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Tasse giuste e il problema di spostare i miliardi sbagliati

di Fabrizio Binacchi | 18 Maggio 2014

Più uguali più ricchi se non una ricetta dell’immediato potrebbe pur sempre diventare un sistema a cui orientarsi ma non come nei d-day delle facoltà, ma come obbligo nelle strutture dello Stato.

soldisoldiIl grande pubblico non conosce (ancora)  Itzhak Yoram Gutgeld, Yoram per gli amici. Lui,  politico ed economista israeliano naturalizzato italiano, ora è deputato del Partito Democratico e membro della commissione Finanze.  Tutto bene, direte. E allora dov’è la notizia? Che Yoram, considerato il guru economico di Matteo Renzi,  ancora non ha fatto grandi ospitate da questo o quel conduttore tv pur avendo scritto un libro che sulla carta potrebbe cambiare la storia italiana: “Più uguali, più ricchi” edito da Rizzoli. Se solo un capitolo di quel libro diventasse legge e decreto attuativo l’Italia avrebbe svoltato. Come ad esempio la bella teoria del 30 per 4. Cioè 30 miliardi presi da un capitolo e inseriti in un capitolo diverso all’interno della grande scacchiera che si chiama bilancio dello Stato. Lui Gutgeld lo spiega bene anche se ovviamente molto di tutto questo rischia di rimanere accademia, perché un conto è fare i conti sulla carta e un conto è trasferirli sul bilancio vivo dello Stato. Come diceva un mio noto ed esperto collega di Risorse Umane: caro Fabrizio sulla carta siamo tutto bravi a fare piante organiche e nuove dinamiche organizzative (senti come suona bene) ma quando poi vai mettere nelle caselle non il numero, non la matricola,  ma il bipede in carne ossa,  beh tutto cambia. Parole-sante. Però a immaginare, e quasi sognare, non fa mai male. Più uguali più ricchi se non una ricetta dell’immediato potrebbe pur sempre diventare un sistema a cui orientarsi ma non come nei d-day delle facoltà, ma come obbligo nelle strutture dello Stato. Vediamo la formula del 30×4. Primo: far emergere dal sommerso 30 miliardi (che abbiamo visto in passati articoli proprio in questo spazio essere attorno ai 200 miliardi) e destinarli interamente alla riduzione delle aliquote sul lavoro. Perché su 150 miliardi (stima prudente) di sommerso -cioè di evasione elusione e quanto ci sta dentro- siamo riusciti a portare a casa solo 300 milioni? Mah! Gutgeld che sta anche in Parlamento potrebbe chiederlo formalmente. Secondo: ridurre di 30 miliardi la spesa per la macchina pubblica (attualmente sui 300 miliardi) come succede in alcuni altri Paesi europei e metterli su capitoli cosiddetti più produttivi. Terzo: spostare 30 miliardi di soldi pubblici e trasferimenti alle imprese su un totale di 70 verso provvedimenti cosiddetti motore della crescita come crediti di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, incentivi venture capital, digitalizzazione pubblica amministrazione, turismo, viabilità, centri urbani, sviluppo green e sicurezza edifici nelle aree critiche.  Quarto: spostare 30 miliardi di spesa sociale (su un totale di 320 miliardi) dalle pensioni più generose, in particolare da quelle che godono della lunga coda del metodo retributivo, a un capitolo di prestazioni sociali per pensioni minime o quasi minime, migliore qualità dei servizi sociali, più welfare per le donne, asili nido, creare nuova occupazione qualificata. A leggere queste righe sembrerebbe di stare in Danimarca, paese dal notevole prelievo fiscale (49% del pil) ma dalle prestazioni sociali altissime e inarrivabili anche a confronto del resto d’Europa. Molti commentatori hanno spiegato che quella di Gutgeld è una bella riflessione provocatoria o una bella provocazione riflessiva. Un po’si riecheggia in qualche provvedimento annunciato o presentato dal governo.  Il problema è serio e di notevole dimensioni perché un conto è far girare i miliardi da capitoli esistenti e un conto è trovare miliardi da canali che sai esistenti ma che sembrano blindati. E come si ripeteva nella cosiddetta prima Repubblica “il problema è politico”. Ma oggi il problema è politico o il problema sono i politici?

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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