Individuo, famiglia, scuola, sono la santissima trinità della società. Lo sanno benissimo i dittatori che tengono ben presenti tutti e tre i “soggetti”. Tutto si tiene. Ma l’hanno sempre saputo anche i grandi statisti che hanno a cuore la propria Patria.
Nel Risorgimento italiano i patres fondatori ebbero molta attenzione nella costruzione di uno Stato laico puntando sulla scuola fino ad allora in mano per la maggior parte alla Chiesa cattolica. Ne Il Bene ed i Male (1912) Paolo Mantegazza ricordava i doveri di marito e di moglie e i doveri del padre e della madre atti ad inserire i figli nella società. Sotto un altro regime Giuseppe Lombardo Radice nei volumetti Scuola e Vita (1920) della Biblioteca popolare di Pedagogia scriveva:<< La famiglia non può prescindere dalla società, rispetto alla quale è semplicemente preparatrice…Legittima e reale è solo la famiglia limitata dalla società, cioè la famiglia che sente questo limite…Io non educo i miei figli come voglio, se non nel senso che li voglio educare come debbo e cioè come futuri soci di una società che ha le sue leggi…>>. Presto saranno le leggi “fascistissime” di triste memoria con il seguito e l’aiuto governativo per fare molti figli da donarsi alla Patria.
Ebbene in tutto questo clamore acceso attorno al congresso di Verona sulla famiglia stona il silenzio assordante della Chiesa cattolica da sempre edera attorniante il nucleo familiare, tanto da averlo immortalato da secoli come quadro devozionale.
Invero il cardinale Bassetti presidente della Cei ha affermato:<Nel merito dell’iniziativa, la Cei non è tra i suoi organizzatori: come ha sottolineato il Cardinale Segretario di Stato, avremmo preferito uno stile diverso da parte di tutti, con meno polemiche. La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti>. Esattamente il cardinale Parolin disse: <Siamo d’accordo nella sostanza non sulle modalità>.
Tradotto dal diplomatichese vaticano significa: <E’ proprio ciò che sosteniamo noi, ma preferiamo sfogliare il carciofo foglia a foglia, aggirando il nemico, infiltrandosi nei gangli della politica italiota. Non possiamo appoggiarvi pena essere sommersi dalla canea proprio come succede a Voi. Noi non amiamo dare “spallate”, ma tuttalpiù spintarelle con le nostre Opere…>. Un modo anguillesco per svicolare girando la testa dall’altra parte. Quando i gesuiti furono spogliati di tutte le loro prerogative e beni sembra che sussurrassero: “toglieteci tutto tranne l’ambiguità”.
Quello che è mancato è un accenno più solenne di Bergoglio, sempre pronto ad entrare nel vivo della politica e della polemica. Questa volta si è ritratto, proprio come ha ritratto in Loreto l’anello del “Pescatore” a chi tentava di baciarlo.
A noi rimane l’angoscia di non sapere ove vada il singolo, la famiglia e la società italiana.
Guglielmo Adilardi

Complimenti per la lucidità dell’analisi contenuta in questo articolo