Oltre alla chat, cos’altro ha cambiato davvero la nostra vita negli ultimi 15 anni? Tra le altre cose più o meno importanti, diciamo, è stata l’alta velocità. I treni super veloci che hanno sostituito gli aerei sulle tratte da 300 a 800 fini quasi a mille chilometri, hanno cambiato davvero i nostri costumi, le nostre abitudini, la nostra esistenza.
Solo 20 anni fa nessuno immaginava di andare da Bergamo a Roma in giornata per lavorare e fare incontri nella Capitale e tornare a dormire a Dalmine, la sera. Da giovane, per pianificare un viaggio in treno da Mantova a Roma dovevo mettere in campo tre cambi di treni, coincidenze, linee lente e combinazioni di fortuna: una trasferta Mantova Roma poteva occupare da 7 a 10 ore di viaggio. Una vita. Le tappe classiche erano Mantova Modena, un pezzetto di vita lì partiva, poi la Modena Bologna, e poi la Bologna Roma. A volte si provava la Modena Roma. Una epopea.
Adesso Bologna Roma 2 ore e mezza scarse, Bologna Firenze mezzora scarsa come andare da un quartiere all’altro di Milano o di Roma o come fare 19 chilometri di Tangenziale metropolitana più o meno rallentata. Dicesi Alta velocità quando un treno di media va oltre i 150 chilometri all’ora. Poi le punte possono arrivare anche a 250 o 300 chilometri all’ora ma come dicono i tecnici se la media è sopra i 150 pui dirti ad alta velocità. Le nostre linee di alta velocità italiane sono già sature nel senso che anche grazie le due società che si fanno concorrenza sulle nostrre rotaie tra Italo e Freccia noi abbiamo un treno ad alta velocità in media ogni 5 minuti. Dice il prof. Ennio Cascetta ingegnere e professore di economia dei trasporti a Napoli e al Mit di Boston, che non ci sta più un treno in questa maglia, almeno fino a quando non si completerà il sottopasso del nodo di Firenze.
L’alta velocità ferroviaria Milano Roma ha fatto sparire i voli Milano Roma che una volta tenevano in piedi l’Alitalia. C’era una volta la navetta aerea Linate Fiumicino ogni ora e anche meno, adesso la metropolitana d’Italia ha sostituito quei voli con comodità e prezzi un tempo inimmaginabili. Tra l’altro la concorrenza sull’alta velocità, che determina almeno una quarantina di tariffe diverse, ha portatao ad un abbattimento sui prezzi iniziali dell’alta velocità del 40 per cento. Mica male. Insomma una cosa in Italia l’abbiamo affrontata bene e valorizzata ancor meglio e ne possiamo essere fieri. Grazie anche alla rete delle città italiane che appunto consentono il collegamento a rete e non policentrico come invece accade in Francia con Parigi e in Spagna con Madrid. Potremmo davvero dire che l’alta velocità ha salvato posti di lavoro e fidanzamenti, ha salvato famiglie e matrimoni.
Viviamo, studiamo, ci divertiamo, frequentiamo, lavoriamo tutte e tutti in maniera diversa da quando c’è l’alta velocità: una collega che abitava a Milano e lavorava a Bologna mi ha confessato che ci metteva meno in treno alta velocità a venire dal capoluogo lombardo alla città delle due torre che non ora ad andare da un quartiere all’altro di Milano nelle ore di punta.
Dormire a Bologna e presentarsi in ufficio alle 9 a Milano non è più un sacrificio o un sogno mi dice una collega che ormai fa la pendolare con soddisfazione, grazie ad abbonamenti e promozioni. Come precisa il professor Cascetta Alta velocità non è solo andare veloce in treno ma avere un intero pacchetto di prestazioni: la varietà delle taroiffe, l’assistenza in stazione, le sale dedicate, i binari dedicati, il trattamento sulle carrozze e via elencando. Ci si puù spingere a dire che con la rete delle alte velocità in europa si può pensare di andare in treno per tratte che comprendono i mille chilometri. Impensabile solo all’inizio Millenio. Così puoi immaginare di andare in treno da Milano a Parigi, da Parigi a Londra, da Bruxelles a Milano, da Venezia a Salerno. Certo poi devi pensare che l’alta veloctià non arriva dappertutto e per andare a Trieste ci metti di più da Venezia alla città giuliana che non da Torino a Venezia, oppure sotto Salerno è tutto da inventare. La distanza come valore relativo. C’è da lavorare per portare l’alta velocità che diventa anche alta civiltà nelle regioni d’Italia e d’Europa dove queste sono ancora un sogno e una speranza.
Fabrizio Binacchi

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