La morte orribile del piccolo Tommaso Onofri, assieme alla commozione e allo sdegno per l’efferatezza del delitto, si accompagna alle reazioni che sono consuete ogni volta che la cronaca nera offende i più elementari sentimenti di umanità e pietà.
Non manca l’abituale proposta di reintrodurre nel nostro ordinamento la pena di morte.
Ma la vicenda ha portato alla luce non solo le squallide bassezze che si annidano nei meandri dell’animo umano. Ha evidenziato anche le distorsioni giudiziarie e mediatiche che in Italia, purtroppo, caratterizzano sempre i grandi e piccoli eventi di cronaca nera.
Le segnaliamo perché se niente si può fare per eliminare le prime, molto si dovrebbe per contrastare le seconde. E le considerazioni che facciamo hanno a vedere con il voto del 9 e 10 aprile, con i due schieramenti in campo e con i singoli partiti che li compongono.
La prima ripropone l’incredibile caravanserraglio che sempre appare all’orizzonte quando un fatto è sotto la lente d’ingrandimento dei media e tiene col fiato sospeso il Paese: ricordate Alfredino Rampi nel maledetto pozzo di Vermicino? E tutti gli inventori, maghi, contorsionisti presi sul serio e inutilmente, nel drammatico trascorrere delle ore? E ricordate le drammatiche settimane del sequestro Moro e le sedute spiritiche di Romano Prodi? Indovini e fattucchiere sono stati presi sul serio anche questa volta, fino a impiegare centinaia di uomini a dragare corsi d’acqua su indicazione di uno di questi.
Ancora più grave la seconda considerazione. Paolo Onofri, padre di Tommaso è stato senza ragione dato in pasto all’opinione pubblica per suggerire chissà quali crimini. Lui, che era vittima, messo sotto pressione psicologica dagli inquirenti, con l’aiuto consapevole di giornali, radio e televisioni, per costringerlo a confessare.
E’ un cliche abituale in Italia. Lo conosciamo e sappiamo che a molti piace. A Berlusconi viene giustamente rimproverato di non aver fatto tutto quanto aveva promesso per correggere questa stortura. A Prodi si può rimproverare di non porsi nemmeno il problema, accerchiato com’è da giustizialisti di ogni risma.
Dai laici, liberali e socialisti di entrambi gli schieramenti è giusto pretendere un atteggiamento coerente. Cioè, che non si voltino dall’altra parte ogni volta che il problema si ripropone.
Tommy e l’inutile gogna del padre
La vicenda ha portato alla luce non solo le squallide bassezze che si annidano nei meandri dell’animo umano. Ha evidenziato anche le distorsioni giudiziarie e mediatiche che in Italia, purtroppo, caratterizzano sempre i grandi e piccoli eventi di cronaca nera.

Riscoprire il valore del silenzio
Educarci al silenzio
Mentre scrivevo questo commento per il sito dei miei allievi si stava concludendo, forse, il funerale di Tommaso Onofri.
Sono contento che in casa mia si sia scelta la strada del silenzio e l’astensione dal detestabile evento mediatico televisivo come abbiamo fatto per Celentano e Sanremo.
E’ triste dover mettere insieme l’aspetto collettivo di una tragedia come quella del bimbo di Parma e le ordinarie amenità mediatiche mosse solo da interessi di “auditel” e diavolerie varie. Mi auguro che non ci sia il momento finale dell’applauso isterico-collettivo introdotto da quelle fabbriche di demenza che sono le reti TV commerciali italiane. Il silenzio è il più significativo saluto che si possa dare ad una vita che se ne va e i modo così atroce. Purtroppo questo evento mediatico richiama nella mente di noi vecchietti quanto accadde in Italia nel Giugno 1981. Anche allora la TV dette prova di scarsa responsabilità nella gestione di un evento che, pure nella sua tragicità, era meglio lasciare nella cronaca locale.
link a http://www.tesionline.it/news/cronologia.jsp?evid=2040
Questo articolo vi rende tanto tanto onore, è la conferma di quello che avevo scoperto per caso pochi giorni fa’.
Mi presento, sono Roberto Ballerini, zio di una ragazza morta precipitando da una finestra del liceo che frequentava.
Senza la benchè minima prova è stato urlato dai media che si era suicidata.
Nessuno, ripeto nessuno, dei media, ha sentito il bisogno di verificare se quello che avevano “affermato”, aveva dei riscontri, oppure la tesi del suicidio poteva nascondere responsabilità che quella tesi eliminava.
Come dicevo sopra, l’altro giorno, navigando alla ricerca di informazioni, sono capitato sulla mia lettera che apriva un forum, su un portale di giovani, pubblicata sul Vostro sito con questo preambolo:
Ogni individuo ha il diritto di vivere avendo garantita la propria dignità. Non solo quando lo si accusa di qualche crimine ma anche quando muore. Per rispettare la dignità di Claudia, la ragazza di 18 anni suicidatasi a Firenze “gettandosi” (!?!) dalla finestra di una scuola, pubblichiamo senza commenti la lettera di un familiare, apparsa sul forum di un importante portale studentesco.
La redazione
L’ho incollata, così come l’avete scritta Voi…
Mi si è aperto il cuore, come uomo sono stato contento di scoprire che c’è ancora qualcuno che combatte un giornalismo povero di valori… anche se purtroppo credo che anche in questo caso si può adattare il detto che ogni paese ha il giornalismo che si merita.
Vi ho inserito tra i miei preferiti, sarò un assiduo lettore.
Roberto Ballerini
Quello che dice Dani può essere fondato sul piano del sospetto ed autorizzare ad indagare. Ma non si può gettare fango sulle persone senza prove! Cosa- ha ragione Pensalibero_ che in Italia avviene troppo spesso.
Sarà. Ma è possibile che né il padre né la madre di Tommaso abbiano riconosciuto l’Alessi la sera del sequestro, uno che aveva lavorato in casa loro per quattro mesi? Ed è possibile che un sequestro per estorsione si concluda dopo mezz’ora con l’uccisione del bambino perché piange? Sarà, ma ho l’impressione terribile che tutti sapessero l’esito fin dall’inizio. Forse una vendetta subita per evitare una vendetta peggiore, ma spero sinceramente che la mie siano solo fantasie dietrologiche. Paolo Dani