Tanto per servire quelli che ci accusano di essere contro Renzi “a prescindere”: le critiche che gli abbiamo mosso e gli muoviamo, non ci impediscono (a noi che non parliamo mai per partito preso, a favore o contro) di approvare senza esitazioni le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio a proposito della giustizia. «Credo nei tribunali e non nei tribuni…Credo nei giudici e non nelle veline che i giudici passano ai giornali…In questo Paese abbiamo avuto giudici eroi che hanno lottato contro la mafia e la camorra ma negli ultimi 25 anni abbiamo assistito anche a una pagina di autentica barbarie legata al giustizialismo». Parole sante, come quelle pronunciate, purtroppo senza la stessa eco mediatica, ma da tempo immemorabile, da chi la pensa come noi di Pensalibero. Parole che condividiamo ancora di più se le confrontiamo con quelle, esagitate e grondanti moralismo d’accatto, del neo presidente dell’ANM, Camillo Davigo, da un quarto di secolo, da Tangentopoli in poi, emblema del giustizialismo bigotto e ottuso che tanti danni, economici e morali, ha arrecato al nostro Paese: «Ci sono certamente persone indagate che poi non sono risultate colpevoli», ma ci sono anche «condannati con sentenza irrevocabile che hanno fatto per cinque anni i deputati». E ancora: «Con l’obbligatorietà dell’azione penale la professionalità del Pm è quella di un juke box. Se la moneta è buona deve suonare per quanto siano ignobili le ragioni di chi ha messo la moneta». Qui ci fermiamo per non assecondare il delirio di onnipotenza di un uomo gonfio della missione salvifica che si è autoassegnato. A farne il presidente dell’ANM la magistratura associata non ha certo manifestato la minima intenzione di volersi rassegnare ad un concetto di giustizia adeguato ad un Paese “normale”.
Approviamo le parole di Renzi. E’ vero, come è stato rilevato, che sarebbe stato meglio pronunciarle prima, non in coincidenza delle molteplici inchieste che molte procure hanno aperto su amministratori e politici del PD. Probabilmente, non avendolo fatto, Renzi si espone allo stesso rischio di Berlusconi, messo alle corde per non avere fatto quelle riforme, anche della giustizia, che l’Italia da tantissimi anni si attende. Ma le parole pronunciate in Parlamento da Renzi sono giuste in se. E, dunque, devono essere approvate per il loro valore intrinseco. Così come gli si ritorceranno contro se alla sua precisa denuncia non seguiranno concreti provvedimenti correttivi. Perché, in tal caso, sarebbero giudicate come semplice propaganda.

Non è facile e non è detto che qualche procura col sostegno del quarto potere redazionale non ci provi
Infatti Nicola, solo propaganda.