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Renzi, ultima chiamata

“Macchina indietro” è ormai un comando indisponibile per Renzi, e l’appeal del Golden Boy sembra aver esaurito la spinta propulsiva.

di Daniele Marchetti | 27 Giugno 2016

Il presidente del Consiglio potrà davvero permettersi di riprendere la rottamazione, usare nel partito il “lanciafiamme” e dissipare la percezione sempre più diffusa di un PD “macchina di occupazione del potere”? E, soprattutto, ciò basterà ad invertire la tendenza al distacco e alla disillusione verso l’operato del Governo chiaramente evidenziata nella recente tornata elettorale?

La sfida appare assai ardua se valutata al cospetto dei numeri al Senato che -giocoforza- imporranno nuove e più pesanti mediazioni in un momento di difficoltà del Premier.

Ma altre sembrano poter essere le difficoltà determinanti per il Premier: innanzitutto quella di ritrovare l’entusiasmo della prima rottamazione e coniugare quello spirito sbarazzino, irriverente, sfrontato con l’impronta rassicurante e di totale positività che Renzi ha voluto dare -da Sindaco d’Italia- al suo ruolo istituzionale.

A ciò si somma quello che -nella percezione comune- appare lo scoglio più irto, ossia l’enorme mole di ammaccature che vicende pesantissime come quella di Banca Etruria o di Veneto Banca -ma non solo- hanno comportato per esponenti di spicco del cosiddetto “giglio magico” e che -lo si voglia o no- hanno sfregiato e continuano a segnare l’azione del Governo.

“Macchina indietro” è ormai un comando indisponibile per Renzi, e l’appeal del Golden Boy sembra aver esaurito la spinta propulsiva.

Molto tempo (quello che adesso manca) si è perduto in dibattiti sterili, cambi di strategia, aggiustamenti d’obiettivo e molte occasioni sembrano irrecuperabili. Resta forse un unico tentativo: la rivoluzione del quadro politico.

Quel partito nuovo che molti reputano morto e sepolto o, meglio, abortito, (e che altrettanti altri attendono da tempo) potrebbe invece rappresentare quell’iniezione ricostituente di cui Renzi -alleggerito della zavorra di parte del giglio magico- ha bisogno per rimotivare il suo elettorato trasversale, procedere ancora più speditamente sulla strada delle riforme (soprattutto economiche con un abbattimento sostanziale delle tasse) e presentarsi alla scadenza referendaria di ottobre con le carte in regola.

Il PD, per la sua storia, non potrà mai divenire (e le parole dell’alleato Sacconi lo testimoniano chiaramente: «un centro liberalpopolare è alternativo alla sinistra») la casa del ceto moderato e riformatore italiano (quello che da sempre invoca il cambiamento del Paese e che ora gonfia le vele dei 5 stelle) e, quindi, non potrà mai ambire a divenire il fulcro del sistema politico nazionale.

O il Premier-Segretario riuscirà in questi pochi mesi che lo separano dal referendum costituzionale a cambiare radicalmente registro, oppure sarà costretto -con la coda tra le gambe- a tornare su molti dei suoi passi ad iniziare dalla modifica della legge elettorale. Modifica che ormai gli alleati pretendono pena la messa in crisi dell’Esecutivo.

Ma non tutto il male viene per nuocere. Renzi è ad un bivio: o riuscirà ad imporre un nuovo progetto comune “aperto”, “trasversale” ed “inclusivo” (e la strada del nuovo contenitore potrebbe essere una soluzione anche in vista di un listone “per l’Italia”), oppure rischia seriamente di andare a sbattere.

Per Renzi vi è un unico vitale imperativo: uscire subito dall’angolo e tentare di far saltare il banco.

Il tempo stringe e l’urgenza del momento detta le mosse: superare il PD per un nuovo soggetto più inclusivo (anche in questo caso le parole di Chiamparino appaiono ultimative: «occorre allargare gli orizzonti») “sfrondare” il giglio magico divenuto orami troppo ingombrante e “rivitalizzare” il Governo magari anche con il passo di lato di Ministre influenti.

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, crisi, governo, italia, legge elettorale, pd, percezione, presidente del consiglio, referendum, renzi, riforme, rottamazione, sistema politico, soluzione, tasse

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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