
Il mondo ha scoperto la AI, qualcuno in ufficio dice che ha un gran mal di testa, tu gli consigli al volo di prendere una bustina di OKI che hai nello zaino, una collega sente tutto, digita sul cellulare e parte con una filippica sulle controindicazioni dell’ibuprofene e sostiene che è molto meglio una semplice Aspirina, lo ha detto AI e quindi è incontestabile.
Discuti su un progetto in funzione delle nuove leggi sull’ambiente, mentre illustri i tre collaboratori che hai davanti non ti guardano negli occhi: digitano sul malefico cellulare.
Appena hai finito intervengono: parte il primo e sostiene che non è così perché Chat GPT sostiene una tesi diversa, si incazza l’altro perché Gemini, secondo lui più affidabile, dice esattamente l’inverso, il terzo si è affidato a Meta ed è uscita una terza risposta.
Nessuno dei tre ha studiato il decreto legge, 70 pagine sono come la parere nord dell’Everest. Un minuto di tastiera e hai la risposta.
Le estraggo dallo zaino evidenziate nei punti focali, non ci credono, ma come, non può essere, la Gazzetta Ufficiale è stata stampata male, non possono aver torto le tre intelligenze artificiali, non possono sbagliare. L’impasse è imbarazzante, non vale nemmeno l’evidenza. Sei occhi sbarrati come i mirini delle vecchie Mercedes.
Sono due esempi reali, nulla di romanzato.
Uno strumento che può essere usato in modo intelligente per migliorare la nostra vita è stato usato, nel caso da tre persone laureate, per non studiare, non approfondire un argomento vitale per il nostro futuro, la transazione ecologica. Professionisti (!!!), studenti, casalinghe hanno affidato le risposte alle loro lacune all’AI trasformandola in AD, deficienza artificiale.
Oramai è una pandemia, serve un nuovo vaccino, un’iniezione di fosforo, una doccia gelata: questi tre professionisti si sono fatti auto-sostituire dall’AI, il cassiere delle banca che si rifiuta di fare un’operazione perché la puoi fare alla cassa automatica a pochi metri di distanza (con relativa coda) si è auto canditato ad andare a casa a girarsi i pollici. Nessuna alternativa.
Continuiamo a studiare, approfondire, ideare, non facciamoci volontariamente sostituire dalla Deficienza Artificiale.
Questo il vero pericolo e lo ha ben capito Dario Amodei, il super scienziato che ha inventato la versione “plus” di questa deficienza: se non adeguatamente educati all’uso finiremo per farci auto sostituire da questo strumento, che se ben usato ci dà un ottimo servizio.
A parte pochi eletti al suo servizio, saremo del tutto inutili.
Nessuno che si preoccupi di istruire ed educare studenti, lavoratori, donne, uomini, persone a rimanere tali e ad usarla come strumento, non come sostituto. Affrettiamoci.
Tutti studiano per istruirla ad eliminare, tagliare lavoratori, tagliare costi: a chi venderanno questi imprenditori i cellulari, i computer, i gelati, le calze….alla signora AI?
Al momento si tratta certamente della signora AD: Artificial Deficiency, una locusta che svuota le nostre menti e con loro i nostri ruoli.
Fiorenzo Da Ros

Concordo totalmente. Mi ricordo che qualche mese fa vidi un noto giornalista che, nel corso di una trasmissione televisiva, insisteva sulla veridicità di alcuni dati affermando che li aveva letti su Chat-gpt. Umberto Eco insisteva sulla necessità del filtraggio e della revisione critica delle informazioni nell’era di internet; oggi con i large language models – soggetti spesso ad errori e allucinazioni – tutto ciò diventa ancora più essenziale.