E’ quasi certo che la riforma del sistema radiotelevisivo come prevista dal disegno di legge del governo non vedrà mai la luce.
Senza l’assenza, non si sa quanto voluta, di qualche senatore della cosiddetta opposizione il Governo, al Senato sarebbe già stato battuto a ripetizione. Figuriamoci se ha possibilità di passare un provvedimento che trova ostacoli fuori e dentro la maggioranza.
A Napoli si direbbe che Prodi e Gentiloni (ministro per le Comunicazioni) hanno fatto ‘ammoina.
E’ un colpo di disturbo: si attacca Berlusconi per tenerlo impegnato su un fronte a lui molto caro e trattare su tutto il resto. O su una parte.
Ma anche così, i movimenti di Prodi nel settore TV spiegano ancora meglio le finalità del presidente del consiglio.
Essi sono strettamente correlati a quanto già avvenuto nel settore bancario ed a quanto è in corso nella vicenda Telecom. L’azienda di cui, per ora, Tronchetti Provera ha il controllo, non è solo un colosso della telefonia. Possiede due TV ed è lanciata nel campo dei contenuti dei media.
Il disegno di Prodi si è disvelato appieno: crearsi potenti appoggi nella finanza, nel credito ed anche controllare stampa e TV più di quanto già non avvenga tramite la RAI e i grandi giornali che appartengono al mondo del credito, della finanza e dell’industria che già ha appoggiato Prodi.
Il quale sa ormai di non poter durare a lungo. Ma vuole, prima di cadere, crearsi un esercito dotato di potentissime armi di “istruzione di massa”
TELECOM E RIFORMA TV: UN UNICO DISEGNO
Prodi. sa ormai di non poter durare a lungo. Ma vuole, prima di cadere, crearsi un esercito dotato di potentissime armi di “istruzione di massa”.

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