Ancora una volta con l’acqua alla gola ma ancora una volta in grande spolvero, grazie allo sforzo profuso da organizzatori e maestranze, sta per aprirsi il sipario della 59° edizione del Festival Puccini a Torre del Lago.
Due le “contaminazioni” non pucciniane nel cartellone di questa edizione: ancora un omaggio a Verdi, ricordiamo che siamo ancora nel bicentenario della nascita, con un attesissimo Rigoletto che porta la firma di Renzo Giacchieri per la regia, e Cavalleria Rusticana di Mascagni (nel 150° della sua nascita) che, in un dittico che vede il Tabarro come opera del trittico prescelta, aprirà, venerdì 12 luglio la lunga/corta estate torrelaghese.
Soddisfazione e qualche rimpianto nelle parole del Presidente della Fondazione, Giuseppe Ferrazza: “Un grande festival che propone ogni anno produzioni di grande suggestione con la presenza di artisti di fama mondiale. Un patrimonio che merita sicuramente una diversa attenzione da parte di tutti i soggetti che lo sostengono: al di là delle cifre in gioco, che nel nostro caso sono davvero contenute, ciò che davvero può fare per noi la differenza è la certezza in tempi brevi del budget su cui possiamo contare. Fa la differenza poter avere certezze a settembre – ottobre, subito dopo la chiusura della stagione, e averle a giugno dell’anno successivo. Cantanti, produzioni e co-produzioni (fondamentali per tessere una rete virtuosa di collaborazioni con altri teatri, altre città, altre nazioni), direttori, registi, se si ha tempo e certezze di risorse, possono essere coinvolti prima e ottenere migliori collaborazioni. Progettare, organizzare, promuovere sia a livello nazionale che internazionale una stagione lirica ha bisogno di tempi lunghi per portare i risultati giusti e a noi, ultimamente, sono mancati questi tempi e tutto ciò che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto senza i tempi necessari…
Sono comunque contento di questa edizione e mi auguro che, ancora una volta, il pubblico, se soddisfatto da ciò che vedrà e ascolterà, diventi il miglior veicolo per pubblicizzare il Festival”
Ma vediamo in dettaglio le opere in cartellone.
Tabarro e Cavalleria saranno le opere del debutto della stagione: nuova produzione del cartellone 2013 della Fondazione Festival Pucciniano che reca la firma del grande regista e drammaturgo italiano
Antonio Calenda e vede sul podio Alberto Veronesi. Tra gli interpreti , il gradito ritorno a Torre del Lago di Renata Lamanda, mentre sarà la prima volta del tenore Francesco Anile, del soprano armeno Karine Babajanayan che sarà Giorgetta e di Anda Louise Bogza Santuzza; nel ruolo di Michele e Alfio il baritono Alberto Gazale. Completano il cast Luigi Roni, MarioBolognesi, Silvia Pasini.
Repliche del dittico 10 e 17 agosto.
Torna TURANDOT ((13-20- 21 luglio/8-24 agosto) nel sontuoso allestimento firmato da tre grandi dello spettacolo italiano, Maurizio Scaparro per la regia, Ezio Frigerio per le scene e Franca Squarciapino per i costumi. Sul podio il gradito ritorno della raffinata bacchetta di Daniel Oren che guiderà Orchestra e Coro del Festival Puccini (Oren cederà la bacchetta a Francesco Ivan Ciampa nella recita del 20 luglio).
A Giovanna Casolla nel ruolo della perfida Principessa Turandot che il soprano napoletano ha interpretato in oltre 500 recite, si alternerà il soprano Nila Masala nella recita del 21 luglio; al principe Calaf daranno voce il grande tenore italiano Marcello Giordani e, nella recita del 20 luglio, una giovane promessa del belcanto italiano, il tenore toscano Angelo Fiore al suo debutto nel ruolo; Liù saranno Majia Kovalenska e Cristine Lewis.
Ancora un nuovo allestimento è il capolavoro Pucciniano TOSCA (26 luglio/7-16-22 agosto) frutto di una coproduzione con il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, l’Opéra de Monte-Carlo e il Teatro Regio di Torino – opera del regista monegasco Jean-Louis Grinda, con le scene di Isabelle Partiot-Pieri, i costumi di Christian Gasc e le luci di Roberto Venturi.
