Non si sono ancora placate le preoccupazioni per il disegno di legge “povertà” di cui abbiamo avuto modo di parlare nel precedente numero di Pensalibero che già si profilano nuovi pericoli per le tasche degli italiani.
Anche questa volta si tratta di una iniziativa legislativa e l’oggetto del desiderio del governo in tale occasione sono le tasse di successione.
Ad attirare l’attenzione sulle mire dell’esecutivo è un noto giornale economico che annuncia l’intendimento dell’attuale governo di volere “rispolverare” una proposta di legge presentata da tempo e lasciata nel cassetto, volta ad alzare le aliquote sulla tassa di successione in misura notevole rispetto alla disciplina oggi in vigore. E questa volta, sempre secondo quel giornale, l’esecutivo sembrerebbe seriamente intenzionato ad andare sino in fondo.
Se si dovesse arrivare all’approvazione di quella proposta , le conseguenze sarebbero importanti: infatti se il valore dell’eredità supera i 5 milioni di euro, le aliquote arriverebbero anche al 45%.
Vediamo specificatamente come si articola il disegno di legge.
Innanzitutto le aliquote, come sopra accennato, subirebbero un notevolmente incremento: 7%: per il coniuge ed i parenti in linea retta (genitori e figli), con una franchigia massima di 400.000 euro (attualmente, l’aliquota è al 4%, e la franchigia a 1 milione di euro); 8%, per fratelli e sorelle, con una franchigia di 100.000 Euro (attualmente, l’aliquota è al 6%, e la franchigia è uguale); 10%, senza franchigia, per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado ( attualmente l’aliquota è pari al 6%); infine 15%, senza franchigia per gli altri soggetti (attualmente l’aliquota è pari all’8%). Se però il valore del patrimonio ereditario supera i 5 milioni di euro, le aliquote verrebbero triplicate.
Inoltre se nell’asse ereditario risultano immobili, il valore di questi verrebbe determinato moltiplicando la rendita catastale, rivalutata del 5%, per coefficienti che mutano in crescendo a seconda della categoria catastale cui appartiene l’ immobile. Insomma, sarà il caso di valutare se conviene di più fare una donazione della casa quando si è ancora in vita.
Nella relazione al disegno di legge è scritto che lo stesso mira a dare attuazione all’art. 53 della Costituzione laddove sancisce che il sistema fiscale debba essere improntato a criteri di progressività e al contempo – a seguito di una maggiore imposizione fiscale sui lasciti ereditari più alti – assicurare maggiori risorse da destinare alle politiche pubbliche, realizzando, in tal modo, una più equa politica di distribuzione della ricchezza.
Un altro fine che intenderebbe perseguire la proposta di legge sarebbe rappresentato dalla mobilità sociale che verrebbe generata da un aumento dell’imposizione fiscale dei beni trasferiti, per eredità, ai componenti delle classi di reddito medio-alte e che invece, proprio a causa dei meccanismi attuali, è fortemente limitata. Secondo i parlamentari proponenti, si legge ancora nella relazione, l’attuale meccanismo di trasmissione della ricchezza per via ereditaria – unito ad una bassa o parziale imposizione fiscale – favorirebbe eccessivamente e inopportunamente le classi di reddito più alte, rappresentando una delle forme maggiori di disuguaglianza e di immobilità sociale.
Sin qui la proposta di legge che, come detto, si appella a principi costituzionali e alla volontà politica di una più equa distribuzione della ricchezza. Ma quali le ragioni che stanno a monte di questo interesse a mettere mano adesso a una iniziativa di legge che si abbatte così pesantemente sulle eredità?
Questo interesse non nasce per caso ma appare invece conseguente ad un doppio azzardo fatto da Renzi che da una parte ha scommesso su un’ulteriore flessibilità da parte dell’Europa e dall’altra ha puntato tutto su una stima di crescita del pil (0,9% nel 2015 e dell’1,6% nel 2016) che, dagli ultimi dati forniti dall’Ocse, risulta sballata per eccesso di ottimismo.
C’è quindi il serio pericolo che il rapporto defict/pil schizzi al di sopra del famigerato 3% che comporterebbe per il nostro Paese l’apertura di una procedura d’ infrazione. L’attuale governo – stretto tra le promesse (non alzeremo le tasse) e la realtà (i conti che non tornano) – deve trovare la quadratura del cerchio che darà luogo nei prossimi mesi ad innumerevoli provvedimenti nelle cui pieghe si troveranno le soluzioni agli affanni che lo affliggono.
Uno di questi è per l’appunto la rimodulazione della tassa di successione che, come abbiamo appena detto, diventerà progressiva con un drastico abbassamento della franchigia e un parallelo innalzamento delle aliquote .
Ecco perché si dubita fortemente sulle reali motivazioni che spingerebbero il governo a portare avanti il disegno di legge, che pure ha una sua precisa genesi ed uno specifico orientamento politico (l’iniziativa è partita da deputati di SEL circa un anno fa).
Il vero intendimento non è fare equità ma piuttosto far cassa.
E d’altronde solo così si spiega questo improvviso interesse a tale manovra da parte di un governo che si trova il più delle volte in piena sintonia con la Confindustria e che ha in Marchionne uno dei suoi più strenui sostenitori. E d’altronde che Renzi abbia cercato alleati a destra o a sinistra a seconda della convenienza non è cosa nuova.
Il sospetto che si tratti anche in questa occasione di mero opportunismo è dunque più che mai lecito.

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