
Schrader torna a Venezia con un film violento e a tratti onirico, come il regista e sceneggiatore ci ha insegnato ad apprezzare e ad aspettarci.
Oscar Isaac, un giocatore di poker che odia il disordine e tende a ricoprire ogni centimetro della stanza che occupa con lenzuola bianche e asettiche, incontra un ragazzo che ha abbandonato il college, non ha più rapporti con la madre che lo ha lasciato solo con un padre violento che alla fine si uccide. Una storia tragica che nasconde di più.
Cirk (si pronuncia Kirk, ma si scrive con la C, come lui stesso tiene a puntualizzare fin dalla prima volta) è figlio di un ex commilitone di William Tell (Oscar Isaac). I due sono stati insieme ad Abu Ghraib, addestrati da un contractor per diventare torturatori, alla fine sono stati i soli a pagare. Mentre Will ha trovato pace in galera, la stessa che esprime nel gioco di strategia che per lui è il poker, l’altro si suicida.
Un film sulla violenza che ognuno di noi si porta dentro, su quello che siamo in grado di fare sotto stress e quando spinti da altri per un bene più grande ma è anche un film sul rapporto padre figlio: quello mai avveratosi tra Cirk e suo padre e quello che si instaura tra Will ed il ragazzo.
Il tutto si arresta quando Cirk mente a Will e si reca lo stesso a casa di Gordo(Willem Dafoe), l’uomo che ha addestrato i due torturatori, con l’intento di ucciderlo.
Impreparato e male armato, Gordo non ci mette molto ad ucciderlo, scatenando così Will che ha cercato di lasciarsi il passato alle spalle. Ma il passato torna sempre a reclamare la sua libbra di carne.
Un film circolare che si apre e si chiude nello stesso luogo. E’ la prigione che fa sorgere una domanda nello spettatore: quello che abbiamo visto avviene davvero, oppure è solo frutto della fantasia di Will, un modo per immaginare la vendetta che non ha mai potuto gustare? Non lo sapremo mai. Come in tutti i film di Shrader, è la sensibilità dello spettatore che deve rispondere a questa domanda. Noi possiamo solo suggerire allo spettatore di andare in sala, sedersi al proprio posto e lasciare che il film faccia il suo corso.
Maria Rita Monaco

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