
(fonte Wikimedia Commons)
Il tema dell’allargamento del Brics, proposto durante l’ultima riunione nell’Africa del Sud, può essere affrontato solo se definiamo esattamente che cosa è e cosa rappresenta il Brics, acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.
Esiste, infatti, un dibattito su come definire il Brics, poiché non esiste alcuna istituzionalità, né regole definite che assomiglino, per così dire, ad una costituzione. Il Bric può essere visto come un gruppo di Paesi che hanno un certo livello di coordinamento politico, o che stanno cercando di costruire tale coordinamento, o, invece, come un forum per discutere questioni globali.
La stessa nascita del Brics, avvenuta dopo la crisi finanziaria della fine della prima decade degli anni 2000, indica questo: un tentativo di pensare a soluzioni alternative al modo in cui era organizzato l’ordine internazionale. È chiaro che da ciò siano nati progressi nei dialoghi e nel modo in cui i Paesi si sono avvicinati: la creazione della NDB (New Development Bank, Nuova Banca di Sviluppo), la banca del BRICS, ne è un esempio.
In ogni caso, anche per la diversità del gruppo e degli interessi rappresentati, è difficile definirla un’organizzazione. Il Brics è molto flessibile nel modo in cui organizza i suoi membri perché, quando la situazione internazionale cambia, i paesi hanno l’opportunità di discutere alternative per affrontare le sfide.
L’ingresso nel Brics di paesi come Argentina, Egitto, Iran, Etiopia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti comporta l’incremento della sua visibilità internazionale. Il raggruppamento acquisisce maggiore peso politico quando inserisce nel gioco una regione come il Medio Oriente.
Il gruppo ha, in tal modo, cercato di recuperare una visibilità che per un momento era stata un po’ offuscata, dato che i suoi partecipanti si trovavano ad affrontare sfide particolari: la Cina la rivalità con gli Stati Uniti; l’India, che ha avuto un cambio di governo nel 2014, preoccupata per alcune questioni interne; e il Brasile alle prese con una profonda crisi politica.
Inoltre, il Bric trae vantaggio dall’adesione di paesi molto rilevanti per il mercato energetico. Avere membri come gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, e lo stesso Iran, conferisce un peso molto importante al gruppo.
Ci si domanda, allora: cosa guadagnano i paesi Brics dalla loro espansione? Si tratta di una questione complessa, anche perché, in un primo momento, il dibattito mediatico ha ruotato molto attorno alle conquiste della Cina, alla luce della sua influenza economica e della sua leadership, già sproporzionata, nel gruppo.
Ma, nel tempo, sono emersi anche importanti risvolti, anche se all’apparenza marginali, per gli altri membri. Nel caso del Brasile, per esempio, il suo guadagno può essere collegato alla visibilità del Brics. Un altro vantaggio è legato al punto di vista energetico, poiché il Brasile dovrebbe consolidarsi, nei prossimi decenni, come un importante produttore di petrolio, e allora, avere un canale di dialogo più stretto con Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti potrebbe sarebbe importante per gli interessi strategici brasiliani e per un maggiore coordinamento con questi paesi.
Molto è stato detto sulla possibilità che il Brics potrebbe posizionarsi come un’alleanza antioccidentale. L’ingresso dell’Iran porterebbe con sé questo carattere, oltre alla presenza della stessa Russia, ma, d’altro canto, abbiamo l’Arabia Saudita, che è un alleato storico degli Stati Uniti e dell’Occidente, gli Emirati Arabi Uniti, che hanno egualmente questo profilo, come anche l’India, che è un paese che ha ottimi rapporti con gli americani.
Tornando al Brasile, tra l’attuale governo Lula e i primi due (dal 2003 al 2006 e dal 2007 al 2010) si constata un cambiamento significativo della situazione internazionale che rende difficile mettere in pratica la strategia, utilizzata, allora, dal Brasile, che si propose come interlocutore tra est-ovest o nord-sud, ruolo che il paese aveva cercato di svolgere nei primi anni 2000. Considerando il trend di maggiore rivalità tra Stati Uniti e Cina, diventa, adesso, molto più difficile ricucire rapporti senza schierarsi.
Edoardo Pacelli
(da “Agenzia Aise”)

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