A Parma la “dissennata” fonte di rischio non contraddice i numerosi esempi di buon “funzionamento” dei termovalorizzatori di Milano (Figino) e di Napoli (Acerra).

Concordo con Fabbri sull’inopportunità della protesta del capo del M5S che sbandiera in campo lo slogan sui prodotti alimentari contaminabili da presunta “diossina”. È doveroso un breve chiarimento sul deragliamento pedagogico di Beppe Grillo.
Innanzitutto va detto a chiare lettere che la valorizzazione dei rifiuti solidi urbani (RSU) non costituisce un problema, ma è una risorsa per l’economia italiana e la materia ambientale. A Parma la “dissennata” fonte di rischio non contraddice i numerosi esempi di buon “funzionamento” dei termovalorizzatori di Milano (Figino) e di Napoli (Acerra). Codesti impianti assicurano il rispetto di tutte le norme in materia ambientale prevista dal Decreto Legislativo 29 giugno 2010 n. 128.
I progetti degli “inceneritori” subiscono la valutazione d’impatto ambientale (VIA) mediante la quale vengono evidenziati gli effetti sull’ambiente titolato ad accoglierli. La VIA prevede misure per evitare, ove possibile, a ridurre le emissioni nell’aria dei fumi nocivi prodotti dalla combustione dei RSU che alimentano i termovalorizzatori e conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente. Ogni impianto realizzato per entrare in esercizio abbisogna di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) da parte di autorità competente. L’autorizzazione include il rispetto di valori limite di emissione fissati per le sostanze inquinanti contenute nei fumi immessi in atmosfera, nonché gli opportuni requisiti di controllo delle emissioni sia per il normale esercizio che per le fasi di avvio e di arresto del termovalorizzatore, per le emissioni fuggitive, per i malfunzionamenti e per fine attività.
Dopo questo incipit normativo, ripeto che taluni ciarlatani confondono il progresso tecnologico con l’oscurantismo, al pari della confusione che generano nella testa dei cittadini, diffondendo notizie che non corrispondono al vero.
L’oncologo Prof. Andrea Ardizzoni su La Gazzetta di Parma ha espresso le sue preoccupazioni lecite, ma non supportate da dati scientifici circa l’incidenza di mortalità per tumore nei siti ove sono presenti inceneritori di RSU. È appena il caso di rammentare che l’Europa è disseminata di “inceneritori” da oltre 20 anni ed i loro dati epidemiologici hanno escluso già il connubio tumore-inceneritore.
L’educazione ambientale e l’emergenza rifiuti di Roma e Napoli spingono il Governo ad affrontare senza indugi il problema delle infrastrutture per la raccolta differenziata dei RSU, la loro valorizzazione tramite termovalorizzatori ed annessi impianti di riciclaggio, nonché mediante impianti dell’umido da FARSU (Frazioni organiche dei rifiuti solidi urbani).
Purtroppo in Italia dei 32,5 milioni di tonnellate di RSU e dei 134,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, prodotti ogni anno, soltanto 24,5 milioni di tonnellate vengono utilizzati dal recupero energetico. Urge la tracciabilità logistica dell’enorme massa di rifiuti indifferenziati che da anni vengono affossati nelle discariche. Ci conforta la notizia diffusa dal Ministero dell’Ambiente, dopo due anni di inerzia, circa l’entrata in attività dal 01 ottobre 2013 del SISTRI (Sistema telematico di tracciabilità dei rifiuti). Si tratta dell’avvio con una prima fase di controlli limitata ai gestori dei rifiuti pericolosi. Successivamente il SISTRI potrebbe funzionare a pieno regime operativo assicurando la tracciabilità informatizzata, anziché quella cartacea, delle diverse tipologie di RSU, di rifiuti speciali, quelli pericolosi e tossici-nocivi; coinvolgendo tutti i gestori ed i produttori della filiera nazionale costituita da 77 mila aziende di settore.

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