Temo che la richiesta di Trump di innalzare a oltre il 2% del pil (e sino al 4%) la spesa militare dei paesi Nato sia solo una mossa per aumentare le commesse estere di caccia e navi a stelle e strisce. Tanto più che la Nato è un’alleanza che riguarda la difesa dell’Europa, e questo restringe il campo dei possibili nemici alla sola Russia: che ora il presidente Usa utilizzi Putin come spauracchio per costringere gli europei ad allentare i cordoni della borsa quando pochi giorni fa strizzava l’occhio al capo del Cremlino la dice lunga sulla sua doppiezza. Peccato però che gli europei sappiano bene che l’unica minaccia che Mosca capisca sia quella nucleare. Sarebbe quindi utile comprendere il vero scopo di una richiesta di aumento delle spese militari convenzionali degli alleati Ue da parte americana. Possono venire in mente varie ipotesi. La prima, più ovvia, è che gli Usa siano disponibili a continuare a mantenere sulle proprie spalle le spese per l’apparato di difesa nucleare, in funzione antirussa in primis, che gli europei sfruttano ma che non vogliono sostenere per vari motivi (talvolta scritti nelle loro costituzioni): devono perciò dare qualcosa in cambio. E qui torna la questione delle spese militari possibili, a vantaggio, s’intende, dell’apparato industriale americano.
Fabrizio Amadori

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