Proprio con Madama Butterfly si è chiuso il sipario di questa 66° edizione del Festival Puccini, un’edizione che, paradossalmente, il COVID ha reso ancora più bella, più profonda, più intima e suggestiva nonostante le limitazioni che la sicurezza ha imposto a registi, cantanti, orchestrali costringendoli a funambolici equilibrismi.
Abbiamo voluto rincontrare i due protagonisti di questa dolcissima opera che Puccini ha amato sopra ogni altra sua creazione ad esclusione, forse, della bellissima incompiuta, la soprano giapponese Shoko Okada e il tenore partenopeo Raffaele Abete.
SHOKO OKADA
“Di Shoko Okada, al di là della scontata credibilità scenica, colpisce il lavoro su ogni singola frase, che lascia intuire uno studio intenso e minuzioso, così che si ha la chiara impressione di un’interprete che conosce il significato di ogni parola pronunciata da Cio Cio San (…). Vocalmente il soprano possiede tutte le note della parte, eseguita con solidità e fraseggiata con gusto adeguato e buon temperamento drammatico (…)”
Queste parole del critico musicale Fabrizio Moschini, pubblicate su Opera Click, ben rappresentano questa giovane soprano che ha conquistato il pubblico del festival con una interpretazione entusiasmante della piccola Cio Cio San, quasi un debuttato proprio a Torre del Lago dove Puccini ha composto l’opera.
Se non fossero bastati gli applausi che hanno accompagnato le sue due recite, l’attribuzione del premio Cupisti (nato per volontà della Famiglia Cupisti in collaborazione con la Fondazione Festival Pucciniano con l’intento di promuovere e valorizzare giovani artisti), giunto alla sua ottava edizione, è un ulteriore testimonianza del valore di questa cantante non a torto definita dalla critica una “Butterfly d’elezione”.
Quando per la prima volta hai interpretato Butterfly e cosa hai pensato del modo con cui i registi raccontano questo personaggio? Cos’è per te, che sei giapponese, Butterfly?
Il mio debutto nell’opera della Madama Butterfly è avvenuto all’età di 28 anni. Ho avuto la fortuna e l’onore di debuttare in un teatro Giapponese come doppia del famoso Soprano YasukoHayashi (la quale ha cantato l’opera di Puccini per ben 800 volte in tutto il mondo accompagnandosi con i più celebri cantanti nel panorama lirico internazionale) aggiudicandomi un audizione nazionale per il ruolo di Cio Cio San alla quale hanno partecipato centinaia di cantanti provenienti da tutto il Giappone.
A Yasuko che tuttora è la mia Maestra, devo molto di quello che sono adesso. Non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto perché nei ruoli chiavi come quello di Cio Cio San mi ha insegnato ad immedesimarmi in tutta me stessa nei protagonisti di scena, tanto da non aver mai avuto alcun problema durante le mie interpretazioni con i vari registri incontrati. Il ruolo viene definito dallo spartito e successivamente viene adattato dal registra. Mi immedesimo nei miei personaggi con la passione e l’emozione che attraverso le note di uno spartito devono toccare i sensi di chi le ascolta. Nel caso di Puccini è quello che ho voluto trasmettere con la mia Butterfly.
Ogni direttore d’orchestra, pur nel rispetto della partitura pucciniana, suggerisce una lettura musicale anche diversa di questo personaggio: ti è piaciuta la lettura che il M°Catesso ha deciso di dare?
II Maestro Calesso ha diretto la Madama Butterfly attenendosi scrupolosamente allo spartito senza alcuna interpretazione personale agevolando tutti i cantanti dell’opera nel corretto e veloce apprendimento durante il periodo delle prove. Questo approccio ha consentito a tutti di acquisire la giusta fiducia e di potersi esprimere al meglio durante i due eventi programmati.
La direzione della Madama Butterfly è molto difficile ma nonostante tutto il Maestro Calesso si è sempre posto nei confronti dei cantanti ed in quelli dell’orchestra con la massima tranquillità. Questo suo modo di lavorare l’ho apprezzato particolarmente.
La giovane Ciò Ciò San vive il dramma di un amore non ricambiato, della severità dei costumi giapponesi che la puniscono per aver tradito la tradizione, di un Occidente, rappresentato da Sharpless, che non l’aiuta nei confronti di Pinkerton. Ti è piaciuta la lettura scenica e intepretativa della regista Manu Lalli? Cosa di questa drammatica e struggente storia di ha colpito di più?
