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Elezioni europee: non importa chi vinca in Italia, non sono le elezioni per Palazzo Chigi, ma è importante questa volta mandare a Strasburgo dei parlamentari che portino i soldi a casa per rilanciare il Paese

di Cesare Mannucci | 18 Maggio 2014

Italia-europaNon solo politici competenti, questa volta è necessario che la pattuglia di eurodeputati di destra, di sinistra, di centro, euroscettici, e di rottura con i vecchi sistemi si uniscano a Strasburgo per fare lobby nelle nuove dirigenze assegnate ai funzionari nelle commissioni decisionali. O si va in Europa per giocarsi una partita seria che non faccia perdere un solo centesimo di finanziamento per le nostre esangui casse nazionali o veramente è meglio i politici che stanno per essere eletti stiano a casa a giocare a tresette. Per il Belpaese questa volta la partita non si gioca su quale delle coalizioni o quale partito prevarrà nella tornata elettorale e su quale maggioranza deciderà la presidenza della Commissione europea, o meglio, questa è la partita aperta e alla luce del sole sulla quale ci misureremo al pari degli altri Stati membri che partecipano alla contesa elettorale, la nostra sfida è invece quella di portare a Strasburgo e a Bruxelles dei politici competenti che non solo presenzino in modo costante a tutte le riunioni e tutte le commissioni dell’europarlamento, ma che sappiano giocare compatti la partita di sottogoverno con la quale si decidono i funzionari che andranno a ricoprire le dirigenze chiave delle importanti commissioni dove si decidono le sorti dei finanziamenti europei. E’ necessario che i gruppi politici italiani capiscano una volta per tutte la necessità di formare ed informare i nostri giovani che si apprestano a partecipare ai concorsi indetti per il personale della Commissione e del parlamento europeo siano sufficientemente “attrezzati” per poi correttamente e legalmente difendere tutto ciò che di utile e di finanziabile potrebbe raggiungere le pubbliche amministrazioni e le imprese piccole e grandi che oggi soffrono nel Paese del mare, del sole, della pizza, degli spaghetti e del mandolino. Di queste cose ne parlavo qualche giorno fa con l’europarlamentare piemontese Fabrizio Bertot da solo un anno a Strasburgo il quale, con la concretezza tipica sabauda e con l’esperienza di sindaco di un comune medio piccolo dell’hinterland torinese, rifletteva su tutte le “partite perse” dall’ Italia nella “guerra” europea dei finanziamenti diretti ed indiretti che Bruxeless regolarmente elargisce. “Possiamo avere tutte le presidenze e le vicepresidenze che vogliamo – ha spiegato Bertot – ma qualcuno sa che i dirigenti a fianco del vicepresidente Tajani sono per lo più tedeschi? E nessuno ha pensato che questi funzionari anche nelle fasi preparatorie e interlocutorie delle predisposizioni dei bandi non diano informazioni privilegiate ai propri connazionali? E allora poi non c’è da stupirsi se noi italiani arriviamo sempre dietro agli altri “cugini” europei”. Tristissime considerazioni se poi le sommiamo alla assoluta incapacità dei nostri funzionari presenti negli enti locali italiani a realizzare progetti a carattere europeo per i quali i fondi ci sono e noi non riusciamo mai ad intercettarne quasi nessuno. Al premier Renzi dovrebbe arrivare la voce che nello “Sforbicia Italia” è assolutamente necessario far prevedere che tutti i comuni, tutte le province, le aree Metropolitane e le Regioni nelle nuove assunzioni dovranno dotarsi di figure tecniche sia del diritto sia dell’urbanistica, delle grandi opere pubbliche, dello sviluppo sostenibile dovranno essere professionisti con queste capacità di poter interloquire e realizzare progetti credibili e finanziabili dalla Commissione Europea. Il parlamento europeo a fine 2013 ha giusto approvato il nuovo programma finanziario pluriennale 2014-2020, che si divide in due grossi macro sistemi: i fondi strutturali, gestiti tramite Stati ed enti locali (nel caso italiano le Regioni) e i fondi di co-finanziamento gestiti direttamente dalla Commissione europea. Al primo caso appartengono tutte quelle risorse assegnate, ma rese disponibili solo a fronte della produzione di una progettazione adeguata. Quella progettazione che in alcune zone d’Italia per lentezze burocratiche , inefficienza e scarsa programmazione spesso viene a mancare, col risultato di restituire a Bruxelles fette importanti del budget a disposizione. Per tutte le Regioni ci saranno a disposizione oltre 325 miliardi di euro. Al secondo caso, invece, appartengono i programmi di co-finanziamento con i quali la Commissione partecipa con una quota che arriva sino al 75% ai progetti nei settori dell’innovazione, della ricerca, della formazione professionale, nonché all’avvio e al potenziamento delle attività industriali. Un complesso di 125, 6 miliardi di euro sino al 2020, con i quali attivare tutta una serie di programmi. I principali sono Horizon 2020 (dedicato alla ricerca e all’innovazione) , Cosme (per le piccole e medie imprese), Life+ (per i progetti ambientali e di crescita sostenibile), Erasmus+ che finanzia azioni nei settori dell’istruzione, della formazione professionale e dello Sport ed Europa Creativa, dedicato alle attività culturali. Per tutti questi programmi occorre avere dei partner internazionali, la Commissione non finanzia la singola azienda o il singolo ente, ma solo progetti che coinvolgono più soggetti a diversi Stati membri. Ma se la nostra preoccupazione in questo momento è vedere il risultato delle europee per rifletterlo come sondaggio di futuri scenari politici italiani e se poi la qualità e l’impegno dei nostri eurodeputati è quello di ottenere un seggio meglio remunerato di quelli di Montecitorio e Palazzo Madama, i finanziamenti li vedremo transitare sui paesi emergenti e noi, come sempre, saremo a discutere sull’inutilità della nostra partecipazione all’Europa unita.

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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