
Lo scenario geopolitico vede una crescente convergenza tra Russia e Cina in opposizione agli Stati Uniti, con tensioni che si sono acuite in seguito a recenti sviluppi militari e alla scadenza di storici trattati di controllo degli armamenti. Nella giornata di ieri, la Russia e la Cina hanno reagito duramente all’azione militare condotta dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La Russia ha condannato l’attacco, affermando che l’Iran è stato colpito perché “non si sottomette ai diktat” (dettato) occidentali. L’ambasciatore russo all’ONU, Lo scenario geopolitico vede una crescente convergenza tra Russia e Cina in opposizione agli Stati Uniti, con tensioni che si sono acuite in seguito a recenti sviluppi militari e alla scadenza di storici trattati di controllo degli armamenti. Nella giornata di ieri, la Russia e la Cina hanno reagito duramente all’azione militare condotta dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La Russia ha condannato l’attacco, affermando che l’Iran è stato colpito perché “non si sottomette ai diktat” (dettato) occidentali. L’ambasciatore russo all’ONU, Vasily Nebenzya, ha accusato gli USA di aver programmato l’attacco nonostante i progressi nei colloqui nucleari. La Cina ha espresso ferma condanna per l’uso “indiscriminato” della forza, chiedendo di evitare ulteriori escalation e sollecitando il ritorno al dialogo internazionale. Il 4 febbraio 2026 è ufficialmente scaduto il trattato New START, l’ultimo accordo rimasto tra Russia e Stati Uniti per la limitazione delle testate nucleari strategiche. , ha accusato gli USA di aver programmato l’attacco nonostante i progressi nei colloqui nucleari. La Cina ha espresso ferma condanna per l’uso “indiscriminato” della forza, chiedendo di evitare ulteriori escalation e sollecitando il ritorno al dialogo internazionale. Il 4 febbraio 2026 è ufficialmente scaduto il trattato New START, l’ultimo accordo rimasto tra Russia e Stati Uniti per la limitazione delle testate nucleari strategiche. Per la prima volta dal 1991, non esistono più limiti concordati agli arsenali nucleari delle grandi potenze. Mentre l’amministrazione Trump (tornata in carica nel 2025) spinge per un nuovo accordo trilaterale che includa anche la Cina, Pechino ha ribadito la propria indisponibilità a partecipare a negoziati formali in questa fase. In questo contesto, il 23 febbraio 2026 si sono tenuti a Ginevra colloqui preliminari tra delegazioni USA, russe e cinesi, ma senza risultati concreti immediati. L’asse Mosca-Pechino continua a consolidarsi attraverso esercitazioni congiunte e supporto strategico. Esercitazioni Navali: Il 19 febbraio 2026, la Russia ha inviato la corazzata Varyag per partecipare all’esercitazione congiunta Maritime Security Belt 2026 nello Stretto di Hormuz, insieme a Cina e Iran. La Cina ha definito la propria partnership con la Russia “indispensabile” per bilanciare quella che percepisce come l’egemonia statunitense. Fonti militari cinesi hanno criticato la Strategia di Difesa Nazionale USA del 2026, che mira a dissuadere Pechino attraverso una linea difensiva lungo la “Prima Catena di Isole”. L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziato nella mattinata del 28 febbraio 2026, segna un’escalation senza precedenti in Medio Oriente, con l’obiettivo dichiarato di un cambio di regime a Teheran. Israele ha denominato l’offensiva “Ruggito del Leone”, (Lion’s Roar) mentre gli USA procedono con la “Operation Epic Fury” (Operazione Furia Epica). I raid hanno colpito siti nucleari, infrastrutture missilistiche, basi della Marina iraniana e centri di comando delle Guardie della Rivoluzione (IRGC). Per la prima volta in combattimento, gli USA hanno integrato il lancio di missili Tomahawk con l’uso massiccio di droni d’attacco “one-way” (a senso unico) per neutralizzare le difese aeree iraniane. Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno dichiarato che la Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, sarebbe stato ucciso in un raid sul suo compound (complesso dell’edificio) Teheran. Le autorità iraniane smentiscono, insistendo che sia vivo e al sicuro. La rappresaglia di Teheran è stata immediata, estendendo il conflitto oltre i propri confini. Lanci di missili hanno preso di mira installazioni militari americane in Bahrein, Kuwait, Qatar e Giordania. Il bilancio provvisorio fornito dalla Mezzaluna Rossa parla di oltre 200 morti in Iran. Si registrano feriti anche all’aeroporto di Dubai e a Tel Aviv a causa dei detriti e dei missili intercettati. Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha espresso supporto all’operazione per fermare il programma nucleare iraniano. In Europa, le reazioni sono di forte preoccupazione per una possibile destabilizzazione globale. In sintesi, la “sfida totale” di Russia e Cina agli Stati Uniti segna la fine dell’ordine mondiale unipolare e l’inizio di un’era caratterizzata da instabilità permanente. La mancanza di canali di comunicazione diretti tra il Cremlino, Zhongnanhai e la Casa Bianca aumenta esponenzialmente il rischio che una provocazione locale (in Iran o Taiwan) degeneri in un conflitto globale diretto. In definitiva, l’attacco all’Iran ha agito da accelerante: Russia e Cina hanno smesso di “contenere” gli USA e sono passate a una fase di contrattacco coordinato per ridisegnare i confini del potere mondiale.
“Reza Pahlavi: salvatore della democrazia o fantasma di una monarchia che l’Iran ha già rigettato?”
Giuseppe Basilico

Lascia un commento