Tre ore di vertice di maggioranza sulla politica estera nella sede dell’Ulivo a Piazza Santi Apostoli. Al termine nove righe, diconsi nove righe, di comunicato. Impossibile trovare il testo sui giornali. Il documento, votato all’unanimità, verte su tre punti: 1) nessuna alternativa alla coalizione di governo 2) pieno sostegno alla politica estera del governo basata sulla partecipazione alle organizzazioni internazionali nelle quali l’Italia punta alla piena attuazione dell’art. 11 della costituzione che stabilisce il ripudio della guerra 3) la maggioranza si richiama al programma elettorale dell’Unione. Andiamo allora a vedere il programma dell’Unione. Poche pagine, nemmeno 20, sulle 281 dell’intero documento. Discorsi tutti centrati sull’Europa. La parola Afghanistan non compare mai, come del resto la parola Nato. Abbondano pace, multilateralismo, cooperazione. Poi una sorpresa, a pag. 109. Riportiamo il testo integralmente “Reputiamo necessario arrivare ad una ridefinizione delle servitù militari che gravano sul nostro territorio, con particolare riferimento alle basi nucleari. Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda conferenza nazionale sulle servitù militari, …, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali”. Insomma la verità è una sola. Sull’Afghanistan e anche su Vicenza la bilancia della ragione pende decisamente dalla parte della sinistra radicale. Per questo Prodi e tutta l’area moderata si rifugiano nelle frasi fatte e si nascondono dietro documenti che definire generici è usare un eufemismo. Le nove righe del vertice, quelle che a parole hanno fatto trovare l’unità alla maggioranza, non parlano di Afghanistan, non citano la lotta al terrorismo, non menzionano la Nato. Aria fritta, solo aria fritta. Quella riunione è stata solo di facciata. Niente di più. I giochi, quelli veri, si faranno in occasione del preannunciato dibattito di politica estera, e soprattutto quando si tratterà di votare al Senato il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Ad oggi mantengono ferma la loro posizione contraria sei senatori: Giannini, Turigliatto e Grassi di Rifondazione comunista, Bulgarelli dei Verdi, l’ex Pdci Rossi e Franca Rame dell’Italia dei Valori. Un numero più che sufficiente a mandare a casa il governo. Intanto si prepara la manifestazione di Vicenza contro la base americana. Ci saranno uomini importanti del governo, ci saranno leader politici di primo piano della maggioranza. L’appuntamento è per il 17 febbraio.
Sulla politica estera aria fritta
Ha ragione la sinistra radicale: dai documenti sottoscritti scaturisce il ritiro dall’Afghanistan e la chiusura della base di Vicenza.. Se le parole, dette e non dette, hanno un senso Prodi ha i giorni contati.

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