Martedì nove marzo nell’ex convento delle monache oblate in via dell’Oriuolo a Firenze, poco avanti al canto de’ Bischeri e dietro l’abside di Santa Maria del Fiore, è stato celebrato il più importante poeta di Ucraina con una scultura che fa il paio con quella di Dante già da anni in Kyiv. Alla presenza dei due sindaci delle città gemellate ormai da decenni, si è parlato del poeta e pittore che per primo provo’ a tradurre la Commedia di Dante nella antica lingua cirillica.
Taras Shevchenko ha, come per Dante in Italia, statue e nome in tutte le principali piazza delle città e paesi di Ucraina. Era nato a Morynci il 9 marzo 1814 e il suo destino come per Dante fu quello di diventare il punto catalizzatore dell’unità linguistica del Paese. Il suo stato sociale di servo della gleba non gli permise nella giovinezza una miglior fortuna se non fosse stato per le sue innate virtù di disegnatore che gli valsero la libertà, riscattata dal celebre pittore karl Brulov, che aveva vissuto a Firenze, attraverso l’aiuto dello scrittore Rebinka e altri artisti di San Pietroburgo. La libertà di Shevchenko costò i proventi dalla vendita del ritratto che Brulov realizzò dello studioso professore Zhukovskij. Il conte Engelhardt, ricevette il riscatto per il giovane che aveva portato con sé nella capitale per formarsi, appunto, nella scuola del celebre artista, respirando quel mondo intellettuale di idee emancipate e libertarie.
L’Ucraina era a quel tempo in gran parte sotto lo Zar. Infatti, poco dopo il trattato di Pereyaslav del 1654 e il trattato del 1667 che divise quelle terre dell’Hetmanato ad oriente del Dniepr, passarono sotto il dominio russo, mentre quelle occidentali, come gli oblast di Volina, Galizia, Podolia e Carpazi rimasero sotto influenza polacca. Con la zarina Caterina II, finirono le ultime speranze di libertà,almeno fino alla grande rivolta haidamaka e del suo capo Gonta nel 1768. Il vento di libertà e fratellanza tornò per via della massoneria decabrista post napoleonica fino ad arrivare al giovane Taras. È dopo il riscatto e gli studi da talentuoso pittore a San Pietroburgo, che Shevchenko alimento’ il suo sentimento di libertà per suo popolo dal giogo russo. La sua poesia, gli scritti in lingua ucraina lo posero con sospetto
agli occhi del critico contemporaneo Belinsky l’indomani l’apparizione del suo primo volume dove si esprimeva in favore della antica libertà dei Cosacchi e contro le pene e la schiavitù, abolita in seguito da Alessandro II l’indomani la morte del poeta nel 1861. Per conseguenza alle sue reiterate posizioni fu imprigionato a Oremburg col divieto di scrivere e disegnare. Senonché venne scoperto con in mano alcuni libri e una cartella di disegni che schernivano la famiglia dello Zar. Per questo passò i migliori anni della sua giovinezza in un duro carcere del Kirghizistan non lontano dal Mar Caspio e poi come militare.Il poeta continuo’ a sognare la liberazione del suo popolo, perseguendo gli ideali di libertà e fratellanza che mai si erano spenti nell’anima. Era in atto già da tempo però il processo di russificazione.
Sicuramente in seguito al suo ritorno, Shevchenko rientrò ad appartenne all’organizzazione segreta ” Cirillo e Metodio” così come Konarski ed altri a Leopoli. Senza mai essersi conosciuti, Mazzini e Shevchenko sono in quel momento storico un altro punto di contatto nel perseguire fini comuni di libertà e indipendenza. La giovane polonia, gli ideali e le attese dei mazziniani di una rivolta attraverso l’unione di tutti gli slavi avevano portato molti come il coevo kostomarov e Savic, a stimolare le opere e le lettere di Taras. È del 1845 la sua poesia ” L’eretico” dedicata al ” risvegliatore” ceco Safarik. La parte più profonda dei rapporti ideologici col mazzinianesimo già attivo nelle terre ucraine, coincisero con i rapporti delle società segrete i cui membri frequentavo i centri del pensiero politico europeo, a Parigi come a Berlino. Restava però Dante, il filo conduttore che oggi porta il più amato tra i poeti di lingua ucraina a Firenze, crocevia di molti ucraini di quei tempi, non ultimi Micolay Savic e Dragomanov. È la lingua che definisce la Patria, e più che un binomio tra epoche lontane e dall’insegnamento dell’amor patrio di Dante, si scopre il trinomio, composto con Mazzini che fu indiretto ma efficace profeta. Al pari di altri patrioti, Taras Shevchenko partecipò al tentativo del risveglio popolare, e fu la sua poesia che penetrò nel sentimento della popolazione con efficace perseveranza, perché Shevchenko capiva alla perfezione il sentimento e la lingua del suo popolo. Qui il è il vero punto di contatto con Dante, qui nel comprendere il volgare, come l’ucraino, lingua di popolo, più antica del russo moderno, che fanno idealmente unire in un trinomio i nomi di Dante, Shevchenko e Mazzini.
Enrico Martelloni


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