Manu Lalli ha saputo cogliere ed accentuare gli aspettifondamentali del mio personaggio. Quest’ultima, essendo giovane donna obbligata dalle rigide tradizioni giapponesi a trattenere per quanto possibile le proprie emozioni ed i propri sentimenti, si serve di Suzuki per comunicare tutto ciò con l’ambiente che la circonda. La regista ha saputo cogliere questa sfaccettatura nel legame tra la Batterfly e Suzuki accentuando visivamente con gesti e movimenti di scena questo flusso amplificato di emozioni tra le due protagoniste.
Da un punto di vista mio personale mi sono trovata molto bene a lavorare con lei condividendo fin dal primo giorno l’idea di come sarebbe dovuta essere l’interpretazione del mio ruolo.
RAFFAELE ABETE
Raffaele Abete è uno dei tenori italiani emergenti sui palcoscenici internazionali,
Nato a Napoli, si diploma con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Avellino sotto la guida di Pasquale Tizzani, perfezionandosi in seguito con Luciana Serra, Renato Bruson e Lella Cuberli.
Nel 2010 è vincitore del concorso televisivo “Mettiamoci all’Opera”, un programma realizzato da RAI radiotelevisione italiana andato in onda nel prime time.
Nel 2014 è vincitore del premio “Una voce per l’Arena”, istituito dalla Fondazione Arena di Verona.
Nel 2016 debutta negli Stati Uniti con Tosca, per la riapertura del New York City Opera.
Nell’estate 2017 è stato ospite del Puccini Festival di Torre del Lago nel ruolo di Rodolfo ne La Bohème con le scene di Jean Michel Folon e la regia di Maurizio Scaparro.
È vincitore del Premio Etta e Paolo Limiti 2018 (primo premio assoluto) e del Concorso Ottavio Ziino 2018 (secondo premio e premio del pubblico).
Pinkerton: cinico, opportunista superficiale… E’ giusta, secondo te, questa lettura del personaggio pucciniano oppure è solo parziale? E secondo te il “pentimento” finale è sincero?
Più passano gli anni e più Pinkerton diventerà spregevole agli occhi della società moderna. Spesso non ci rendiamo conto che la comunità è in continua evoluzione e per comprendere veramente il personaggio, bisogna fare un salto temporale all’indietro fino ai giorni in cui il mondo aveva una concezione diversa dei rapporti umani,com’era negli anni di Butterfly. Il cinismo, l’opportunismo o la superficialtà erano caratteristiche comuni al maschio ed il concetto di maschilista non era stato ancora “etichettato” in modo critico.
Pinkerton è solo un uomo del suo tempo.
Persona di successo, luogotenente della marina degli Stati Uniti, leader, la carriera e la società lo hanno trasformato in una persona presa solo da se stessa. lo dimostra ampiamente il dialogo con Sharpless nel primo atto nel quale sembra ignorare ogni ragionevolezza del Console. Questo probabilmente è anche il suo vero limite. La tragedia gli farà comprendere il vero valore degli affetti, il valore di un’altra vita umana.
Sì, per me alla fine è sincero; probabilmente in futuro tornerà a comportarsi nel modo in cui è stato abituato ma in quel momento capisce la gravità dell’errore fatto.
Due mondi diversi si contendono la povera Butterfly: un Occidente arrogante e prevaricatore ed un Giappone che la vorrebbe inchiodare alle proprie tradizioni. Ti è piaciuta la lettura che la regista Manu Lalli ha dato dell’opera e perché?
Sì mi è piaciuta. Manu, pur attenendosi fedelmente al libretto, è riuscita a far arrivare le emozioni e i messaggi ambientalisti e femministi che si era prefissata. L’attenta analisi dei personaggi, un’ambientazione originale e suggestiva, un equilibrio dei sentimenti che attraversavano tutti i personaggi di questa storia (anche quelli “minori”), hanno saputo creare un mix vincente che ha coinvolto prima noi del cast e poi il pubblico che ha risposto con entusiasmo regalandoci momenti indimenticabili.
Quando un regista riesce in questo intento il risultato è indubbiamente un successo.
Butterfly sulle rive del lago che ha visto nascere quest’opera: quali emozioni ti ha dato cantare vicino a dove il Maestro è vissuto e dove ora riposa?
Durante le prove cantavo “Viene la sera” mentre la luna piena si specchiava nel lago alle mie spalle. Il vento era calmo, poche foglie si muovevano sugli alberi e il suono dell’orchestra si fondeva alla perfezione con la natura; il tutto aveva qualcosa di magico. Credo si sia creata la vera atmosfera immaginata dal Maestro mentre componeva il duetto. Avevo la pelle d’oca, le emozioni della musica erano esaltate dal contorno. Lunga vita al Festival Puccini.
A cura di Stefano Mecenate




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