Quale che sia l’esito finale, la battaglia sulla riforma della giustizia non metterà la parola fine alle lacerazioni che da decenni ( già nella “prima” repubblica) suscita in Italia questo argomento. Non a quelle tra magistratura e politica e nemmeno a quelle tra e nei partiti.
Le prime avvisaglie delle reazioni alle modifiche costituzionali preannunciate dal governo non sono rassicuranti.
Lo sciopero minacciato dall’associazione dei magistrati sarebbe un errore. Aggraverebbe il conflitto ed è nostra opinione che sia in contrasto con i fondamentali principi di tutte le Costituzioni liberali. I magistrati hanno tutto il diritto di criticare le leggi, ma non di ostacolarle: quasi un atto di autodelegittimazione.
Sul piano politico il partito che rischia di lasciarci le penne è il PD. Più volte abbiamo scritto che sarebbe suo interesse accettare la sfida Berlusconiana sulla giustizia.
E’ possibile che prima o poi salti fuori da parte della maggioranza qualche norma, fra quelle non costituzionali, capace di incidere sulla situazione giudiziaria del presidente del consiglio. Ma, allora, la denuncia sarebbe tanto più credibile in quanto inserita nel contesto di un confronto a viso aperto, senza pregiudiziali.
Oggi come oggi il PD corre il rischio di venire penalizzato dalla propria inerzia.
Se decidesse in ritardo di imboccare la via del confronto e non del rifiuto pregiudiziale apparirebbe al rimorchio di Casini e Fini che questa strada hanno già intrapreso.
Se si arroccasse sul rifiuto pregiudiziale, si metterebbe al traino di Di Pietro e Vendola.
Non c’è male per un partito che per la sua storia e per il suo peso elettorale dovrebbe rappresentare il perno dell’alternativa.
N. C.
SULLA GIUSTIZIA E’ IL PD CHE RISCHIA DI PIU’
Se decidesse in ritardo di imboccare la via del confronto apparirebbe al rimorchio di Casini e Fini che questa strada hanno già intrapreso. Se si arroccasse sul rifiuto pregiudiziale, si metterebbe al traino di Di Pietro e Vendola.

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