Sono state settimane di dispute e polemiche feroci. Ma alla fine la riforma del Senato è stata approvata. Dunque, cosa è successo? Praticamente nulla.
Dunque: sono state settimane di dispute e polemiche feroci. Ma alla fine la riforma del Senato è stata approvata. Dunque, cosa è successo? Praticamente nulla. Per due ragioni: si è visto che in due occasioni nelle quali è stato concesso il voto segreto i “riformatori” sono andati in minoranza. Il percorso è ancora lunghissimo: occorrono quattro letture complessivamente tra Camera e Senato per fare passare una legge costituzionale. Nella seconda votazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. E inoltre il testo deve essere identico. Per cui se nell’una o nell’altra Camera passa un emendamento il brodo si allunga. E poi c’è il referendum per l’approvazione definitiva. Insomma, basta un accenno di mutamento del clima politico e tutto va per aria.
C’è da dubitare, fortemente, che il vecchio Senato sia stato definitivamente rottamato. E’ invece certo che è stata rottamata proprio la rottamazione.
La rottamazione che ci aspettavamo non significava (per noi) D’Alema, Veltroni, Bersani, Casini, Berlusconi, Maroni, etc. a casa (e sono ancora tutti lì). Era quella delle cattive abitudini della vecchia politica. Ne è stata rottamata qualcuna?
L’abitudine di proclamare grandi riforma e lasciare le cose come prima?. A vedere la riforma delle provincie, pare di no. Cesare Mannucci segue da tempo le vicende della “abolizione” delle Provincie e ne scrive in maniera puntuale e documentata su Pensalibero. Dopo avere dimostrato che non esistono i risparmi promessi e che il risultato vero è la trasformazione delle Provincie in enti totalmente asserviti alle esigenze ed ai voleri dei partiti, ora, proprio su questo numero di Pensalibero, ce ne racconta una ancora più pazzesca. Nello stesso giorno in cui il Senato “aboliva” le provincie, la Camera approvava le indennità di carica, gli oneri contributivi e i permessi retribuiti per Presidenti e Consiglieri provinciali. E a settembre l’esecutivo di Palazzo Chigi emanerà un provvedimento per specificare le competenze amministrative che lo Stato dovrà trasferire alle Province.
Tutto come da copione della vecchia politica. Così come la cattiva abitudine di evocare rivoluzioni epocali ad ogni minimo mezzo provvedimento, il più delle volte destinato a restare lettera morta per mancanza di decreti attuativi se, addirittura, non si ferma ancora prima.
E come il nostro pressapochismo e nullismo in politica estera. Abbiamo la bella e giovane Mogherini. Ma abbiamo smesso di alternare la strategia della simpatia alternata ad atti di bullismo a risultati zero?
E come il ricorso alla tassazione per tappare le falle delle maggiori spese, dei mancati tagli e delle mancate riforme e di quelle senza copertura finanziaria, come la detassazione degli ottanta euro, che per questo sono già a rischio?
La guerra per la riforma del Senato è stata un diversivo e quella per la riforma elettorale, è già, nelle intenzioni, abbastanza diversa da quella approvata alla Camera. Ma mantiene tutti i connotati del disperato tentativo di sopravvivere sostituendo la tecnica al consenso.
Lasciamo ai furbi ed agli sprovveduti la favola del “finalmente si fanno le riforme”, “chi si oppone lo fa perché non vuole cambiare nulla”, difendono i loro interessi” e via farneticando. Per ora siamo ai fuochi d’artificio per distrarre l’attenzione. Che sono anche fuochi fatui perché durano poco. Questo governo è in carica da quasi sei mesi. Se dicessimo che ha fatto solo chiacchiere, saremmo ingiusti. Perché solo chiacchiere sono anche quelle dell’opposizione ( 5 Stelle e SEL) e di Forza Italia, teoricamente all’opposizione ma praticamente no.

Anche la Lega non scherza. San Parlare di sola uscita dall’euro….
E sconcerta il crescente timore reverenziale con cui i servi dell’informazione si rivolgono a Renzi e ne tollerano la supponenza da sensale licenziato dalle scuole rurali.
Questo tuo messaggio, Marzio, descrive la triste realtà dell’Italia, nella quale purtroppo la maggioranza dei giornalisti si genuflettono al capo di turno. Per fortuna che la realtà e le bugie di Renzi sono smantellate ogni giorno dall’estero. Mentre la Boschi, fiera di non si sa che, spadroneggia sulle prime pagine di settimanali stupidi in bikini, l’Italia affonda nella melma. Auguriamoci che Ferragosto, oltre le vacanze, si porti via questa armata Brancaleone di supponenti individui che han cambiato solo le loro vite, mentre quelle della gente comune sono sempre in caduta libera e senza soluzioni.
Trent’anni per passare dai cattolici destroni di Comunione e Liberazione di Rimini ai cattocomunisti adulterati, i Renzi boy scout di S.Rossore, ai quali il nostro si rivolge con enfasi ecumenica alla Bergoglio, imitazione positivamente sottolineata dall’informazione servile. L’asfissia cattolica disposta a qualsiasi compromesso libertario pur di resistere e espandersi camuffata da nuovo libero pensiero non offre alcuna speranza di riscatto. Il riformismo diventa così una gigantesca impostura in un vuoto di intelligenza che non ha riscontro nemmeno nelle ore più buie della nostra storia.