Sta per scomparire dunque anche il Corpo forestale dello Stato, una delle cinque forze di polizia, ad ordinamento civile e con funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, dipendente dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali che, nato nel 1822, si occupava di proteggere l’ambiente e il territorio nel nostro Paese.
Ciò dovrebbe avvenire a breve, il 1° gennaio 2017, a seguito dell’approvazione dei decreti attuativi della “legge Madia”, che, riformando la pubblica amministrazione punterebbe, a detta del Governo, a razionalizzarne le risorse e le spese. Tra gli 11 decreti attuativi infatti vi è anche quello che prevede che il Corpo venga assorbito dall’Arma dei carabinieri e riorganizzato in essa come “Comando per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare“. In tale prospettiva è previsto pertanto il trasloco dei circa 8 mila forestali nella “Benemerita”. Un esiguo numero finirà nei Vigili del fuoco, nella Guardia di finanza e nella Polizia di Stato. L’accorpamento sarà graduale e avverrà in circa sei mesi, durante i quali i forestali seguiranno un corso di “militarizzazione”.
Ancora una volta, però, il decisionismo del Governo renziano non da buona prova di se.
Il premier aveva presentato tale progetto come una grande conquista per il Paese senza però tener in minimo conto il malumore che da subito ha suscitato tra gli stessi forestali che ritenevano scellerata l’operazione di militarizzazione del Corpo. Contrarietà che in breve tempo è stato condivisa anche dalle alte sfere dirigenziali.
Sono di questi giorni le parole pronunciate dal prefetto Gabrielli – da un paio di mesi nuovo capo della Polizia – alla Scuola di perfezionamento delle forze dell’ordine durante la cerimonia di chiusura dell’anno accademico 2015/2016:
“Credo che l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato non sia stata una scelta felice. La rispettiamo, ma credo che la forza del nostro sistema sia nella diversità che si fa sintesi, non nelle acritiche, ragionieristiche operazioni di fusione”. Più chiaro di così.
Anche la politica non ha mancato di dire la sua.
L’opposizione condivide pienamente le parole del Capo della Polizia di Stato, sostenendo che la 121/1981 va difesa e tutelata perché ancora attuale giacché stabilisce degli equilibri imprescindibili per l’assetto democratico del nostro Paese, tra forze di polizia ad ordinamento civile e militare, che la riforma andrebbe irrimediabilmente a intaccare.
Secondo molti parlamentari Renzi e il suo Governo hanno realizzato una legge raffazzonata che, senza portare alcun vantaggio alle casse dello Stato, metterà a repentaglio l’azione di prevenzione e repressione dei crimini ambientali ed agroalimentari.
Una cosa va sicuramente sottolineata: il Corpo è specializzato oltre che nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico anche, come prima detto, nella prevenzione e repressione dei reati commessi in materia ambientale e agroalimentare. Un settore tanto specialistico quanto strategico. Inoltre non si capisce il senso di un accorpamento, che dovrebbe essere funzionale a un risparmio economico.
Di fronte al problema dei “costi” il Wwf sottolineava infatti che: “La forestale rappresenta il 3 per cento di tutte le forze di polizia e il 90 per cento del suo costo è per il personale. Il trasferimento dei servizi oggi della forestale ad altra amministrazione, sostiene l’organismo internazionale di tutela dell’ambiente, servirà solo ad aumentare le spese, giacché si perderà l’economia di scala oggi garantita”.
E, si sostiene ancora, se anche lo fosse, un risparmio a spese dell’ambiente non sarebbe effettivo, perché poi si spenderebbe di più per spegnere incendi o per procedere a bonifiche.
Oltre alle associazioni ambientaliste, anche chi combatte la mafia si dimostra preoccupato della scomparsa del Corpo forestale sostenendo che il Governo rischia di spianare la strada agli ecoreati, (rifiuti, abusi edilizi, incendi boschivi). In un’audizione al Senato, il procuratore nazionale antimafia ha espresso tutta la sua contrarietà alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali.
“Caro cittadino – recitava un volantino distribuito durante una delle prime manifestazioni di protesta all’inizio di quest’anno – forse ancora non lo sai ma, quando avrai un problema con una discarica abusiva di rifiuti tossici, con un bracconiere, con un piromane, con la distruzione di un bosco, con alimenti contraffatti e nocivi per la salute, con il maltrattamento di animali o il traffico illecito di specie protette, con l’inquinamento di un fiume eccetera, non potrai più affidarti all’unico corpo di polizia specializzato nella difesa dell’ambiente, perché il Corpo forestale dello Stato sarà soppresso”. Concordiamo.

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