire “scusate, ci siamo sbagliati. Sosteniamo tizio o caio, anche se al primo turno lo abbiamo avversato”.
Imbarazzante, non trovate?
Ma ciò che dispiace maggiormente è constatare che dietro i variegati maneggi di una politica raffazzonata e poco coerente con le proprie convinzioni, non si pensi veramente a tornare ad ascoltare i cittadini, a tentare di dar loro risposte, a governare i tanti processi e cambiamenti in atto.
Negli ultimi giorni, nella nostra provincia, si alzano le antenne verso questa nuova “rete civica”, che poi tanto civica non è, vista la composizione di sindaci dichiaratamente di destra/centro. E tutto avviene in funzione di come concorrere alle prossime elezioni regionali, con l’unico scopo di strappare candidature sicure all’interno di uno schieramento che in molti territori si è dimostrato ben più forte dei partiti. O quantomeno un serbatoio imprescindibile per molti di essi.
Facciamo dunque un passo indietro e, senza pregiudiziali nè pregiudizi; perchè i partiti e chi oggi elogia il civismo, non prova a sedersi a un tavolo per concretizzare il progetto che tanto loda?
Le elezioni provinciali, pur con tutti i limiti che recano, sono alle porte. Esiste già un reale progetto civico, che da qualche anno siede negli scranni della “Sala dei Grandi” e che ha dato prova di autonomia da parte di entrambi gli schieramenti, proponendo e appoggiando unicamente scelte che andavano in direzione delle reali necessità delle vallate aretine, dei bisogni delle persone e dei territori.
Esattamente ciò che oggi chiedono i cittadini, anche nella nostra provincia.
Vogliamo provare a discuterne seriamente e serenamente?
Vogliamo tentare di far ripartire dal basso un nuovo processo di partecipazione democratica alle grandi scelte che la nostra provincia dovrà compiere nei prossimi anni, per far sì che torni ad essere un territorio appetibile e in crescita?
Tutto il resto, è già apologia.
Francesco Carbini

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