
Finita la seconda guerra mondiale e dopo le nefaste esperienze con gli U Boot ed i tentativi di decrittare il codice Enigma, la preoccupazione costante degli USA fu quella di costruire un sistema mondiale di controllo delle comunicazioni e, a tal fine, fu avviato a realizzazione col nome di Echelon. La formula fu trovata con la sottoscrizione, nel 1947, dell’accordo UKUSA STRATEGY AGREEMENT fra i soli paesi anglofoni del mondo e precisamente: Australia, Nuova Zelanda, Canada, Regno Unito e, ovviamente, gli Stati Uniti che ne furono gli ideatori ed i promotori. La National Security Agency (NSA), il National Reconnaissance Office (NRO) e la Central Intelligence Agency (CIA) statunitensi per ordine di importanza perché, tra i vari compiti, c’è quello di interagire in costante collegamento fra loro. Il sistema si basa su una rete terrestre molto capillare e diffusa che dialoga con un sofisticatissimo sistema di satelliti spia in grado di localizzare ed ascoltare chiunque e dovunque. Opera, quindi, direttamente sui sistemi di cavi sottomarini, dei dati del web, della telefonia mobile e fissa, tv, radio e di qualunque altro sistema di comunicazione che, tutt’insieme, vengono controllati da super computer che raccolgono miliardi di dati al giorno e la cui selezione avviene attraverso l’uso di parole chiave che servono a ridurre di molto il numero di controlli da effettuare.

Il documento originale dell’accordo segreto di Ukusa
(fonte Wikimedia Commons)
All’inizio degli anni ’90 Bill Clinton sponsorizzò l’inserimento del “clipper chip” in tutti i pc per consentire a questo minuscolo dispositivo di essere il canale d’accesso della NSA nei computer dei cittadini. Ufficialmente il dispositivo fu archiviato nel 1996 dagli USA, in realtà esso fu aggiornato e divenne “Bullrun” quale programma di punta della National Security Agency. Con questo programma le agenzie dei cinque Stati affiliati nell’UKUSA sono in grado di leggere qualsiasi dato criptato delle comunicazioni on line. Non solo, quindi, le mail ma anche le soluzioni crittografiche che sono poste a difesa di tutti i sistemi, bancari e commerciali compresi. Wikileaks con Julian Assange e Edward Snowden hanno fornito prove del livello raggiunto da queste agenzie e sono noti per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi top-secret di sorveglianza di massa. Fino alla fine del ventesimo secolo quando si parlava di spionaggio americano il riferimento costante di articoli, servizi giornalistici e film era la famosissima C.I.A. (Central Intelligence Agency). Nessuno aveva mai sentito parlare della N.S.A. (National Security Agency) e né tantomeno di Echelon finché il Parlamento Europeo con la speciale commissione guidata dal socialista tedesco Gerhard Schmid non appurò, in un rapporto corposo di cento pagine, che “non può sussistere alcun dubbio che esista un sistema di intercettazioni globale che registra comunicazioni civili, private e di società.”
Fotografia dei crittoanalisti britannici Harry Hinsley , Sir Edward Travis e John Tiltman a Washington, novembre 1945
(fonte Wikimedia Commons)

Una delegazione dell’europarlamento si recò negli Stati Uniti nel maggio del 2001 ma non fu ricevuta né dalla CIA e né dalla NSA, nemmeno a parlarne del centro principale di Echelon collocato a Fort Meade nel Maryland. Le conclusioni della speciale Commissione europea furono che non si sapeva quale utilizzo fosse fatto dagli USA e dagli altri Paesi anglosassoni di tutte le informazioni raccolte e proposero di aprire una procedura contro la Gran Bretagna per violazione delle norme sulla privacy in quanto facente parte dell’UE. Ivo Caizzi all’epoca corrispondente da Bruxelles del Corriere della Sera riferì che la sonnolenta commissione d’indagine dell’europarlamento sul sistema spionistico degli Stati Uniti, al secolo Echelon, aveva avuto un improvviso impulso allorchè aveva ascoltato le sorprendenti ed incredibili dichiarazioni di un funzionario, Desmond Perkins, che prestava servizio al criptaggio e alla difesa delle informazioni e notizie riservate della Commissione europea guidata da Romano Prodi. Mr. Perkins era un inglese in servizio a Bruxelles il cui Paese, la Gran Bretagna, faceva e fa parte del sistema Echelon che si dedicava a tutte le forme delle comunicazioni europee: da quelle telefoniche a quelle via internet. Inoltre il Perkins aveva dichiarato di avere ottimi contatti con la N.S.A. e che sempre questa agenzia aveva testato e verificato tutti i sistemi dell’Unione europea per controllare la loro capacità di penetrabilità e di accessibilità. Lo scoop fu realizzato dal quotidiano francese Libération che avanzò forti sospetti sui servizi segreti Usa che avrebbero così potuto avere accesso ai documenti riservati dell’istituzione comunitaria. Pur confermando le frasi attribuite dal giornale al funzionario britannico, si parlò di un «grosso malinteso». Leggendo il verbale delle sedute del 5 e 6 febbraio 2001, Perkins affermava che: «Sono stato in questa attività da quando avevo 15 anni e oggi ne ho 65. Ho sempre avuto contatti molto buoni con la “National security agency” a Washington e loro solitamente controllano i nostri sistemi per verificare il loro corretto funzionamento». Qualche tempo prima il giornalista Duncan Campbell, che pochi anni addietro aveva svelato l’esistenza di Echelon in un articolo intitolato “Somebody’s listening”, pubblicato sulla rivista londinese New Statesman, aveva rivelato che anche il sistema Gsm ed Internet consentivano di spiare. Successivamente in un’intervista al Le Soir, quotidiano belga, aveva confermato per intero la propria versione. La forza centrale di Echelon consiste in un imprecisato numero di satelliti che orbitano intorno alla terra e capaci di fornire, all’epoca, foto-spia con una risoluzione di dodici centimetri. Quello che era stato l’accordo segreto “UK USA” del 1947 per porre le basi del sistema di difesa anticomunista si era, a poco a poco, trasformato nel “grande fratello” che tutto vede e tutto sente. Comunque, anni dopo, il programma di sorveglianza di milioni di americani viene dichiarato Illegale ed a stabilirlo è la Corte d’appello degli Stati Uniti, che dà ragione, dopo sette anni, all’ex agente della National Security Agency, Edward Snowden, che nel 2013 aveva denunciato, il programma con cui l’intelligence controllava i propri cittadini. La sentenza stabilisce che i vertici dell’agenzia non avevano detto la verità nascondendo “attività incostituzionali”. Secondo la sentenza del tribunale di appello, al contrario di quanto affermato precedentemente dai vertici dell’agenzia per la sicurezza interna, erano stati raccolti segretamente milioni di tabulati telefonici di cittadini americani che non erano accusati di nessun reato specifico, violando così il Foreign Intelligence Surveillance Act e quindi violando le prerogative costituzionali.
Raffaele Romano

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