Qual’è la strategia di Confindustria per lo sviluppo economico, c’è un’idea forte, un progetto per le imprese ? Che cosa fanno le associazioni datoriali per impedire che di questo tessuto economico-sociale sia fatta vieppiù terra bruciata?

2. Casa e fisco: di stangata in stangata.
Dal 1 gennaio 2014 via al taglio delle agevolazioni sul bene “casa”. La notizia è già stata più volte riportata dalla stampa ma per ora non pare aver scatenato apprensioni. Eppure con detto taglio l’esenzione prevista, ad esempio, nel caso di un trasferimento disposto nell’ambito di un procedimento di separazione o divorzio, sarà abrogata e si passerà da una imposta di registro pari a “zero” ad una del “9%”. Si: novepercento! Se l’immobile in questione ha un valore di 200 mila euro, 18 mila li ingoierà il fisco.
L’idea di eliminare la selva di agevolazioni dalla giungla normativa fiscale, onde disboscarla, è in assoluto corretta ma ciò porterà ad intollerabili aberrazioni se contestualmente non si varerà una legislazione fiscale nuova di pacca. In poche parole, la questione non dovrebbe essere “eliminare le agevolazioni”, bensì superare con una nuova, organica e razionale normativa, un sistema complesso ed opaco per raggiungere concreti obiettivi di semplicità e chiarezza delle norme giuridiche, nel rispetto di limiti quantitativi che deve essere il buon senso, prima che una norma giuridica, a fissare. Principi che dovrebbero anzitutto governare proprio la materia fiscale, per la delicatezza e il rilievo che essa assume nel rapporto ‘costituzionale’ tra cittadini-contribuenti e Stato-amministrazione. Ma i responsabili della legislazione (che siedono nel Governo e nel Parlamento) si sentono evidentemente autorizzati ad affastellare azioni ed omissioni distruttive: che contraddicono, negano alla radice il diritto di proprietà e riducono sensibilmente la libertà dei cittadini. Prelevare, saccheggiare, dilapidare. Questo è l’imperativo delle zelanti locuste.
3. Quanto l’evasione fiscale è nelle segrete corde di chi in apparenza la combatte?
D’altronde, avere responsabilità istituzionali e dover essere al di sopra di ogni sospetto quando si impongono tasse e sacrifici ai contribuenti non è un must neppure all’estero. Capita così di leggere l’episodio delle dimissioni di David Heaton, già consigliere del governo britannico ed esperto di lotta all’evasione fiscale. Stando a quanto rivelato dalla BBC, alcune settimane prima di assumere il prestigioso incarico Mr. Heaton era stato ripreso da una candid camera nel corso di una conferenza dal titolo “101 idee per pianificare le tasse” mentre dava consigli ai contribuenti perché il loro denaro sfuggisse alle grinfie del cancelliere. Ora, a prescindere dalla disavventura di Mr. Heaton – che avrebbe potuto esserci anche simpatico se avesse coerentemente rifiutato proprio il ruolo che contraddiceva la sua intima convinzione – ci dobbiamo porre una domanda: quanto credono a ciò che affermano, quanto ci prendono per il didietro quelli che mettono le mani nelle nostre tasche, con impudica sicumera, un giorno sì e l’altro pure?
Ecco, vedete, leggere il giornale è come accedere ad un bollettino di guerra, di una guerra perduta: la sensazione della debâcle è quotidiana.

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