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Tax credit cinema: il problema non è Fabrizio Corona

Da tempo il mondo del cinema e dell’audiovisivo è attraversato da un susseguirsi di scandali legati al sostegno pubblico. Si può dire che tutto abbia avuto inizio con il clamore suscitato dal “caso Kaufmann” (un titolo perfetto per un film): l’uomo accusato del duplice omicidio avvenuto a Villa Pamphili, a Roma, che avrebbe ottenuto circa 863 mila euro di tax credit per un film mai realizzato. A questo episodio sono seguite inchieste su altre case di produzione e su ulteriori “film fantasma”, controlli e ispezioni, protocolli d’intesa con la Guardia di Finanza.

di Istituto Bruno Leoni | 19 Gennaio 2026

Da tempo il mondo del cinema e dell’audiovisivo è attraversato da un susseguirsi di scandali legati al sostegno pubblico. Si può dire che tutto abbia avuto inizio con il clamore suscitato dal “caso Kaufmann” (un titolo perfetto per un film): l’uomo accusato del duplice omicidio avvenuto a Villa Pamphili, a Roma, che avrebbe ottenuto circa 863 mila euro di tax credit per un film mai realizzato. A questo episodio sono seguite inchieste su altre case di produzione e su ulteriori “film fantasma”, controlli e ispezioni, protocolli d’intesa con la Guardia di Finanza.

Ora si aggiunge un nuovo capitolo. Il quotidiano La Verità, con una breve segnalazione, ha messo in evidenza che la società di produzione Bloom Media House ha ottenuto quasi 800 mila euro di tax credit per il documentario su Fabrizio Corona “Io sono notizia”, trasmesso da Netflix. Su una spesa complessiva di circa 2,5 milioni di euro, circa il 30 per cento rientrerà dunque sotto forma di credito d’imposta.
Lo scandalo consisterebbe nel fatto che fondi pubblici – quelli erogati tramite il tax credit – siano stati utilizzati per un’opera dedicata a Fabrizio Corona, personaggio controverso. Se si tratti di un’opera di qualità oppure no è irrilevante ai fini dell’erogazione del tax credit: invece di discutere del merito, quindi, forse è il caso di riflettere sulle regole che ne disciplinano il funzionamento.

Come è stato sottolineato, il problema di questa forma di sostegno pubblico è l’assenza di argini: i benefici sono stati concessi a chiunque, ben oltre le risorse stanziate. Il nodo critico è stato infatti lo sforamento dei fondi disponibili.

La concessione del tax credit, in realtà, è subordinata al rispetto di alcuni requisiti, tra cui il superamento della cosiddetta “eleggibilità culturale”. La procedura è la seguente: la casa di produzione presenta una richiesta preventiva al Ministero della Cultura; l’opera viene poi valutata sulla base di una tabella ministeriale che attribuisce punteggi in due categorie, “contenuti” e “produzione”. Al raggiungimento di una soglia minima, viene riconosciuta l’eleggibilità culturale, necessaria per ottenere il credito d’imposta.

Ma che cosa si intende davvero con questa espressione? È qui che, a nostro avviso, risiede il fraintendimento. Ciò che potrebbe sembrare un giudizio sul valore culturale dell’opera è in realtà una valutazione prevalentemente legata al grado di “italianità” del progetto. Per raggiungere il punteggio minimo di 50 su 100, ben 30 punti ad esempio possono essere ottenuti semplicemente svolgendo in Italia alcune fasi della produzione del film (montaggio, ecc.).

Questo spiega perché l’eleggibilità culturale sia stata concessa anche alla docuserie su Corona. Che è pienamente in regola con la disciplina, finché le norme restano queste. La nuova legge di bilancio ha poi introdotto l’impossibilità di sforare il tetto di spesa stabilito (610 milioni di euro per il 2026), come invece avvenuto in passato: una buona notizia. 

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : Editoriale

Info Istituto Bruno Leoni

L’Istituto Bruno Leoni è nato nel 2003 per promuovere le “idee per il libero mercato”.
L’IBL vuole dare il suo contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta.

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