C’è chi fa di ignoranza virtù.
E questo Giuseppe Fioroni lo sa bene.
Il Ministro della Pubblica Istruzione, che da alcuni mesi a questa parte sembra svolgere ad interim anche la carica di Ministro delle Telecomunicazioni, ha recentemente presentato delle linee guida da attuare a livello nazionale nell’ambito del piano triennale per il “benessere dello studente”, rivolte agli operatori della scuola e della salute, che, tra le altre cose, prevedono le seguenti attività:
– prevenire l’obesità e i disturbi dell’alimentazione (anoressia e bulimia)
– prevenire i fenomeni di dipendenza (droghe, alcool, tabacco, farmaci, doping, internet) in collaborazione con il Ministero della Solidarietà Sociale
– prevenire i disturbi psicologici.
Dunque, secondo il Ministro, Internet è una droga e crea dipendenza.
I rischi connaturati al suo utilizzo sono simili a quelli che corre un drogato che si inietta una dose, o a quelli di una tragedia da sabato sera provocata da uno stato di ebbrezza o, ancora, affini a quelli nocivi che comporta il fumo di una sigaretta.
Ma andiamo con ordine.
Nel Novembre duemilasei scoppia il fenomeno del bullismo nelle scuole che ha ampia risonanza a causa dei video che riprendono atti di violenza tra ragazzi e che fanno velocemente il giro di tutto il mondo grazie alla Rete. Fenomeno di fronte al quale il Ministro dell’Istruzione reagisce scagliando numerose e sconcertanti invettive contro il mezzo Internet, mostrando una ancora più imbarazzante noncuranza verso il messaggio, e auspicando una regolamentazione dei siti e dei provider che, in verità, ha il sapore della censura.
Sempre più agguerrito, Fioroni insiste: il governo italiano ha il compito di controllare Internet e il modello da seguire, (udite, udite!) è quello cinese, ovvero quello con cui la dittatura di Pechino sopprime la libertà d’espressione.
Non pago di cotante castronerie, il Ministro ritorna all’attacco della rete con il piano triennale per la salute dello studente stilato in collaborazione con Rosi Bindi in questi giorni, paragonando Internet a sostanze letali come droga, tabacco ed alcool.
Ma ciò che più di tutto preoccupa è la scarsa, se non del tutto assente, comprensione che Fioroni sembra avere della Rete e delle sue dinamiche.
Esistono numerosi modi di filtrare i contenuti violenti o pornografici al fine di tutelare i minori, oltre all’imprescindibile ruolo che dovrebbero svolgere la scuola (a cui il Ministro dovrebbe interessarsi di più poiché è questa la sua materia di competenza, ma forse se l’è dimenticato) e la famiglia (lo so, non va più di moda).
Ma c’è da dire anche che la fortuna non è stata dalla parte del Ministro.
Sì perché proprio pochi giorni dopo le esternazioni in merito alla necessità di controllare i contenuti in diffusione nella Rete, il sito di Giuseppe Fioroni, che adesso è in manutenzione, si è riempito di un forsennato spam che ha raggiunto la cifra di quasi 3000 post, la maggior parte dei quali contenenti link a siti porno.
Se per Fioroni Google era responsabile del mancato controllo esercitato sui video, che dire del suo sito pieno di materiale pornografico lasciato per molto tempo indisturbato e, dunque, alla portata anche di minori?
“Chi male intende, risponde peggio”.
Di tutto questo pasticcio resta una piccola lezione a chi parla in pubblico e detta legge su cose che non conosce.
Dispiace il silenzio di Gentiloni. E rammarica l’ennesimo esempio di una classe politica che fa della proprio incompetenza un vanto.
Lidia Tagnesi

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