Quello che Violante pensava ieri ci fa capire la giurisdizione come è, ma non dovrebbe essere; quello che pensa oggi rappresenta ciò che la giurisdizione non è, ma dovrebbe essere.

Qualcuno ha manifestato il suo più che legittimo dissenso. Eppure il caso di Luciano Violante non è una sorta di ripetizione dello strano sdoppiamento tra il noto dott. Jeckill e Mr Hyde.
Violante ha compiuto tutta intera una parabola che lo ha portato ad abbracciare posizioni corrette in tema di giustizia dopo essere stato uno dei più capaci, e perciò pericolosi, esponenti di quella corrente di magistrati che attraverso l’uso improprio della toga intende trasformare la società sovvertendone il corso stabilito dagli elettori attraverso il loro libero voto.
Addirittura era considerato l’anello di congiunzione di questi togati con la politica. E questo grazie agli alti incarichi ricoperti nel PCI-PDS-DS ed in Parlamento, fino alla presidenza della Camera dei Deputati. Tanto da essere costretto alle dimissioni da presidente della Commissione parlamentare contro la Mafia per avere anticipato, ovvero dimostrato di conoscere in anticipo, le accuse di collusione con la Mafia che avrebbero poi costretto Giulio Andreotti a sostenere, da imputato poi assolto, un ultradecennale processo di fronte ai giudici di Palermo.
Oggi Violante non occupa più posizioni di rilievo a livello politico. Ma è ritenuto, a ragione, una voce autorevole in tema di giustizia: non solo per essere stato magistrato lui stesso ed esponente politico di primo piano, ma anche per la sua indiscussa competenza tecnica. E molti “compagni” non gli perdonano le ultime esternazioni che affrontano il tema giustizia secondo criteri che qualsiasi liberale e sostenitore dello Stato di diritto non può che condividere.
Prima ha detto che era possibile valutare il ricorso alla Corte Costituzionale sulla retroattività della legge Severino in tema di ineleggibilità alle cariche pubbliche. E certi “compagni” dopo averlo linciato a parole sono passati a vie di fatto, fortunatamente solo con gavettoni e spintoni. Ultimamente, attraverso una ineccepibile intervista al Messaggero ha detto tutto quello che c’era da dire su certi suoi ex colleghi. In particolare ha denunciato la pretesa di farsi “controllori di legalità” piuttosto di limitarsi all’accertamento di reati, previa manifestazione di notizia di reato.
Ed è proprio questo il punto che ha portato alla abnorme dilatazione del potere di indagine, con i pubblici ministeri che non si attivano in seguito alla notizia di un reato ma cominciano ad indagare addirittura per andare a cercare queste notizie: con tutti gli abusi e gli eccessi che ne conseguono ed il sospetto che l’iniziativa giudiziaria possa trasformarsi in iniziativa politica.
I nemici dell’ex presidente della Camera, invece di entrare nel merito delle sue tesi, e magari di controbatterle, hanno perfidamente insinuato che egli cercasse appoggi per ottenere nuovi incarichi: la Corte Costituzionale o, addirittura, la Presidenza della Repubblica.
A noi pare, più semplicemente, che possa avere preso atto di quanto le tesi abbracciate in gioventù fossero errate. Ne è passata di acqua sotto i ponti. A Berlino è crollato un muro. Gli eroi di un tempo o si sono dimostrati farlocchi (Di Pietro, Ingroia etc.) o si stanno godendo le loro laute pensioni (Borrelli) o doppie pensioni, grazie a code parlamentari assicurate dai partiti postcomunisti (Paciotti, D’Ambrosio e molti altri).
Ovunque volga lo sguardo, sia nel campo politico attuale, sia in quello della magistratura, Violante non trova i compagni di un tempo e nemmeno personaggi che lo soddisfino per spessore. Ed ha riscoperto il valore insostituibile ed ancora più il bisogno dell’indipendenza di giudizio. Che poi è proprio la dote che deve avere ogni magistrato.
E la sua parabola contiene tutta intera la metafora della funzione giurisdizionale: quello che Violante pensava ieri ci fa capire la giurisdizione come è, ma non dovrebbe essere; quello che pensa oggi rappresenta ciò che la giurisdizione non è, ma dovrebbe essere.

E se uno innocente lo fosse davvero?
A noi italiani ci frega il formalismo ma non quello che invita al rispetto delle regole ma quello stupido e masochistico che ci fa dare un calcio nelle palle e ridere del male che ci stimo facendo! L’esempio tipico è la frase ” si è innocenti fino alla Cassazione” che è una corbelleria immensa! Intendiamoci sarebbe un principio di giustizia bellissimo se vivessimo in un paese normale con tempi di giustizia normali ma sappiamo bene che non è così e la frase di cui sopra si trasforma in un immenso ” tana libera tutti” che lascia fior di ladri e truffatori a fare i loro porci comodi per decenni per avere( quando capita) pene leggerissime dopo decenni quando ormai sono in pensione.Negli Stati Uniti sei innocente fino al primo grado ma se vieni condannato vai subito in carcere e poi fai tutti gli appelli che vuoi( in America ci sono fino ad 11 gradi di appello fino alla Suprema Corte che equivale alla nostra Corte Costituzionale e ti puoi appellare anche al Presidente) e vieni licenziato immediatamente qualunque lavoro fai quindi non puoi scappare dalla pena facendo appello e dichiarandoti innocente fino alla fine.