Una Tosca elegante, essenziale e innovativa che vedrà interprete nel ruolo del titolo il soprano Norma Fantini, una delle massime interpreti del ruolo di Floria Tosca, a cui si alternerà nella recita del 16 agosto il soprano lucchese Silvana Froli le cui interpretazioni sono state apprezzate dalla critica per la perfetta adesione ai canoni dell’interprete pucciniana; nel ruolo del pittore Mario Cavaradossi due grandi tenori, l’italiano Marco Berti e lo spagnolo Sergio Escobar. Il nuovo allestimento di Tosca è affidato alla bacchetta di Alberto Veronesi, titolo che il direttore milanese ha più volte diretto a Torre del Lago e recentemente anche in Cina per l’inaugurazione del nuovo Grand Theatre di Tianjin, teatro che, per dimensioni e programmazione, è il secondo Teatro della Cina.
L’omaggio a Giuseppe Verdi è affidato a RIGOLETTO, (19- 27 luglio / 9-23 agosto) in un nuovo, suggestivo allestimento. L’opera è affidata alla regia di Renzo Giacchieri, specialista dell’opera verdiana, ma che a Torre del Lago ha già firmato memorabili allestimenti pucciniani.
Il Duca di Mantova sarà Francesco Demuro e Rigoletto Devid Cecconi , Gilda il soprano russo Ekaterina Bakanova. Sul podio di Torre del Lago debutta l’apprezzata bacchetta di Boris Brott direttore canadese di fama internazionale, mentre le scene sono di Alfredo Troisi per la Bottega Fantastica
Proprio sul dittico vediamo cosa ci dice il regista, Antonio Calenda:
“Un delitto disperato conclude sia Il Tabarro che Cavalleria Rusticana, opere che svelano inattese assonanze: storie di amori tormentati e traditi, e di traditi sogni. Opere intessute di realismo ma che lasciano intuire un anelito al suo superamento.
Ciò si realizza probabilmente grazie all’apporto inestimabile della musica. Raffinatissima, colma di intuizioni quella di Giacomo Puccini che ne Il Tabarro accondiscende alla tendenza al realismo allora in voga, ai dettami parigini di Zolà, ma inserisce in partitura strutture, innovazioni timbriche e formali che testimoniano la sua chiara intuizione della crisi novecentesca e del nuovo orizzonte verso cui volgeva la musica europea.
Esuberante, declinata nel segno dell’esasperata sopraffazione emotiva, tesa e ricercata, la musica di Pietro Mascagni, la cui Cavalleria Rusticana subito trionfò sulle scene italiane e le scosse, restituendo linfa e sicurezza alla lirica e ponendo con decisione al centro dell’attenzione l’etica e le aspirazioni delle figure ai margini della società, dei vinti.
Da esse però sgorgano una forza, un sortilegio che ci invitano a sottrarle alla limitante routine del realismo di provincia, restituendo alle opere cui appartengono un respiro più profondo e misterioso, capace di alludere – come lo erano certo i due compositori – ai mutamenti del Novecento, alle inquietudini della modernità. Inquietudini che vibrano nella nebbia che circonda il barcone sulla Senna, plumbeo sfondo de Il Tabarro, ma che troviamo anche, ugualmente drammatiche, nei personaggi di Cavalleria, portatori di una potente tragicità che risiede non tanto nella storia “rusticana”, quanto piuttosto nella forza ancestrale che li muove.
Se Michele nell’opera pucciniana uccideva il rivale in preda ad un eccesso d’ira, alla rivalsa contro un destino che lo vuole tradito, perdente, privo di quell’amore che rappresentava il suo unico riscatto, Alfio e Turiddu nella Cavalleria sono invece mossi dall’etica distorta dell’onore, del lavaggio dell’onta subita… È dunque una tragedia d’inganno e vendetta, più che d’amore, quella che si va a rappresentare nell’orchestra dell’antico teatro che assiste, muto, ad un ennesimo sacrificio umano”.









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