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Terrorismo: chi lo dice che non dobbiamo cambiare stile di vita?

E’ una grande banalità che potrebbe indurre a colpevole inerzia.

di Nicola Cariglia | 22 Agosto 2017

Si era a metà degli anni ’70, in pieno terrorismo. Capitava che sin dai giornali radio del mattino le giornate fossero scandite dai drammatici annunci di attentati, ammazzamenti, stragi, arresti e ferimenti che erano l’effetto della guerra in corso tra le forze dell’ordine e i demenziali opposti estremismi, di destra e di sinistra, con i quali civettavano certe opposte “intellighentiae” allora in auge. Nacque in questo clima la legge Reale, dal nome del ministro repubblicano della giustizia di uno dei governi di centro-sinistra, il quarto presieduto da Aldo Moro. Era una legge che, in nome dell’emergenza da tutti riconosciuta, metteva seriamente in discussione alcuni caposaldi del nostro stato di diritto. Tanto per dare un’idea: custodia preventiva, non in flagranza di reato fino a 96 ore prima dell’eventuale conferma dell’autorità giudiziaria; consenso alle forze dell’ordine di usare  le armi non solo in presenza di violenza o di resistenza, ma comunque quando si tratti di «impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona»; divieto di usare caschi e quant’altro in luogo pubblico che non permettesse la immediata riconoscibilità delle persone. Ci furono polemiche, ovviamente. Io stesso in pubbliche assemblee ed in sedi  istituzionali mi pronunciai spesso contro queste misure, ed anche in occasione delle modifiche successive, addossandone la colpa al clima di unità nazionale. A giugno del 1978 si tenne un referendum promosso dai radicali e gli italiani si pronunciarono per la conferma della legge Reale.

Mi sembra abbastanza naturale evocare quel lontano precedente di fronte alle paure e ai concreti pericoli del terrorismo odierno che fanno temere anche per il nostro Paese. “Non modifichiamo il nostro stile di vita – come molti dicono – perché la daremmo vinta ai terroristi islamici che vogliono proprio questo” mi sembra una grande banalità. O quanto meno una affermazione che non deve essere presa alla lettera. Potrebbe infatti indurre a colpevole e tragica inerzia. L’Italia deve studiare proprie misure, come tutti gli stati del mondo che corrono gli stessi gravissimi pericoli di attentati sanguinari. E non è detto, ancora una volta, che non si tratti di misure che urtano contro i sacri principi dello stato di diritto e delle conquiste degli ultimi decenni nel campo dei rapporti tra gli stati e della libera circolazione delle persone. Le guerre si affrontano con i mezzi propri delle guerre.

Ecco perché sarebbe ancora più necessaria una profonda mutazione della classe politica e dirigente italiana. Chiedere sacrifici ai cittadini è possibile solo in un rinnovato clima di fiducia verso le istituzioni democratiche. Tanto più se si chiedono limitazioni  ai diritti e alle libertà frutto di lenti processi di crescita. Dovrà esserci, in tal caso, anche un clima ampio di concordia nazionale. C’è da augurarsi che le elezioni politiche della prossima primavera non si svolgano in un clima drammatico a causa di eventi tragici. Ma in ogni caso il tema della lotta al terrorismo non è solo in campo. Dovrà essere la priorità assoluta per orientare il nostro voto.

 

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: aldo moro, anni, classe politica, concordia, consenso, elezioni, elezioni politiche, giornali, legge reale, misure, mondo, persone, radicali, referendum, stile di vita, unità nazionale

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. paolofrancia

    26 Agosto 2017 alle 23:16

    Mi sembra, con tutto il rispetto del problema terrorismo, che l’Italia ne abbia altri di problemi, ma condivido che la frase citata da Nicola è di una grande banalità, come lo sono le candele, i mazzolin di fiori e la retorica, dopo ogni attentato (per ora all’estero), anche se quella post terremoto non è che sia piu sopportabile, anzi……

    Rispondi
  2. Ricky Raider

    24 Agosto 2017 alle 17:25

    Viene il dubbio che la legge Reale non sia più operativa… ma forse non è così, tutt’al più sarà probabilmente inadatta all’emergenza terroristica attuale, che ha modalità un po’ diverse da quella degli anni ’70… Vorrei però far notare la concomitanza degli attentati con particolari situazioni nei vari paesi e, relativamente a quelli di Barcellona, con il trend politico della Catalogna e dello sciopero selvaggio degli addetti alla sicurezza degli aeroporti spagnoli… risultato: controllo dell’area da parte dei corpi speciali della polizia spagnola, per cui, niente più scioperi, nè idee di secessionismo… perdipiù, gli Spagnoli non hanno trovato di meglio che scontrarsi tra “fascisti” anti-immigrati e c.d. antifascisti… complimenti ai registi: hanno preso due piccioni (meglio dire pollastri) con una fava… anzi, tre, perché adesso il regime di polizia sarà più facilmente accettato dalla cittadinanza, grata al governo per la sua “protezione”…
    In quanto all’Italia, compiere attentati in un paese, la cui politica è del tutto prona ai dictat dei potentati finanziari non avrebbe poi tanto senso… ma ne acquisterà allorché cominceranno anche qui scioperi selvaggi e trend politici anti-€uro e UE… provare per credere…

    Rispondi

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